Fisco avvia adempimento collaborativo per PMI e riduce le sanzioni

Adempimento collaborativo: nuovo scenario per le PMI italiane
Il regime di adempimento collaborativo entra in una fase decisiva anche per le piccole e medie imprese, trasformando il rapporto tra Agenzia delle Entrate e tessuto produttivo. Il modello, nato per i grandi contribuenti, si estende ora alle PMI che adottano sistemi strutturati di gestione del rischio fiscale, con effetti diretti sulla riduzione di incertezza, contenzioso e sanzioni. Il decreto n. 221 del 2023 e il provvedimento del 3 febbraio rendono operative le novità della riforma fiscale, aprendo un canale di dialogo preventivo che premia trasparenza, tracciabilità dei processi e affidabilità dei dati dichiarati. In quest’ottica l’adempimento collaborativo diventa uno strumento di governance, non solo un istituto di favore.
Per le imprese che investono in controllo interno e certificazione del rischio fiscale, il regime può rappresentare un vantaggio competitivo concreto nei rapporti con il Fisco, con il sistema bancario e con gli investitori.
Cos’è l’adempimento collaborativo e perché cambia il rapporto col Fisco
L’adempimento collaborativo si fonda su un dialogo strutturato e continuativo tra Fisco e impresa, basato su un sistema integrato di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale. L’obiettivo è individuare e gestire preventivamente le aree di incertezza, evitando che si traducano in contestazioni e sanzioni. In presenza di specifiche condizioni, le violazioni collegate a rischi comunicati e condivisi non generano sanzioni amministrative e penali. Il regime premia la capacità organizzativa e di compliance dell’impresa, spostando il baricentro dal controllo ex post al confronto ex ante, secondo un modello già adottato nei principali ordinamenti europei.
Per le PMI italiane questo passaggio segna un cambio di paradigma: il rischio fiscale diventa un fattore da presidiare con strumenti manageriali, non solo un tema di mera adempienza dichiarativa.
La riforma fiscale e l’apertura del regime alle piccole e medie imprese
Con il decreto n. 221 del 2023, nell’ambito dei lavori di riforma fiscale, il legislatore ha previsto la progressiva riduzione della soglia di accesso alla cooperative compliance, storicamente riservata ai grandi contribuenti con volumi di fatturato rilevanti (almeno 500 milioni di euro nel 2026 e 2027). La novità centrale è l’estensione della possibilità di opzione anche alle PMI, a condizione che dispongano di un sistema di controllo del rischio fiscale allineato alle linee guida dell’Agenzia delle Entrate e debitamente certificato. Il provvedimento del 3 febbraio, con modello e istruzioni, rende operative tali previsioni, trasformando un quadro teorico in una concreta opportunità di gestione avanzata del rischio per il tessuto produttivo minore. Le imprese più strutturate potranno così anticipare i temi critici, riducendo il contenzioso e incrementando la certezza fiscale.
Come presentare la domanda di accesso al regime per le PMI
Per attivare il canale di dialogo con il Fisco, le PMI interessate devono presentare un’istanza formale di accesso all’adempimento collaborativo. La domanda, secondo il modello approvato dall’Agenzia delle Entrate con il provvedimento del 3 febbraio, va trasmessa esclusivamente via Pec alla Direzione centrale Grandi contribuenti e internazionale all’indirizzo dc.acc.cooperative@pec.agenziaentrate.it. Alla richiesta è necessario allegare l’intera documentazione prevista dal decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 9 luglio, che fotografa in modo puntuale l’assetto organizzativo, i processi, la strategia fiscale e il sistema di controllo del rischio. L’amministrazione ha 120 giorni per valutare la domanda e comunicare alle imprese l’accoglimento o il rigetto dell’istanza.


La fase istruttoria è quindi centrale: incompletezze documentali possono compromettere l’accesso al regime opzionale.
Documentazione obbligatoria e struttura del dossier di accesso
Il dossier di accesso deve includere un documento descrittivo dell’attività d’impresa, con focus su modello di business, mercati e principali operazioni a rilevanza fiscale. Serve poi una strategia fiscale formalmente approvata dagli organi di gestione in data anteriore all’esercizio dell’opzione, a testimoniare un approccio consapevole e deliberato alla gestione del rischio. È richiesto un documento dettagliato sul sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale adottato, con indicazione delle responsabilità, dei flussi informativi e delle verifiche previste. Devono inoltre essere allegate una mappa dei processi aziendali e una mappa dei rischi fiscali, anche in relazione ai principi contabili applicati, con evidenza dei controlli implementati. Infine, è necessaria una certificazione del sistema di controllo del rischio fiscale, elemento chiave per la credibilità del modello davanti all’Agenzia delle Entrate.
Solo un set documentale coerente, tracciabile e aggiornato consente di superare la valutazione preliminare dell’amministrazione.
Iter di valutazione dell’Agenzia delle Entrate e tempi di risposta
Una volta ricevuta l’istanza via Pec, la Direzione centrale Grandi contribuenti e internazionale avvia l’analisi documentale e sostanziale del sistema di controllo del rischio fiscale dell’impresa. L’Agenzia delle Entrate dispone di 120 giorni per comunicare l’esito, termine entro il quale può richiedere integrazioni, chiarimenti o ulteriori elementi informativi, soprattutto in presenza di processi complessi o profili di rischio elevati. La verifica si concentra sulla reale efficacia del Tax Control Framework, sulla sua integrazione nella governance aziendale e sulla capacità di intercettare tempestivamente le criticità fiscali. In caso di valutazione positiva, l’impresa entra nel perimetro dell’adempimento collaborativo, con effetti dal periodo d’imposta individuato secondo le regole del provvedimento. Un eventuale rigetto evidenzia invece carenze strutturali da colmare prima di poter ripresentare la domanda.
