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Occidente sotto pressione: la sfida strategica secondo Mike Pompeo
L’intervento di Mike Pompeo all’Ispi ha delineato un quadro netto: la competizione tra Occidente e potenze autoritarie non è solo economica o militare, ma innanzitutto politica, morale e civile. Presentando l’edizione italiana del libro “Mai un passo indietro. In lotta per l’America che amo” (Liberlibri), l’ex segretario di Stato di Donald Trump, introdotto dalla presidente Mariangela Zappia e moderato da Maurizio Molinari, ha rimesso in discussione l’ordine nato dopo la Seconda guerra mondiale e il ruolo delle istituzioni multilaterali. Al centro del suo impianto analitico c’è l’idea che la civiltà occidentale sia ancora capace di prevalere, ma solo a condizione di recuperare fiducia in sé stessa e capacità di deterrenza, in un contesto in cui Cina, Russia, Iran e altri attori “revisionisti” operano in modo coordinato.
Crisi dell’ordine post-1945 e ruolo delle istituzioni multilaterali
Per Pompeo l’architettura costruita dopo il 1945 – dalle Nazioni Unite in giù – ha garantito per decenni sicurezza e prosperità all’Occidente, ma oggi “non è più adeguata ai tempi”. Il cambiamento riguarda popolazioni, geografia del potere e peso del Partito comunista cinese. Le istituzioni esistenti faticano a contenere regimi che sfruttano gli spazi normativi senza condividerne i valori fondativi. Il risultato è una crescente asimmetria: gli strumenti multilaterali continuano a vincolare le democrazie liberali molto più di quanto condizionino gli stati autoritari, rafforzando la loro capacità di influenza normativa e diplomatica.
Valori occidentali sotto attacco e perdita di fiducia interna
I pilastri che hanno sostenuto la crescita occidentale – dignità umana, diritti di proprietà, sovranità nazionale – non sono scomparsi, ma sono sfidati da modelli che li rifiutano esplicitamente. Secondo Pompeo, Pechino lavora sistematicamente per delegittimare il ruolo storico dell’Occidente, alimentando dall’interno narrazioni di colpa e autodisprezzo. Da qui l’insistenza sull’elemento psicologico: senza la convinzione di “essere diversi” per sistema di diritti e libertà, ogni vantaggio economico o militare diventa fragile. La battaglia sul senso della leadership occidentale, più che sui confini, è ciò che determinerà l’esito della competizione globale.
Cina, dipendenze sistemiche e margini di manovra per l’Europa e l’Italia
Nel confronto con il pubblico, Pompeo ha identificato nella Cina la minaccia più strutturale per l’Occidente, contestando l’approccio “negoziale” dell’attuale amministrazione americana verso Pechino, Mosca e Teheran. Alla domanda dell’Adnkronos sul posizionamento dell’Italia in una fase di tensioni transatlantiche e spinte europee al riavvicinamento con Pechino, l’ex segretario di Stato ha insistito sulla necessità di comprendere fino in fondo la natura del rischio cinese. Solo una piena consapevolezza, sostiene, può orientare in modo razionale scelte di mercato, investimenti industriali e strategie di innovazione, riducendo dipendenze critiche e vulnerabilità politiche.
Italia tra attrazione degli investimenti e sicurezza strategica
Per Pompeo il nodo italiano non è un astratto allineamento geopolitico, ma la capacità di creare un ecosistema realmente competitivo per il capitale occidentale. “Il governo italiano deve creare le condizioni perché investire sia conveniente e attrattivo”: stabilità normativa, sistema finanziario favorevole all’innovazione, forza lavoro qualificata, filiere di competenze avanzate. In questo quadro, la scelta non è semplicemente tra Stati Uniti e Cina, ma tra un ambiente che tutela proprietà, legalità e trasparenza e uno in cui ogni interlocutore economico risponde in ultima istanza al Partito comunista cinese. La politica industriale diventa così strumento di sicurezza nazionale.
Dipendenze critiche, capitale umano e impossibilità di neutralità
La vulnerabilità più insidiosa, per Pompeo, riguarda dipendenze tecnologiche e farmaceutiche accumulate “per convenienza e pigrizia politica”, non per mancanza di risorse o know-how. Il fattore decisivo è però umano: “il cervello conta più della marina e dell’esercito”. Università e centri di ricerca occidentali hanno alimentato per decenni lo sviluppo cinese, senza ottenere in cambio un reale spazio di cooperazione. L’idea di neutralità viene respinta: la scelta è tra “decenza e brutalità”. La gestione della pandemia e il ruolo attribuito a Xi Jinping sono citati come prova della natura del regime, indicato come strutturalmente impermeabile a logiche di responsabilità condivisa.
Russia, Iran e alleanze: una guerra globale di sistemi politici


La mappa delineata da Pompeo è manichea ma coerente con la sua esperienza di governo: nel campo dei “good guys” colloca Stati Uniti, Europa, Giappone, Australia, Corea del Sud, India, Sud-Est asiatico e Paesi del Golfo che contengano il radicalismo islamista; dall’altra parte Russia, Cina, Iran, Corea del Nord, Venezuela. La guerra in Ucraina, le proteste in Iran, gli Accordi di Abramo e l’evoluzione della Nato vengono letti come tasselli di un’unica competizione sistemica, in cui Mosca e Pechino agiscono in coordinamento, mentre Teheran e i suoi proxy sfruttano le aree di vuoto strategico lasciate dall’Occidente.
