Fed conferma tassi invariati mentre l’inflazione rallenta il percorso accomodante

Fed ferma i tassi, inflazione e geopolitica cambiano lo scenario
Nell’ultima riunione di marzo, la Federal Reserve guidata da Jerome Powell ha mantenuto i tassi d’interesse nel corridoio 3,50%-3,75%, con un voto 11 a 1 per la pausa. La decisione, attesa dai mercati, arriva in un contesto segnato dalle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, dal rincaro del petrolio e da un’inflazione che torna a muoversi al rialzo. La Fed prevede oggi un’inflazione PCE al 2,7% a fine anno e soltanto un taglio dei tassi entro la fine del 2026, mentre i mercati iniziano a prezzare slittamenti ancora più lunghi. L’incertezza sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, unita all’avvicinarsi della fine del mandato di Powell, rende meno lineare il percorso di politica monetaria nei prossimi anni.
In sintesi:
- Tassi Fed fermi al 3,50%-3,75% con voto 11 a 1 per la pausa.
- Inflazione PCE rivista al rialzo al 2,7% nel 2026 per shock energetico.
- FOMC indica un solo taglio dei tassi entro fine 2026, secondo nel 2027.
- Mercati scontano possibile primo vero allentamento solo a partire dal 2027.
Inflazione, geopolitica e nuove proiezioni macro della Federal Reserve
La revisione delle stime sui prezzi è il passaggio più significativo. La Fed vede ora l’inflazione PCE al 2,7% a fine anno, rispetto al 2,4% indicato a dicembre, incorporando gli effetti del rincaro energetico e di una componente core più rigida.
Jerome Powell ha avvertito che “l’aumento dei prezzi dell’energia spingerà al rialzo l’inflazione complessiva”, precisando che è “troppo presto per capire la portata e la durata degli effetti”. La banca centrale riconosce dunque che il ritorno al target del 2% sarà più lungo e accidentato.
Per la prima volta in modo così esplicito, la Fed include nei propri modelli l’impatto del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’attacco alle infrastrutture energetiche iraniane e il petrolio Brent oltre 107 dollari al barile configurano uno shock esogeno capace di riaccendere le pressioni sui prezzi. Powell ha ammesso che durante la riunione è stata valutata anche l’ipotesi di un rialzo dei tassi, pur non essendo lo scenario centrale, segnalando un margine di reazione più ampio rispetto alle attese dei mercati.
Scenari futuri, mercati più vulnerabili e incognita Powell
Le nuove proiezioni macroeconomiche indicano una crescita leggermente più solida: Pil al 2,4% quest’anno, 2,3% il prossimo e 2,1% nel 2028, con crescita di lungo termine al 2%. Sul fronte prezzi, invece, l’inflazione è vista al 2,7% nel breve e al 2,2% nel 2027, con ritorno al 2% solo nel 2028.
Il FOMC conferma un solo taglio dei tassi entro fine 2026, con un livello atteso tra 3,25% e 3,50%, e un secondo intervento nel 2027, verso 3%-3,25%. Nessun ulteriore cambiamento è previsto per il 2028. Secondo Richard Flax di Moneyfarm, l’approccio riflette un atteggiamento prudente in una fase resa più complessa anche dall’avvicinarsi della fine del mandato di Powell.
I mercati hanno reagito con vendite diffuse: il Dow Jones ha perso l’1,64%, lo S&P 500 l’1,36%, il Nasdaq l’1,46%, mentre dollaro e rendimenti sono saliti. Analisti come Steve Englander (Standard Chartered), Jack Ablin (Cresset Capital) e Marta Norton (Empower) sottolineano una Fed più concentrata sull’inflazione, con la possibilità concreta di nessun taglio nel 2026 e un rischio crescente di errore di politica monetaria in un contesto geopolitico instabile.
FAQ
Perché la Fed ha lasciato invariati i tassi d’interesse?
La Fed li ha mantenuti al 3,50%-3,75% per prudenza, considerando inflazione in risalita, petrolio caro e forti incertezze geopolitiche.
Quando è previsto il prossimo taglio dei tassi secondo la Fed?
La Fed prevede un solo taglio entro la fine del 2026, con un secondo intervento di riduzione nel corso del 2027.
Cosa indicano le nuove stime di crescita economica USA?
Le stime indicano Pil al 2,4% quest’anno, 2,3% nel prossimo e 2,1% nel 2028, con crescita potenziale al 2%.
Come hanno reagito i mercati alla riunione della Fed?
Hanno reagito negativamente: ribassi su Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq, con contemporaneo rialzo di dollaro e rendimenti obbligazionari.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sulla Federal Reserve?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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