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Incendio a Crans-Montana e dinamica dell’emergenza
L’incendio avvenuto nel complesso Le Constellation di Crans-Montana ha riportato l’attenzione sulla sicurezza nei locali notturni e sulla gestione dei rischi pirotecnici indoor. Il racconto della 18enne Roze, sopravvissuta grazie all’intervento di un passante e a una fuga disperata, permette di ricostruire fasi, criticità e responsabilità potenziali, offrendo spunti utili per prevenire nuove tragedie simili.
Ricostruzione dei fatti e primi errori critici
La serata si svolgeva con musica alta, luci soffuse e l’uso di bengala sulle bottiglie, pratica diffusa e spesso sottovalutata. Roze, impegnata nella gestione dei social con una macchina fotografica, filma quei momenti prima di notare una fiamma sul soffitto. Sale le scale e avverte del pericolo, ma dall’area superiore la percezione del rischio è minima. L’inerzia iniziale del pubblico, unita alla mancanza di un allarme immediato, ritarda l’evacuazione e amplifica il caos nei minuti successivi.
Quando le luci si spengono e la folla si accalca verso le uscite, la carenza di indicazioni chiare e vie di fuga libere trasforma l’evacuazione in una fuga disordinata.
Evacuazione, vie di fuga e ruolo dei passanti
Nella fase più critica, le persone rimangono schiacciate, disorientate e ostacolate dalla scarsa visibilità. La presenza di vie di fuga parzialmente accessibili, come le finestre, si rivela decisiva: Roze individua un’apertura e riesce a uscire, pur gravemente ustionata alle mani e al volto. Fuori dal locale, un passante forza un’ulteriore finestra, agevolando altre fughe e dimostrando quanto il soccorso spontaneo possa incidere sulla sopravvivenza. L’episodio evidenzia l’importanza di controlli severi su capienza, percorsi di evacuazione, illuminazione d’emergenza e formazione del personale addetto alla sicurezza.
Ogni ritardo nell’intervento strutturato aumenta in modo esponenziale il numero di feriti gravi.
Conseguenze mediche delle ustioni e percorso clinico
Le ustioni riportate da Roze, di terzo grado su un’ampia parte del corpo, illustrano la complessità clinica di questo tipo di trauma. Il trasferimento tra diversi ospedali in Svizzera e in Belgio mostra come la gestione specialistica delle grandi ustioni richieda centri altamente qualificati, équipe multidisciplinari e un follow-up prolungato sul piano chirurgico, riabilitativo e psicologico.
Gravità delle ustioni e trattamenti chirurgici
Le ustioni di terzo grado distruggono epidermide e derma, rendendo spesso necessarie escissioni chirurgiche e innesti cutanei. Nel caso di Roze, il calore ha colpito mani, volto e altre zone, con rischio elevato di infezioni, perdita di funzionalità e cicatrici invalidanti. Il trasferimento dall’ospedale di Sion a Liegi indica il ricorso a un centro ustioni specializzato, dove vengono programmati più interventi in fasi successive. Il ritorno in Vaud, all’ospedale di Morges, segna una tappa intermedia, non la fine delle cure, che comprendono ulteriori operazioni, ad esempio alle gambe, oltre a fisioterapia e terapia occupazionale.
La gestione del dolore rimane costante, con analgesici e bendaggi compressivi.
Riabilitazione funzionale, dolore cronico e qualità di vita
Dopo la fase acuta, inizia un lungo percorso di riabilitazione funzionale per recuperare mobilità, forza e capacità di compiere gesti quotidiani. Le bende compressive alle mani, usate per modellare la cicatrizzazione, provocano spesso dolore intenso ma sono cruciali per la guarigione. La possibile insorgenza di dolore cronico richiede strategie integrate: farmaci, tecniche fisiche, supporto psicologico. Per una giovane come Roze, l’impatto sulla qualità di vita riguarda anche l’autonomia, il rientro al lavoro o allo studio e la gestione dello sguardo sociale sulle cicatrici visibili, in particolare sul volto.
Un accompagnamento multidisciplinare riduce il rischio di abbandono terapeutico e isolamento.