Ucraina, Corea del Nord e il costo insufficiente imposto a Vladimir Putin
Secondo Pompeo, Vladimir Putin non ha ancora pagato un prezzo tale da scoraggiarlo dal proseguire la guerra. Gli obiettivi russi vanno oltre Kyiv e includono Baltici, Moldavia, Georgia, territori che il leader del Cremlino considera “parte integrante della Russia”, come maturato in dieci ore di colloqui (“nessuno me le ridarà indietro”). L’invio di migliaia di soldati nordcoreani in Europa viene descritto come decisione non autonoma di Kim Jong-Un, ma mossa “sotto il pieno controllo di Pechino”. Da qui l’idea che Corea del Nord sia “strumento nelle mani del Partito comunista cinese” e che l’Ucraina rappresenti il fronte avanzato di una sfida globale, non un conflitto regionale.
Iran, Accordi di Abramo e trasformazione delle alleanze regionali
Interrogato da Maurizio Molinari, Pompeo interpreta le recenti proteste in Iran come le più gravi dalla fine della Guerra fredda, per ampiezza sociale e collasso economico. Denuncia una repressione “di brutalità senza precedenti” e giudica ingenua ogni ipotesi di accordo con Teheran: il regime non rinuncerà volontariamente a missili balistici e programma nucleare, un’intesa diventa realistica solo dopo un cambio di regime. Rivendica il significato storico degli Accordi di Abramo e individua in Arabia Saudita il tassello mancante: Riad avrebbe bisogno di garanzie americane e di un indebolimento strutturale di Teheran per normalizzare con Israele. Nel frattempo, la cooperazione operativa tra Israele e Paesi del Golfo è già più profonda di quanto emerga ufficialmente.
FAQ
Perché Mike Pompeo parla di sfida “esistenziale” per l’Occidente?
Perché la competizione non riguarda solo potenza economica e arsenali, ma il modello stesso di società: libertà individuali, stato di diritto, sovranità nazionale. Se questi pilastri vengono erosi dall’interno o sconfitti nella percezione globale, l’Occidente rischia di perdere la propria legittimità storica, anche se resta forte sul piano materiale.
Qual è il ruolo attribuito alla Cina nella strategia di Pompeo?
Pechino è vista come il perno del fronte autoritario: potenza economica, tecnologica e normativa capace di influenzare istituzioni multilaterali, Sud globale e catene del valore. La Cina non è considerata un partner riformabile, ma un competitor sistemico che integra strettamente partito, imprese e apparato militare, rendendo illusoria l’idea di neutralità economica.
Cosa dovrebbe fare l’Europa per “fare la sua parte” secondo Pompeo?
Rafforzare difesa, sicurezza e autonomia strategica, ma soprattutto recuperare fiducia nella propria civiltà. Per Pompeo non basta aumentare la spesa militare: è decisivo chiarire da che parte si collocano i Paesi europei nello scontro tra democrazie costituzionali e regimi autoritari, evitando ambiguità su Cina, Russia e Iran.
Quali implicazioni ha il discorso di Pompeo per l’Italia?
L’Italia è invitata a ridurre dipendenze critiche da Pechino e a rendersi più attrattiva per capitali e innovazione occidentali, con regole stabili, finanza a supporto di ricerca e industria hi-tech, formazione avanzata. La scelta di campo passa attraverso infrastrutture energetiche, digitale, farmaceutico e difesa, non solo dichiarazioni politiche.
Come interpreta Pompeo la guerra in Ucraina e il ruolo della Russia?
La guerra è letta come parte di una strategia russa per ristabilire un’area d’influenza che includa Kyiv, Paesi baltici, Moldavia, Georgia. La deterrenza occidentale viene giudicata insufficiente: per cambiare il calcolo del Cremlino bisognerebbe colpire in modo più mirato infrastrutture militari, energetiche e industriali russe, senza temere automaticamente un’escalation nucleare.
Perché Pompeo considera decisivi gli Accordi di Abramo?
Gli Accordi di Abramo sono interpretati come rottura di un tabù: per la prima volta dopo decenni alcuni Paesi arabi riconoscono formalmente il diritto all’esistenza di Israele. Questo ridisegna gli equilibri mediorientali, isola ulteriormente l’Iran e crea un’inedita convergenza tra Israele e monarchie del Golfo su sicurezza, tecnologia e deterrenza verso Teheran.
Qual è la diagnosi di Pompeo sul “Sud globale” e l’influenza cinese?
In Africa e America Latina, secondo Pompeo, la Cina ha sfruttato la distrazione occidentale per consolidare posizioni tramite infrastrutture, porti e debito. Il modello è descritto come fondato su corruzione, dumping e dipendenza. Per recuperare terreno, l’Occidente dovrebbe offrire alternative credibili in termini di investimenti, standard e governance.
Qual è la fonte originale del discorso analizzato nell’articolo?
Le posizioni ricostruite derivano dall’intervento di Mike Pompeo presso l’Ispi a Milano e dal resoconto pubblicato da Adnkronos, con testo firmato da Giorgio Rutelli.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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