Fed, chi è davvero Rick Rieder e perché potrebbe cambiare tutto

Indice dei Contenuti:
Il culto del rischio controllato: chi è Rick Rieder, il possibile volto nuovo della Fed
Dati, rischio e Fed
Sin da bambino, seduto nella mensa di una scuola di **Scarsdale** a fissare una moneta da 25 centesimi e le statistiche degli **Oakland Raiders**, **Rick Rieder** ha costruito un rapporto quasi religioso con il rischio calcolato. Valutava il tipo di campo, i precedenti, ogni microdato utile a raddoppiare la posta e rinunciare al pranzo se la scommessa andava male. Quel metodo, raccontato al podcaster **William Green**, è diventato la matrice del suo approccio ai mercati.
Oggi, da chief investment officer del reddito fisso globale di **BlackRock**, gestisce migliaia di miliardi di dollari di obbligazioni con un’ossessione che lui stesso definisce “maniacale” per i dati: curve dei rendimenti, flussi, correlazioni macro, scenari geopolitici. Li usa per muoversi tra le macerie, arbitrare dislocazioni di prezzo, uscire dalle posizioni prima che il consenso si accorga del cambiamento di regime. “Tutto il lavoro consiste nel gestire il rischio abbastanza bene da sapere quando è il momento di andarsene”, ha spiegato in più occasioni.
Negli ultimi mesi è emerso in testa sulle piattaforme di scommesse come **Kalshi** e **Polymarket** come possibile successore di **Jerome Powell** alla guida della **Federal Reserve**. Ha superato figure più previste come **Kevin Hassett** e **Kevin Warsh**, sorprendendo parte dell’establishment economico di **Washington**: **Stephen Moore**, ex consigliere di **Donald Trump**, ha ammesso a *Fortune* di dover “studiare meglio” il candidato di **Wall Street**. Chi lo conosce dagli anni **Lehman Brothers** sostiene invece che la sfida di guidare la banca centrale sia il naturale sbocco di una vita trascorsa a leggere il futuro dei mercati.
Dalle crisi di Lehman alla disciplina totale
La traiettoria professionale di **Rieder** è un manuale vivente di gestione del rischio sistemico. Entra nella storica **E.F. Hutton** nell’estate 1987, a 25 anni, e pochi mesi dopo arriva il Black Monday: i listini crollano del 22% in una seduta, la casa si fonde d’emergenza con **Lehman Brothers** e lui attraversa indenne il terremoto. Rimane in Lehman quasi vent’anni, ma se ne va nel maggio 2008, pochi mesi prima del più grande fallimento aziendale della storia americana, per fondare **R3 Capital**. Nel 2009 **Larry Fink** acquista R3 e lo porta in **BlackRock**, affidandogli il pilastro del reddito fisso globale, oggi la più grande piattaforma obbligazionaria al mondo.
Dietro questa ascesa c’è una rottura biografica netta. Da studente all’**Hobart College** era svogliato, in difficoltà nelle materie umanistiche, schiacciato dal confronto con il padre imprenditore di **American Unifax**, alle prese con un business di nastri per macchine da scrivere minacciato dall’informatica. Una sera, seduto su una roccia di un campo da golf, comprende di essere in probation accademica, sovrappeso, senza rotta. Decide di cambiare vita, si trasferisce alla **Emory University**, abbraccia corsi di finanza, marketing, management e passa da quasi drop-out a laurearsi terzo della classe.
All’MBA di **Wharton**, un dirigente del casinò **Golden Nugget** gli spiega che i casinò vincono non solo perché le probabilità sono a favore della casa, ma perché hanno tempo e liquidità virtualmente infiniti. Per lui diventa una rivelazione: la sopravvivenza nei mercati dipende dal restare in gioco abbastanza a lungo, evitando il proprio “meno 200”. Da allora struttura una vita radicale per non raggiungere mai il punto di rottura.
