Federal Reserve allerta: nei verbali FOMC timori di shock nei finanziamenti a breve, mercati in tensione
Preoccupazioni sui mercati di funding a breve termine
I verbali della riunione del Federal Open Market Committee di dicembre 2025 evidenziano un punto critico spesso sottovalutato ma capace di destabilizzare rapidamente i mercati: il rischio che il sistema finanziario possa incorrere in una carenza di liquidità a brevissimo termine anche in assenza di movimenti significativi dei tassi. Pubblicati il 30 dicembre, i documenti mostrano che, pur in un contesto macroeconomico ritenuto complessivamente solido e con aspettative di mercato orientate a un taglio di 25 punti base e ulteriori riduzioni nel 2026, l’attenzione dei policymaker si è spostata con decisione oltre la mera traiettoria del tasso ufficiale.
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Il focus ricade sui mercati di finanziamento overnight, fulcro delle operazioni quotidiane di banche e intermediari, dove la disponibilità di cassa è essenziale per regolare pagamenti, margini e posizioni. Dai verbali emergono segnali coerenti di irrigidimento delle condizioni: tassi repo overnight più volatili e su livelli elevati, scarti in aumento tra i tassi di mercato e i tassi amministrati dalla Fed, e un ricorso più frequente agli strumenti permanenti di rifinanziamento. Alcuni partecipanti hanno sottolineato come queste pressioni stiano crescendo a un ritmo superiore rispetto alla fase di riduzione del bilancio del 2017–2019, un parallelo che richiama la rapidità con cui la liquidità nei segmenti a breve può deteriorarsi.
Gli effetti stagionali accentuano la vulnerabilità: le consuete tensioni di fine anno, i ribilanciamenti di fine gennaio e, soprattutto, l’ampio deflusso primaverile legato ai versamenti fiscali nell’account del Tesoro presso la Federal Reserve possono sottrarre liquidità al sistema in modo brusco. In questo contesto, anche oscillazioni contenute nella domanda di cassa possono tradursi in salti improvvisi dei costi di finanziamento overnight e in frizioni operative tra controparti. Il messaggio che emerge dai verbali è chiaro: prevenire un potenziale “grippaggio” del funding a breve richiede monitoraggio serrato e strumenti prontamente attivabili per attenuare gli shock sulla liquidità.
Riserve bancarie e segnali di tensione di liquidità
Nei verbali si sottolinea che il livello di riserve nel sistema bancario è sceso nell’area definita “ampia”, una fascia che, pur rassicurante in linea teorica, rende le condizioni più sensibili agli shock. In questo regime, anche variazioni modeste della domanda di liquidità possono spingere al rialzo i costi di finanziamento overnight e generare pressioni sulla disponibilità di cassa presso banche e primary dealers. La lettura operativa è netta: la quantità complessiva di riserve risulta sufficiente ma meno ridondante, aumentando la probabilità di frizioni improvvise nei meccanismi di regolamento.
I segnali tecnici elencati dagli stessi funzionari rafforzano questa diagnosi. L’aumento e la volatilità dei tassi repo overnight, l’allargamento degli scarti rispetto ai tassi amministrati dalla Federal Reserve e il maggiore ricorso alle operazioni permanenti di repo indicano un mercato più teso. Alcuni partecipanti hanno notato che tali pressioni si stanno accumulando con una rapidità superiore rispetto alla fase di balance sheet runoff del 2017–2019, suggerendo che il punto di equilibrio tra riserve “ampie” e domanda effettiva di cassa potrebbe essersi spostato verso l’alto.
La componente stagionale agisce da acceleratore. Le consuete dinamiche di fine anno e i ribilanciamenti di fine gennaio, unite al previsto afflusso primaverile di entrate fiscali nel conto del Tesoro presso la Federal Reserve, rischiano di drenare riserve con rapidità, comprimendo i cuscinetti di liquidità delle istituzioni. In assenza di interventi mitiganti, la probabilità che le riserve scivolino al di sotto di livelli confortevoli aumenterebbe, con possibili ripercussioni sulla trasmissione del tasso di policy e sulla tenuta del corridoio dei tassi a brevissimo termine.
La mappa dei rischi include anche la percezione degli operatori. La crescente distanza tra i segnali di prezzo del mercato e i parametri amministrati suggerisce che i partecipanti stanno testando i limiti dell’“ampiezza” delle riserve, intensificando la domanda di strumenti prontamente disponibili. In questo contesto, la funzionalità dei backstop e la chiarezza comunicativa sul loro utilizzo diventano elementi centrali per prevenire letture errate del quadro di liquidità e per evitare che la normalizzazione del bilancio venga interpretata come un irrigidimento non intenzionale delle condizioni finanziarie.
