Fabrizio Corona, tensione social per il profilo scomparso dell’avvocato

Scontro tra Fabrizio Corona e Mediaset: il caso del profilo di Ivano Chiesa
La scomparsa temporanea del profilo Instagram dell’avvocato Ivano Chiesa, storico legale di Fabrizio Corona, si inserisce in una fase di massima tensione nello scontro tra l’ex “Re dei Paparazzi” e il gruppo televisivo Mediaset. Sabato 7 febbraio l’account del penalista è risultato irraggiungibile per ore, con l’avviso “profilo corrotto o rimosso”, per poi tornare online dopo quella che lo staff ha definito una “crisi virale dei contenuti”.
La coincidenza temporale con l’inasprimento della battaglia legale e mediatica ha alimentato ipotesi di pressioni esterne e tentativi di condizionamento, mentre le parti si preparano a un contenzioso che potrebbe fissare un precedente rilevante sul rapporto tra libertà di espressione, social network e potere dei grandi broadcaster.
La sparizione dell’account e le ipotesi su censure e crash
L’interruzione del profilo di Ivano Chiesa è stata rilevata da numerosi utenti nel pomeriggio di sabato, con l’impossibilità di accedere a contenuti e storie recenti. L’avviso tecnico ha fatto pensare a un problema di integrità del profilo, ma la tempistica, in piena escalation con Mediaset, ha aperto alla lettura di un possibile “silenzio” digitale. Fonti vicine al legale parlano di “crash virale dei contenuti”, formula che richiama sovraccarichi di segnalazioni o verifiche automatizzate. Il gruppo di Cologno Monzese ha smentito qualsiasi ruolo nell’episodio, collocandolo nel perimetro delle dinamiche interne di piattaforma e delle policy dei social.
La cornice legale e il clima di conflitto mediatico
Lo stop temporaneo dell’account si innesta in uno scenario di alta conflittualità, con Fabrizio Corona e il suo difensore impegnati in una contro‑narrazione rispetto alla versione di Mediaset. Le comunicazioni social di Ivano Chiesa sono divenute uno strumento strategico per anticipare mosse giudiziarie, contestare ricostruzioni televisive e consolidare il fronte dei sostenitori. In questo contesto, ogni anomalia digitale viene letta come potenziale segnale di pressione o controllo indiretto, alimentando un contenzioso che ormai si gioca su tre piani paralleli: giuridico, reputazionale e algoritmico, con i social al centro della scena.
Lettera ai locali e accuse di tentata estorsione a Mediaset
Al cuore dello scontro tra Fabrizio Corona e Mediaset vi è una comunicazione inviata, secondo la difesa, ai gestori dei locali che ospitano l’ex paparazzo per serate ed eventi. Nella lettera, il gruppo di Cologno Monzese inviterebbe a “vigilare attentamente” sul comportamento dell’ospite, richiamando precedenti ritenuti problematici. Per Ivano Chiesa questa iniziativa travalicherebbe la tutela della sicurezza, configurandosi come interferenza nell’attività lavorativa del proprio assistito.
Il legale ha reagito con toni duri, denunciando un presunto disegno volto a limitarne la presenza pubblica: prima sui social, poi nei locali, fino a una possibile compressione della libertà di parola anche nello spazio privato.
Il video virale di Ivano Chiesa e il tema libertà di espressione


In un video diffuso su Instagram, Ivano Chiesa ha attaccato frontalmente Mediaset, sostenendo che la lettera ai locali travisi il concetto di sicurezza trasformando i gestori in “custodi” della parola altrui. Il penalista ha rivendicato che “il compito di un locale non è limitare ciò che le persone possono dire o fare, purché nei limiti della legge”, marcando la differenza tra prevenzione di condotte illecite e controllo preventivo dei contenuti. La clip, rapidamente divenuta virale, ha consolidato la narrazione di un presunto tentativo di marginalizzazione professionale di Fabrizio Corona attraverso pressioni indirette sugli operatori del settore dell’intrattenimento.
L’annuncio di denuncia in tv e i possibili profili di reato
Ospite di Gurulandia, Ivano Chiesa ha annunciato la presentazione di una denuncia contro Mediaset per tentata estorsione o per qualunque diversa ipotesi di reato ravvisabile dalla Procura. “Fabrizio ha deciso di denunciare Mediaset per tentata estorsione o per qualunque altro reato che la Procura vorrà ravvisare”, ha dichiarato, definendo la missiva ai locali “grave” e priva di solido fondamento giuridico. In termini penalistici, l’ipotesi di tentata estorsione presuppone la prova di un condizionamento attraverso minaccia o violenza per ottenere un vantaggio; spetterà all’autorità giudiziaria valutare se la comunicazione contestata superi la soglia di una segnalazione prudenziale, assumendo rilevanza penale.