Stile di lavoro, team e possibile mandato alla Fed
La sua disciplina operativa sfiora l’ascetismo. Dorme circa quattro ore a notte, invia email alle 3 del mattino e alle 23, vigila su maxi-schermi nella casa in **Florida** sintonizzati sui mercati globali, controlla i conti di **Apple** anche in vacanza. Con un anello **Whoop** monitora i parametri biometrici: lo stress tocca il picco alle 23:30, quando deve spegnere il telefono con l’**Asia** aperta, e crolla alle 3:45, quando può tornare ai dati. “Odio la sensazione di non avere il controllo mentre dormo”, ha raccontato. Nel reddito fisso, dove si guarda prima al downside che all’upside, ha costruito una religione della protezione: fare pochi soldi molte volte, restare liquidi e coperti, evitare il colpo che ti fa uscire dal tavolo.
Attorno a lui ruota un nucleo di circa 42 professionisti che lo segue dai tempi di **Lehman** a **R3** fino a **BlackRock**. Ex colleghi come **Josh Tarnow** lo descrivono come estremamente competitivo ma capace di prendersi cura del team, regalare gadget tecnologici nei weekend più duri, aiutare chi deve trovare nuove opportunità in transizioni aziendali complesse. La parola che torna in tutte le testimonianze raccolte da *Fortune.com* è “umiltà”: in riunioni con ceo, clienti sovrani o grandi fondi pensione, raccoglie più informazioni di quante ne dia, fa domande, ascolta, calibra i rischi.
Chi lo sostiene per la guida della **Federal Reserve** ritiene che questa combinazione di ossessione per i dati, freddezza in crisi sistemiche e senso di servizio – visibile anche nelle collaborazioni filantropiche con realtà come **Uncommon Schools** – potrebbe ridurre il divario tra una banca centrale percepita come “in ritardo” e la velocità dei mercati contemporanei. Resta l’interrogativo se un “animale di mercato” capace di provare ansia quando i listini sono chiusi saprà ignorare il rumore quotidiano delle Borse, specialmente con una **Casa Bianca** sensibile alle reazioni finanziarie e un **Donald Trump** che ha già messo sotto pressione **Jerome Powell**. Il suo mantra, affisso su cartelli in casa – “lavora duro, divertiti, restituisci” – sintetizza la motivazione di fondo a cercare un ruolo istituzionale percepito come la forma più alta di restituzione.
FAQ
D: Chi è Rick Rieder?
R: È il responsabile globale del reddito fisso di BlackRock e uno dei più influenti gestori obbligazionari al mondo.
D: Perché il suo nome è associato alla Federal Reserve?
R: Le piattaforme di prediction market come Polymarket e Kalshi lo indicano tra i candidati più probabili a sostituire Jerome Powell alla guida della Fed.
D: Qual è il suo approccio al rischio?
R: Usa in modo maniacale i dati per gestire il downside, cercando piccoli guadagni ripetuti e proteggendosi dagli shock di mercato.
D: Da dove proviene la sua fama di “super investitore”?
R: Gestisce migliaia di miliardi di dollari in obbligazioni, una cifra superiore al Pil di molti Paesi, per conto di BlackRock.
D: Qual è la sua formazione accademica?
R: Dopo un inizio difficile all’Hobart College, si è trasferito alla Emory University e ha poi conseguito un MBA alla Wharton School.
D: Come viene descritto dai colleghi?
R: Come straordinariamente calmo nelle crisi, competitivo ma attento alle persone, con una forte etica del lavoro e grande umiltà.
D: Qual è la fonte giornalistica principale delle informazioni su Rieder?
R: Un ampio profilo biografico e professionale pubblicato originariamente su Fortune.com.
D: Perché il suo profilo interessa i mercati e la politica?
R: Perché un gestore abituato a leggere i segnali anticipatori dei mercati potrebbe cambiare l’equilibrio tra politica monetaria tradizionale e finanza globale.




