Fisco intensifica controlli sui contribuenti a rischio: criteri e categorie sotto esame
Indice dei Contenuti:
Controlli fiscali 2026: chi rischia con un basso punteggio ISA
L’Agenzia delle Entrate ha definito per il 2026 chi finirà al centro dei nuovi controlli fiscali mirati. Nel mirino finiscono soprattutto titolari di partita IVA con punteggio ISA pari o inferiore a 6 e contribuenti considerati ad alto rischio di evasione. Le verifiche si basano su incroci massivi di dati, dalle fatture elettroniche ai movimenti bancari, per selezionare i soggetti meno affidabili. Il nuovo quadro operativo è stato fissato con il Provvedimento 123160/2026, che ridefinisce benefici premiali per i contribuenti “virtuosi” e intensifica i controlli su chi non aderisce agli strumenti di collaborazione, come il Concordato preventivo biennale. L’obiettivo dichiarato è ridurre l’evasione concentrando le risorse sui casi con maggior probabilità di recupero del gettito.
In sintesi:
- Controlli mirati sui contribuenti con punteggio ISA pari o inferiore a 6.
- Maggiore attenzione a chi non aderisce al Concordato preventivo biennale.
- Verifiche incrociate tramite fatturazione elettronica e capacità di spesa reale.
- Nuovi strumenti: evasometro e schema di atto per ridurre il contenzioso.
Gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) dividono i contribuenti in due grandi categorie: affidabili, che accedono a agevolazioni e semplificazioni, e non affidabili, verso cui si concentrano gli accertamenti. Negli ultimi anni l’Agenzia delle Entrate ha abbandonato i controlli generalizzati, privilegiando analisi di rischio sempre più spinte, basate su dati dichiarativi, flussi di fatturazione elettronica e informazioni esterne.
Con il Provvedimento 123160/2026, un punteggio ISA pari o inferiore a 6 viene considerato indicatore di elevato rischio di evasione fiscale. Su questi soggetti verranno intensificati controlli formali e sostanziali, soprattutto se non aderiscono al Concordato preventivo biennale, strumento che consente di definire anticipatamente il reddito imponibile per due anni, in cambio di maggiore stabilità fiscale.
In parallelo, chi raggiunge punteggi ISA elevati beneficia di riduzione dei controlli, rimborsi più rapidi, esclusione o attenuazione di alcune forme di accertamento, in una logica di “premio” alla compliance spontanea.
Come funzionano i controlli fiscali su partite IVA e capacità di spesa
Per le partite IVA, il primo livello di verifica è il controllo formale, disciplinato dall’art. 36-ter del DPR 600/73. L’Agenzia delle Entrate confronta le dichiarazioni fiscali con i dati in proprio possesso, inclusi quelli derivanti dalla fatturazione elettronica.
Se emergono scostamenti o errori, viene inviata una Comunicazione di Irregolarità (CIR), che segnala le incongruenze e propone una definizione agevolata con imposta dovuta e sanzioni ridotte. Questo passaggio intercetta molte anomalie prima di arrivare a veri e propri accertamenti.
Quando le differenze sono rilevanti o ricorrenti, si passa all’accertamento analitico: i funzionari esaminano scritture contabili, fatture, contratti, registri IVA, estratti conto, e ricostruiscono il reddito o il volume d’affari. In questi casi sono possibili accessi, ispezioni e verifiche presso sede legale, studio professionale o domicilio fiscale.
Un’area di controllo delicata riguarda la capacità di spesa del contribuente. Spese elevate per immobili, auto, viaggi o investimenti, se non coerenti con i redditi dichiarati, attivano analisi di rischio. Fino al 2024 lo strumento principale era il redditometro, basato su presunzioni standardizzate di spesa.
Con il decreto legislativo 108/2024 è subentrato l’evasometro, che limita le presunzioni e consente la ricostruzione del reddito solo quando sussistono elementi certi, gravi e concordanti. L’obiettivo è rendere gli accertamenti più mirati e giuridicamente solidi, riducendo i casi fondati su meri indizi statistici.
Dal 2024 è operativo anche lo schema di atto, previsto dall’art. 6-bis della Legge 212/2000 (Statuto del contribuente): una bozza di avviso di accertamento che apre un contraddittorio preventivo. Contribuente e ufficio possono chiarire e correggere prima dell’emissione dell’atto definitivo, con riduzione del contenzioso tributario.
Impatto per professionisti e imprese: come prevenire i controlli più invasivi
Il nuovo quadro operativo premia chi investe in compliance fiscale preventiva. Per professionisti e imprese, mantenere un punteggio ISA elevato, valutare l’adesione al Concordato preventivo biennale e garantire coerenza tra flussi finanziari, stile di vita e redditi dichiarati diventa strategico per ridurre il rischio di verifiche invasive.
Una contabilità ordinata, il controllo delle soglie di anomalia ISA e la gestione proattiva delle Comunicazioni di Irregolarità permettono spesso di chiudere le criticità in via agevolata, evitando accertamenti analitici e accessi in sede. Chi sottovaluta il nuovo sistema rischia invece accertamenti più frequenti e pesanti, in un contesto in cui l’uso massivo dei dati rende sempre più difficile occultare incoerenze strutturali tra dichiarazioni e realtà economica.
FAQ
Chi rischia di più i controlli fiscali con punteggio ISA basso?
Rischiano maggiormente titolari di partita IVA con punteggio ISA pari o inferiore a 6, soprattutto se presentano incongruenze ricorrenti e non aderiscono al Concordato preventivo biennale.
Come posso migliorare il mio punteggio ISA in modo concreto?
È possibile migliorarlo dichiarando redditi coerenti con il settore, riducendo anomalie contabili, regolarizzando eventuali errori e confrontandosi con il commercialista sui singoli indicatori ISA critici.
Cosa fare se ricevo una Comunicazione di Irregolarità dall’Agenzia?
Conviene verificare subito dati e calcoli, confrontarsi col proprio consulente fiscale e, se l’irregolarità è fondata, utilizzare la definizione agevolata per ridurre sanzioni.
L’evasometro può basarsi solo su presunzioni di spesa?
No, l’evasometro richiede elementi gravi, precisi e concordanti; le semplici presunzioni statistiche non sono più sufficienti per ricostruire il reddito.
Qual è la fonte delle informazioni su controlli fiscali e ISA?
Le informazioni derivano da un’elaborazione redazionale di notizie e documenti provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.



