Femminicidio, ergastolo all’ex fidanzato di Manuela Petrangeli: i dettagli choc

Indice dei Contenuti:
Femminicidio di Manuela Petrangeli, l’ex fidanzato condannato all’ergastolo: l’aveva uccisa a colpi di fucile
La sentenza di ergastolo
La Prima Corte di Assise di Roma ha condannato all’ergastolo Gianluca Molinaro, reo confesso dell’uccisione di Manuela Petrangeli, avvenuta il 4 luglio 2024 nel quartiere Portuense. Dopo circa quattro ore di camera di consiglio, i giudici hanno riconosciuto le aggravanti della premeditazione e dello stalking, disponendo anche l’isolamento diurno per 18 mesi.
Il verdetto recepisce integralmente l’impianto accusatorio della Procura capitolina, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, che contestava inoltre la detenzione abusiva di armi e la ricettazione del fucile a canne mozze usato per il delitto. L’imputato era presente in aula alla lettura della decisione, rimasta in linea con le richieste del pubblico ministero.
Il fatto di sangue, consumato in strada a poca distanza dalla clinica dove lavorava la vittima, ha scosso profondamente la comunità del Portuense, diventando un caso simbolo della violenza reiterata contro le donne e del fallimento dei tentativi di sottrarsi a una spirale di persecuzioni e minacce.
La dinamica del delitto e gli sms agghiaccianti
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Molinaro avrebbe agito al culmine di anni di vessazioni, pedinamenti e messaggi intimidatori rivolti alla ex compagna, madre di suo figlio. Armato di un fucile a canne mozze, l’ha raggiunta in strada e le ha sparato più colpi, in un’azione definita dalla Procura “barbara” e mirata a colpire una donna descritta in aula come forte, solare e determinata.
Decisivo per il quadro probatorio è stato il flusso di comunicazioni acquisito dagli investigatori tra il 2021 e il 2024: insulti, minacce, ossessivi tentativi di controllo fino alle ore immediatamente precedenti al femminicidio. In uno scambio con un amico, poco prima del delitto, l’uomo scriveva frasi come “Oggi forse prendo due piccioni con una fava”, anticipando la volontà omicida.
Dopo gli spari, l’assassino ha inviato un messaggio in cui riferiva: “Gli ho sparato du botti: spero di averla presa bene. Ho visto il sangue che schizzava da tutte le parti”. Pochi minuti più tardi si è presentato spontaneamente in una caserma dei Carabinieri di Roma, consegnando l’arma usata.
Il dolore dei familiari e il tema della prevenzione
In aula, insieme ai difensori di parte civile, erano presenti i familiari di Manuela Petrangeli, devastati da una perdita ritenuta irreparabile. La cognata l’ha ricordata come “la nostra luce”, sottolineando come la vita della famiglia “non abbia più colori”, soprattutto per il figlio della coppia, ora al centro di ogni progetto di sostegno e tutela.
Il procedimento ha rimesso al centro il tema della protezione effettiva delle vittime di violenza domestica e stalking, e della necessità di dare pieno peso a messaggi minatori, escalation di controllo e segnali premonitori. Le prove documentali, tra chat, sms e testimonianze, hanno mostrato un copione di ossessione e sopraffazione che anticipava l’epilogo tragico.
Gli atti, le richieste della Procura e le motivazioni dei giudici – che saranno depositate entro 90 giorni – costituiscono un tassello rilevante nel dibattito su prevenzione, misure cautelari tempestive e formazione degli operatori chiamati a intercettare per tempo situazioni ad alto rischio, per evitare che la violenza di genere sfoci in omicidio.
FAQ
D: Chi è stato condannato per l’omicidio di Manuela Petrangeli?
R: È stato condannato all’ergastolo Gianluca Molinaro, ex compagno della vittima.
D: Dove è avvenuto il femminicidio?
R: L’uccisione è avvenuta in strada nel quartiere Portuense, a Roma, vicino alla clinica dove lavorava la donna.
D: Quali reati sono stati contestati all’imputato?
R: Omicidio volontario aggravato da premeditazione e stalking, detenzione abusiva di armi e ricettazione.
D: Che cosa hanno stabilito i giudici oltre all’ergastolo?
R: È stato disposto anche l’isolamento diurno per 18 mesi.
D: Quale ruolo hanno avuto gli sms nell’indagine?
R: I messaggi hanno documentato minacce, ossessioni e frasi che anticipavano il delitto, rafforzando l’ipotesi della premeditazione.
D: L’imputato si è costituito dopo il delitto?
R: Sì, si è presentato in una caserma dei Carabinieri consegnando il fucile a canne mozze.
D: Come hanno reagito i familiari di Manuela in aula?
R: La cognata ha parlato di una perdita irreparabile, definendo Manuela “la luce” della famiglia e sottolineando la sofferenza del figlio.
D: Qual è la fonte giornalistica originaria della notizia?
R: Le informazioni di cronaca giudiziaria provengono da ricostruzioni pubblicate dalla testata Fanpage.it e da atti processuali della Corte di Assise di Roma.




