Fumettibrutti denuncia umiliazioni in ospedale e svela il lato nascosto della transizione gender

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Fumettibrutti racconta il suo percorso di transizione: “Umiliata in sala operatoria perché trans”
La voce di una fumettista
Fumettibrutti, al secolo Josephine Yole Signorelli, ha ricostruito nel podcast di One More Time condotto da Luca Casadei un percorso medico complesso, fatto di interventi decisivi per la propria identità e per la possibilità di esporsi in pubblico senza paura di essere giudicata dalla voce o dal corpo. Ha ricordato l’operazione di riassegnazione di genere, l’intervento al seno e quello alle corde vocali, considerato cruciale perché le ha consentito di parlare in platea senza più sentirsi vulnerabile.
Nel racconto emergono insieme orgoglio e fatica: le tappe chirurgiche vengono descritte come strumenti di autodeterminazione, ma anche come passaggi carichi di rischi, dolore e dipendenza totale dal sistema sanitario. Il rapporto con medici e anestesisti, in una fase di assoluta fragilità, diventa così centrale quanto il bisturi o la riabilitazione.
Il suo nome d’arte, ormai noto nel fumetto italiano indipendente, è legato a storie di marginalità e corpi dissidenti; oggi la stessa autrice porta nello spazio pubblico un’esperienza clinica che interroga diritti, etica professionale e rispetto delle persone transgender.
Il racconto della sala operatoria
Durante l’intervento di riassegnazione, la fumettista sostiene di essere stata oggetto di un rifiuto esplicito da parte dell’anestesista, che avrebbe dichiarato di non volerla toccare, con il sospetto che la motivazione fosse legata all’essere una donna trans. Al risveglio le viene comunicato che l’operazione è andata bene, ma il corpo manda subito segnali opposti: la gamba destra non risponde, brucia, fa malissimo.
La degenza lascia emergere un sospetto più grave: contemporaneamente alle ore passate sul lettino, emergerebbero elementi che fanno pensare a tempi chirurgici dilatati ben oltre la norma, con pause non giustificate. La paziente racconta di essere rimasta dodici ore in posizione operatoria, a gambe aperte, mentre il team si sarebbe addirittura concesso la pausa pranzo.
Secondo la sua ricostruzione, operazioni che di norma richiedono da due ore e mezza a quattro si sarebbero protratte in maniera anomala, con esiti neurologici evidenti e duraturi. Il danno alla gamba diventa così il segno fisico di una possibile discriminazione in ambito sanitario.
Discriminazione e diritti in corsia
Nella fase post-operatoria, le dilatazioni vaginali previste dal protocollo risultano estremamente dolorose e difficili. Per lungo tempo la fumettista pensa che la sofferenza dipenda da una presunta scarsa tolleranza personale, salvo poi scoprire, anni dopo, che molte criticità sarebbero legate alle caratteristiche dell’intervento eseguito. Quando prova a segnalare il dolore e le complicanze, riceve una frase liquidatoria che la ferisce profondamente: “È un buco, ai maschi interessa solo quello”.
Queste parole, attribuite ai sanitari, mettono a nudo un doppio stigma: la riduzione del corpo a mero oggetto sessuale e la cancellazione dell’identità di genere, con il riferimento ai “maschi” che ignora la realtà di una donna trans. La violenza non è fisica, ma simbolica e professionale, pronunciata proprio da chi dovrebbe garantire cura e tutela.
Il caso, raccontato pubblicamente, rilancia il dibattito sulla formazione del personale sanitario, sulle linee guida per gli interventi di affermazione di genere e sull’urgenza di protocolli anti-discriminazione vincolanti in sala operatoria, nei reparti e negli ambulatori.
FAQ
D: Chi è Fumettibrutti?
R: È il nome d’arte della fumettista e attivista trans italiana Josephine Yole Signorelli, autrice di graphic novel su identità, corpo e marginalità.
D: Dove ha raccontato la sua esperienza medica?
R: Lo ha fatto nel podcast One More Time, condotto da Luca Casadei, riprendendo nel dettaglio le fasi della sua transizione.
D: Quali interventi chirurgici ha affrontato?
R: Ha citato la riassegnazione di genere, la mastoplastica e l’operazione alle corde vocali, definita decisiva per parlare in pubblico con maggiore sicurezza.
D: Cosa sarebbe accaduto in sala operatoria?
R: Racconta che un’anestesista si sarebbe rifiutata di toccarla e che l’intervento si sarebbe protratto per molte ore, con danni ai nervi della gamba destra.
D: Perché parla di umiliazione da parte dei medici?
R: Durante i reclami post-operatori si sarebbe sentita ridotta a un “buco”, con frasi giudicate sessiste e transfobiche attribuite al personale sanitario.
D: Quanto sono durati gli interventi secondo la sua testimonianza?
R: A fronte di procedure che dovrebbero richiedere in media dalle due ore e mezza alle quattro, riferisce una permanenza sul lettino di circa dodici ore.
D: Quali conseguenze fisiche lamenta dopo l’operazione?
R: Bruciore intenso, dolore forte e perdita di sensibilità alla gamba destra, associati a complicanze nelle dilatazioni post-chirurgiche.
D: Qual è la fonte giornalistica che ha rilanciato la storia?
R: Il racconto è stato ripreso e approfondito da un articolo di Fabiano Minacci pubblicato sul sito di intrattenimento e cronaca rosa Nexilia.