La controffensiva Mediaset: causa da 160 milioni e iniziativa sul cyberbullismo
La replica di Mediaset è arrivata con una strategia a doppio binario: un’azione civile da 160 milioni di euro contro Fabrizio Corona e il lancio di una campagna di sensibilizzazione sul cyberbullismo. Nel comunicato, il gruppo televisivo ha chiarito che le somme eventualmente riconosciute in sede giudiziaria saranno destinate a un fondo per sostenere le spese legali delle vittime di stalking, dei reati del Codice Rosso e dei fenomeni di violenza online. Parallelamente, l’azienda ha ribadito di non avere alcun ruolo nella chiusura dei profili social di Corona, spiegando di non poter incidere sulle decisioni unilaterali delle piattaforme.
Risarcimento record e fondo per le vittime di violenza digitale
L’entità della richiesta risarcitoria – 160 milioni di euro – colloca il procedimento tra i più rilevanti del recente contenzioso mediatico italiano. Secondo Mediaset, tali somme, se riconosciute, non avrebbero finalità speculative ma verrebbero integralmente destinate a un fondo dedicato alla tutela delle vittime di stalking, dei reati inclusi nel Codice Rosso e di cyberbullismo. Questa scelta punta a legittimare l’azione giudiziaria come risposta a una comunicazione ritenuta diffamatoria e lesiva, ancorandola a una finalità sociale. Resta da valutare in sede processuale la proporzionalità tra danno lamentato e importo richiesto.
Profili social chiusi e accuse di silenziamento sistematico
Il gruppo di Cologno Monzese ha negato qualsiasi coinvolgimento anche nella chiusura e successiva riattivazione dei profili di Fabrizio Corona, attribuendo le sospensioni alle policy interne delle piattaforme. Dall’altra parte, l’entourage dell’ex paparazzo parla di un tentativo “sistematico” di silenziamento mediatico e professionale, che comprenderebbe segnalazioni ai locali, iniziative legali milionarie e un clima di delegittimazione pubblica. Il contenzioso si colloca così al crocevia tra diritto di critica, tutela della reputazione, responsabilità degli intermediari digitali e potere dei grandi gruppi editoriali nel modellare lo spazio del dibattito pubblico.
FAQ
Perché è scomparso il profilo Instagram di Ivano Chiesa?
L’account di Ivano Chiesa ha mostrato un messaggio di profilo “corrotto o rimosso” per alcune ore. Fonti vicine al legale parlano di “crisi virale dei contenuti”, ipotizzando un mix di segnalazioni e controlli automatici della piattaforma, senza prove di interventi esterni diretti.
Qual è l’origine del nuovo scontro tra Fabrizio Corona e Mediaset?
Lo scontro nasce da una lettera che Mediaset avrebbe inviato ai locali che ospitano Fabrizio Corona, invitandoli a monitorarne il comportamento. Per la difesa si tratterebbe di interferenza nell’attività lavorativa; per l’azienda, di una legittima segnalazione prudenziale.
Cosa conteneva il video virale pubblicato da Ivano Chiesa?
Nel video su Instagram, Ivano Chiesa ha accusato Mediaset di confondere sicurezza e censura, sostenendo che “il compito di un locale non è limitare ciò che le persone possono dire o fare, purché nei limiti della legge”, e denunciando un presunto tentativo di silenziare Corona nei luoghi pubblici.
Perché si parla di tentata estorsione nei confronti di Mediaset?
A Gurulandia, Ivano Chiesa ha annunciato una denuncia contro Mediaset ipotizzando il reato di tentata estorsione, legato al contenuto della lettera ai locali. Sarà la Procura a valutare se la comunicazione configuri minacce idonee a integrare una fattispecie penale.
In cosa consiste la causa da 160 milioni intentata da Mediaset?
Mediaset ha avviato un’azione civile contro Fabrizio Corona chiedendo 160 milioni di euro di risarcimento per presunti danni all’immagine. L’azienda ha dichiarato che eventuali somme riconosciute saranno destinate a un fondo per le vittime di stalking, Codice Rosso e cyberbullismo.
Come si inserisce il tema del cyberbullismo in questa vicenda?
Parallelamente alla causa civile, Mediaset ha lanciato una campagna sulle proprie reti contro il cyberbullismo, collegandola alla scelta di destinare l’eventuale risarcimento a un fondo per l’assistenza legale delle vittime di violenza online e reati connessi.
Che ruolo hanno i social network nello scontro tra le parti?
I social sono il principale teatro della contro‑narrazione di Fabrizio Corona e di Ivano Chiesa, ma anche l’ambito in cui emergono segnalazioni, sospensioni di profili e dinamiche algoritmiche. Questo rende centrale il tema dei limiti alla libertà di espressione sulle piattaforme private.
Qual è la fonte delle informazioni su Ivano Chiesa, Corona e Mediaset?
Le informazioni riportate derivano dall’analisi e rielaborazione giornalistica dei contenuti originariamente pubblicati da cpop.it sul caso che coinvolge Fabrizio Corona, l’avvocato Ivano Chiesa e il gruppo Mediaset.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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