Strumenti e acquisti del Tesoro per preservare l’operatività dei mercati
I funzionari della Federal Reserve hanno discusso l’avvio di acquisti di Titoli del Tesoro a breve scadenza con finalità strettamente operative: mantenere un livello di riserve “ampio” e stabilizzare i tassi a brevissimo termine, senza modificare l’orientamento della politica monetaria. L’obiettivo dichiarato è sostenere il controllo del corridoio dei tassi e la piena funzionalità dei mercati di funding, evitando che oscillazioni della domanda di cassa si traducano in impennate dei costi di finanziamento. Secondo i riscontri raccolti presso gli operatori di mercato, il volume atteso per il primo anno si aggira intorno a 220 miliardi di dollari, calibrato per compensare i drenaggi previsti e smussare la volatilità di breve periodo.
In parallelo, particolare enfasi è stata posta sul rafforzamento dello Standing Repo Facility (SRF), il principale backstop di liquidità a disposizione del sistema. Tra le opzioni discusse figurano la rimozione del tetto complessivo all’utilizzo dello strumento e un intervento mirato sulla comunicazione, in modo che il ricorso al SRF sia percepito come parte integrante e ordinaria dell’architettura operativa della Fed, e non come un segnale di tensione estrema. L’obiettivo è ridurre lo stigma, favorire l’accesso tempestivo e stabilizzare l’ancoraggio tra tassi di mercato e tassi amministrati anche in presenza di shock stagionali o idiosincratici.
La combinazione tra acquisti di Treasury di breve e ottimizzazione del SRF è stata delineata come un set coerente di misure per prevenire che le riserve scivolino sotto livelli confortevoli, specie nelle finestre critiche indicate dal personale: fine anno, transizione di fine gennaio e picco primaverile legato ai versamenti fiscali nel conto del Tesoro presso la Federal Reserve. In questo perimetro, gli acquisti servirebbero a reintegrare gradualmente la base di riserve, mentre il SRF garantirebbe un accesso elastico alla liquidità nel caso in cui si manifestino tensioni improvvise sui tassi overnight e repo.
La distinzione tra finalità tecniche e stance di politica monetaria è stata ribadita con chiarezza: gli acquisti proposti mirano a conservare l’efficacia del quadro di controllo dei tassi, non a stimolare la domanda aggregata. Tale impostazione è cruciale per preservare la leggibilità del segnale di policy, soprattutto in una fase in cui le aspettative di mercato incorporano un’elevata probabilità di stabilità del federal funds rate nel breve termine. Una comunicazione coerente su tempistiche, intensità e criteri di intervento viene considerata fondamentale per allineare le attese degli operatori e ridurre il rischio di interpretazioni pro-cicliche.
Gli scambi tra i partecipanti hanno inoltre toccato l’importanza di monitorare attentamente la dinamica degli scarti tra tassi di mercato e tassi amministrati, l’uso effettivo del SRF e la risposta dei primary dealers alle operazioni. Questi indicatori forniscono un riscontro in tempo reale sull’elasticità della liquidità e consentono di calibrare con precisione acquisti e backstop. In presenza di segnali di frizione, l’implementazione rapida di misure incrementali – sia sul lato delle riserve, sia su quello dell’accesso al SRF – è stata indicata come la via più efficace per prevenire l’innesco di meccanismi auto-rinforzanti di stress nei mercati a brevissimo termine.
FAQ
- Perché la Fed valuta acquisti di Treasury a breve scadenza?
Per mantenere riserve “ampie” e stabilizzare i tassi a brevissimo termine, sostenendo l’operatività dei mercati senza alterare l’orientamento di politica monetaria. - Gli acquisti proposti equivalgono a un allentamento monetario?
No. Hanno finalità tecniche di gestione della liquidità e del corridoio dei tassi, non mirano a stimolare la domanda aggregata. - Che ruolo ha lo Standing Repo Facility?
È un backstop di liquidità che fornisce fondi contro collateral di alta qualità per attenuare tensioni improvvise nei mercati overnight e repo. - Quali sono i principali periodi di rischio per le riserve?
Fine anno, fine gennaio e la primavera, quando i versamenti fiscali nel conto del Tesoro possono drenare rapidamente liquidità. - Come verrà misurata l’efficacia degli interventi?
Monitorando scarti tra tassi di mercato e tassi amministrati, volatilità dei tassi repo, utilizzo del SRF e comportamento dei primary dealers. - Qual è l’ordine di grandezza degli acquisti attesi?
Le rilevazioni di mercato indicano circa 220 miliardi di dollari nel primo anno, modulabili in base all’evoluzione della domanda di riserve.




