Francia svolta sui giovani online, il divieto ai social scuote tutti

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La Francia vieta i social ai minori di 15 anni. Macron: “Il cervello dei nostri figli non è in vendita”
Nuove regole per i minori e rivoluzione digitale
La notte tra lunedì e martedì, l’Assemblea nazionale di Parigi ha approvato a larga maggioranza (130 voti favorevoli, 21 contrari) un disegno di legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. La misura, sostenuta dall’Eliseo, è presentata come uno scudo sanitario e culturale a tutela delle nuove generazioni esposte all’iperconnessione.
Il presidente Emmanuel Macron ha salutato il voto con un messaggio su X, sottolineando che “il cervello dei nostri figli non è in vendita, né sulle piattaforme americane, né sulle reti cinesi”. Un messaggio che segna la volontà di riaffermare la sovranità digitale francese di fronte ai colossi globali del web.
La Francia diventerebbe così il secondo Paese al mondo, dopo l’Australia, a introdurre un divieto così netto per gli adolescenti (in Australia il limite è fissato a 16 anni), e il primo in Europa. Il provvedimento, in linea con le raccomandazioni di diversi gruppi scientifici, punta a contenere i danni psicologici, sociali e cognitivi associati all’uso intensivo delle piattaforme.
Cosa prevede il disegno di legge e quando entra in vigore
La proposta, portata in aula dalla deputata Laure Miller del partito presidenziale Renaissance, stabilisce che l’accesso ai servizi di social network offerti da piattaforme online sia vietato agli under 15. Sono esclusi dal perimetro del divieto gli strumenti educativi digitali e i servizi di messaggistica interpersonale privata come WhatsApp, esplicitamente citata dalla relatrice.
Il governo punta a una tabella di marcia accelerata: il blocco dovrebbe scattare dall’inizio dell’anno scolastico 2026-2027 per i nuovi account, mentre un sistema di verifica dell’età esteso a tutti gli utenti – compresi quelli già registrati – dovrà essere operativo entro il 1° gennaio 2027, se il testo sarà confermato anche dal Senato. Le piattaforme saranno chiamate a implementare sistemi di controllo robusti, con potenziali sanzioni in caso di inadempienza.
Il testo affronta anche l’uso degli smartphone negli istituti superiori. Invece del bando totale, i deputati hanno scelto una soluzione regolatoria: i regolamenti interni dovranno determinare luoghi e modalità d’uso. In mancanza di indicazioni precise, i telefoni resteranno vietati durante le lezioni e nei corridoi, ma ammessi in un’area apposita del cortile.
Salute mentale, critiche politiche e ruolo delle piattaforme
Il provvedimento si appoggia a un crescente allarme scientifico. L’agenzia sanitaria Anses ha avvertito che piattaforme come TikTok, Snapchat e Instagram possono incidere in modo significativo sulla salute mentale degli adolescenti, favorendo dipendenza, disturbi del sonno e calo della concentrazione. Tra i rischi indicati: cyberbullismo, esposizione a contenuti violenti, modelli tossici di bellezza e algoritmi progettati per massimizzare il tempo di permanenza online.
Non mancano critiche e timori di eccesso regolatorio. Il deputato Arnaud Saint‑Martin, di La France insoumise, ha definito il provvedimento una forma di “paternalismo digitale”, sostenendo che l’educazione all’uso consapevole sarebbe più efficace di un divieto secco. L’ambientalista Steevy Gustave ha giudicato la misura “semplicistica”, accusandola di non affrontare le radici sociali e familiari del disagio giovanile.
Per i grandi player tecnologici si apre una fase delicata: dovranno adattare i propri modelli di business a un contesto normativo più rigido, con possibili ricadute su pubblicità, raccolta dati e strategie di crescita. La Francia punta a porsi come laboratorio regolatorio europeo, anticipando possibili future strette a livello dell’Unione.
FAQ
D: Da quando sarà effettivo il divieto per i minori di 15 anni?
R: Il blocco per i nuovi account è previsto dall’anno scolastico 2026-2027, con verifica dell’età generalizzata entro il 1° gennaio 2027, dopo l’ok definitivo del Senato.
D: Quali piattaforme rientrano nel divieto?
R: Tutti i social network generalisti come TikTok, Snapchat, Instagram e simili; sono escluse le piattaforme educative e la messaggistica privata pura come WhatsApp.
D: I genitori potranno autorizzare l’accesso prima dei 15 anni?
R: Il disegno di legge prevede un divieto oggettivo per gli under 15, indipendente dal consenso parentale, proprio per ridurre il margine di elusione.
D: Come sarà verificata l’età degli utenti?
R: Le piattaforme dovranno integrare sistemi di controllo affidabili (documenti, certificazioni terze, verifiche tecniche), secondo linee guida che saranno definite dai regolatori francesi.
D: Cosa rischiano le aziende che non si adeguano?
R: Sono previste sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, limitazioni operative sul mercato francese, in linea con il quadro europeo dei servizi digitali.
D: Perché il governo insiste sul tema della salute mentale?
R: Studi citati da Anses indicano un legame tra uso intensivo dei social in età evolutiva e aumento di ansia, depressione, disturbi del sonno e calo del rendimento scolastico.
D: Quali sono le principali critiche politiche alla riforma?
R: Una parte dell’opposizione parla di “paternalismo digitale” e chiede più educazione ai media, strumenti di moderazione e sostegno psicologico, anziché un divieto generalizzato.
D: Qual è la fonte giornalistica principale che ha riportato la notizia?
R: La misura e le dichiarazioni di Emmanuel Macron sono state diffuse inizialmente da media francesi nazionali come Le Monde e riprese da numerose testate internazionali.