Trauma psicologico, resilienza e responsabilità sociali
Oltre alle ferite fisiche, l’incendio ha lasciato in Roze un forte trauma psicologico, fatto di incubi, flashback e insonnia. La dimensione emotiva di chi sopravvive a un evento simile è centrale per comprendere fino in fondo le conseguenze delle carenze di sicurezza nei locali. Allo stesso tempo, il caso solleva interrogativi su responsabilità, controlli preventivi e cultura collettiva della prevenzione.
Flashback, incubi e bisogno di supporto psicologico
I racconti di Roze mostrano sintomi tipici di un possibile disturbo da stress post-traumatico: rivive mentalmente l’incendio, vede il fuoco “ancora e ancora”, fatica ad addormentarsi e riposare. Il cervello continua a elaborare immagini e suoni di quella notte, ostacolando la ripresa. Un percorso terapeutico specializzato, basato su psicoterapia focalizzata sul trauma ed eventualmente tecniche come EMDR, risulta fondamentale. Il supporto della famiglia e dell’ambiente sanitario contribuisce alla resilienza, ma non sostituisce un intervento professionale strutturato e continuativo.
Riconoscere presto i segnali psicologici evita la cronicizzazione della sofferenza.
Prevenzione, controlli e cultura della sicurezza nei locali
L’episodio di Crans-Montana evidenzia quanto l’uso di effetti pirotecnici in spazi chiusi richieda norme rigide e controlli effettivi, non solo formali. Capienza, vie di fuga, formazione del personale, procedure di evacuazione e manutenzione degli impianti devono essere verificati con rigore. Anche il pubblico deve essere educato a prendere seriamente gli allarmi, evitando sottovalutazioni in caso di fumo o fiamme. Media e istituzioni possono sfruttare casi come quello di Roze per promuovere una cultura della prevenzione, trasformando una tragedia sfiorata in occasione di consapevolezza collettiva e miglioramento normativo.
La responsabilità è condivisa tra gestori, autorità e clienti.
FAQ
Che cosa è successo nel locale di Crans-Montana?
Nel complesso Le Constellation di Crans-Montana durante una serata con bengala sulle bottiglie si è sviluppato un incendio dal soffitto. Il fumo e il buio hanno generato panico, con persone schiacciate verso le uscite. Alcuni clienti, tra cui Roze, sono riusciti a fuggire anche attraverso le finestre.
Come ha fatto Roze a salvarsi dalle fiamme?
Roze ha individuato una finestra aperta nel caos e l’ha usata come via di fuga, mentre un passante all’esterno ne forzava un’altra per far uscire altre persone. Pur proteggendo il volto, ha riportato gravi ustioni alle mani e ad altre parti del corpo, ma questa scelta rapida le ha salvato la vita.
Quanto sono gravi le ustioni riportate da Roze?
Le ustioni di Roze sono di terzo grado su un’ampia porzione del corpo, con interessamento di mani, volto e gambe. Ha trascorso 18 giorni in coma, è stata sottoposta a diversi interventi chirurgici in Sion, Liegi e ora a Morges, e dovrà affrontare ulteriori operazioni e un lungo percorso riabilitativo.
Quali sono le principali conseguenze psicologiche per Roze?
Roze riferisce continui flashback, incubi ricorrenti e difficoltà a dormire, sintomi compatibili con un trauma grave. Rivede le scene dell’incendio e del fuoco in modo intrusivo. Per questo ha bisogno di un sostegno psicologico strutturato per elaborare l’evento e ridurre il rischio di disturbo post-traumatico cronico.
Cosa insegna questo caso sulla sicurezza nei locali notturni?
L’incendio mostra l’urgenza di norme severe su pirotecnici indoor, capienza e vie di fuga, oltre a controlli realmente efficaci. Evidenzia l’importanza di illuminazione di emergenza, segnaletica chiara e personale formato. Sottolinea anche che ogni allarme incendio va preso sul serio, senza minimizzare o attendere conferme.
Qual è la fonte principale delle informazioni su Roze?
Le informazioni sul caso di Roze, sulle sue ustioni, sui ricoveri in Svizzera e in Belgio e sulle sue condizioni psicologiche provengono in particolare dall’intervista pubblicata dal portale svizzero tio.ch e dai successivi approfondimenti della stampa, tra cui il quotidiano Blick.