La qualità del dialogo nella fase istruttoria incide in modo diretto sulla credibilità del rapporto futuro con l’amministrazione.
Vantaggi, condizioni e durata del regime di cooperative compliance
L’ingresso nel regime di adempimento collaborativo consente alle PMI di beneficiare di una forte mitigazione del rischio sanzionatorio, a fronte di un impegno organizzativo rilevante e di un rapporto trasparente e proattivo con l’Agenzia delle Entrate. Le imprese che aderiscono e rispettano le condizioni previste non sono soggette a sanzioni amministrative e penali per le violazioni tributarie collegate ai rischi fiscali comunicati tramite interpello, a condizione che non vi siano condotte fraudolente o simulate e che il comportamento adottato sia coerente con le indicazioni fornite nell’interpello stesso. Il regime ha natura opzionale, ma una volta esercitata l’opzione la permanenza è vincolante per due periodi d’imposta; allo scadere, si rinnova automaticamente salvo revoca espressa.
La scelta richiede quindi una valutazione strategica preventiva, non solo un calcolo di convenienza immediata.
Esclusione delle sanzioni e ruolo centrale dell’interpello
Il beneficio più rilevante per le PMI che accedono alla cooperative compliance è la non applicazione delle sanzioni amministrative e penali per violazioni tributarie relative a rischi di natura fiscale correttamente rappresentati all’Agenzia delle Entrate. Ciò presuppone la presentazione di un’istanza di interpello in cui l’impresa espone il caso concreto, l’inquadramento normativo e la propria posizione interpretativa. Questo strumento diventa l’architrave del rapporto preventivo: solo i rischi anticipati, documentati e condivisi rientrano nello scudo sanzionatorio. È indispensabile che l’impresa agisca secondo quanto indicato nella risposta all’interpello e mantenga una condotta lineare, senza elementi di frode o simulazione. Il sistema spinge le imprese a far emergere le aree grigie prima che diventino contestazioni, trasformando l’interpello in un presidio strutturale del rischio fiscale, non in un semplice adempimento occasionale.
In questo quadro, la qualità tecnica delle istanze e la coerenza dei comportamenti assumono valore probatorio decisivo.
Condizioni di permanenza, durata e revoca dell’opzione
Dopo l’ammissione al regime, la permanenza nell’adempimento collaborativo è fissata per due periodi d’imposta ed è irrevocabile in tale arco temporale, salvo i casi di decadenza previsti dalla normativa. Alla scadenza, l’opzione si rinnova automaticamente, garantendo continuità nel rapporto cooperativo con l’Agenzia delle Entrate, a meno che l’impresa non comunichi la revoca utilizzando lo stesso modello previsto per l’accesso. La revoca interrompe il regime per il futuro, senza effetti retroattivi sui periodi già coperti. La permanenza richiede il mantenimento dell’efficacia del sistema di controllo del rischio fiscale, l’aggiornamento della mappatura dei processi e dei rischi e il rispetto degli obblighi di trasparenza e collaborazione. Un deterioramento del Tax Control Framework o comportamenti non coerenti possono determinare l’uscita forzata. La dimensione dinamica del regime impone alle PMI una gestione continuativa, non un mero “progetto” di breve periodo.
FAQ
Che cosa si intende per adempimento collaborativo
È un regime opzionale basato su dialogo preventivo e strutturato tra impresa e Agenzia delle Entrate, fondato su un sistema certificato di gestione del rischio fiscale, che riduce contenzioso e incertezza interpretativa.
Quali PMI possono accedere al regime
Possono accedere le PMI che dispongono di un Tax Control Framework efficace, documentato e certificato, coerente con le linee guida dell’Agenzia delle Entrate e con i requisiti del decreto n. 221 del 2023.
Come si presenta la domanda di accesso
L’istanza va inviata via Pec alla Direzione centrale Grandi contribuenti e internazionale all’indirizzo dc.acc.cooperative@pec.agenziaentrate.it, utilizzando il modello approvato con provvedimento del 3 febbraio.
Quali documenti sono obbligatori con l’istanza
Servono descrizione dell’attività, strategia fiscale approvata, documento sul sistema di controllo del rischio fiscale, mappa dei processi, mappa dei rischi e certificazione del Tax Control Framework, secondo il DM 9 luglio.
In quanto tempo l’Agenzia delle Entrate risponde
L’Agenzia delle Entrate deve comunicare l’esito entro 120 giorni dalla presentazione dell’istanza, eventualmente richiedendo integrazioni e chiarimenti durante la fase istruttoria.
Quando scatta la protezione dalle sanzioni
La protezione opera per i rischi fiscali comunicati tramite interpello, se l’impresa segue le indicazioni ricevute e non adotta comportamenti fraudolenti o simulatori, mantenendo un sistema di controllo funzionante.
Quanto dura l’opzione per l’adempimento collaborativo
L’opzione vincola per due periodi d’imposta, è irrevocabile in tale arco temporale e si rinnova automaticamente salvo revoca espressa con il medesimo modello utilizzato per l’accesso.
Qual è la fonte istituzionale di riferimento
Il quadro normativo e operativo è definito dal decreto n. 221 del 2023, dal DM 9 luglio del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal provvedimento del 3 febbraio dell’Agenzia delle Entrate, richiamati nell’articolo originale di Adnkronos.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



