F-35 scuotono la politica italiana: canone e immigrazione al centro di scontri e decisioni cruciali
F-35 e priorità della difesa aerea
Consiglio federale e Dipartimento della difesa apriranno il 2026 con un dossier centrale: l’aggiornamento delle priorità per la difesa aerea 2026/2027 e la decisione sul numero di F-35 da acquistare dal costruttore statunitense Lockheed Martin. Il tema, congelato durante la pausa invernale, torna sul tavolo a fine gennaio, in parallelo al riavvio dei lavori governativi e con un quadro finanziario reso più complesso dal rincaro dichiarato dagli Stati Uniti, che stimano extracosti nell’ordine dei miliardi.
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La variabile chiave è il dimensionamento della flotta: definire quanti velivoli servono per garantire sorveglianza, prontezza operativa e interoperabilità, mantenendo gli impegni di modernizzazione e contenendo l’impatto sul bilancio federale. La pianificazione coinvolge l’intero ciclo di vita del sistema, dalla logistica alla formazione dei piloti, fino agli aggiornamenti software, con una ricaduta diretta sulle priorità d’investimento della difesa per il biennio in esame.
Sullo sfondo, il calendario politico aggiunge pressione. La prima seduta del governo, presieduta dal nuovo presidente della Confederazione Guy Parmelin, segna l’avvio formale del processo decisionale, mentre il confronto parlamentare della sessione primaverile fisserà l’orientamento sulle risorse e l’architettura della spesa. Il dossier F-35 si interseca inoltre con i tavoli internazionali: al World Economic Forum di Davos l’attenzione svizzera è puntata anche sulle trattative con gli USA, contesto nel quale il capitolo industriale e tecnologico dell’acquisto riveste un valore politico non trascurabile.
La partita di fine gennaio ruota attorno a tre criteri: efficacia operativa rispetto alle minacce aeree e ai requisiti di polizia del cielo; sostenibilità finanziaria in presenza di aumenti di prezzo comunicati dal fornitore; calendarizzazione degli step contrattuali e di consegna, per evitare colli di bottiglia nel rinnovamento della flotta. La definizione delle priorità 2026/2027 fungerà da matrice per le decisioni successive, inclusa la gestione dei rischi su costi e tempi e l’eventuale rimodulazione di altri programmi d’armamento.
Con costi in crescita e margini di bilancio sotto osservazione, l’esecutivo dovrà ancorare la scelta a scenari chiari: quante unità garantiscono copertura e deterrenza, quale profilo di spesa è realistico, quali compensazioni industriali sono esigibili. Il passaggio determinerà l’equilibrio tra sicurezza, finanze pubbliche e coerenza della pianificazione militare per il prossimo biennio.
Canone radiotelevisivo e riforme fiscali
Il 2026 si aprirà con una tornata di decisioni che intrecciano canone radiotelevisivo e riforme del sistema tributario. L’8 marzo, nella prima votazione federale dell’anno, gli elettori si pronunceranno sull’iniziativa che propone di ridurre a 200 franchi il contributo destinato alla SSR. Il tema, ad alta sensibilità politica e sociale, condiziona il perimetro di finanziamento del servizio pubblico e, per estensione, la programmazione dei contenuti nelle tre regioni linguistiche. La campagna si gioca su due assi: sostenibilità economica delle redazioni e tutela del pluralismo informativo da un lato; equità del prelievo e alleggerimento del costo per famiglie e imprese dall’altro.
La discussione sul canone si innesta nel pacchetto di misure di riequilibrio dei conti che approderà in sessione primaverile tra il 2 e il 20 marzo. L’eventuale contrazione delle entrate destinate al comparto mediatico impone scenari differenziati su programmazione, investimenti tecnologici e copertura territoriale. In Parlamento il confronto verterà su strumenti compensativi e salvaguardie minime, con l’obiettivo di evitare effetti regressivi sui presidi informativi delle aree periferiche e minoritarie.
In parallelo, il dossier sull’imposizione individuale entra nel vivo con la proposta di superare la cosiddetta “penalizzazione del matrimonio”. Il modello prevede che ogni contribuente, sposato o non sposato, presenti la propria dichiarazione fiscale in autonomia. L’impatto atteso tocca tre fronti: neutralità del sistema verso le diverse forme familiari, semplificazione degli adempimenti e riallineamento degli incentivi al lavoro secondario, in particolare per i nuclei con doppio reddito. Il dibattito parlamentare si concentrerà su gettito, ripartizione degli oneri tra Confederazione e cantoni e tempistica di implementazione.
La stessa giornata di voto include inoltre l’iniziativa per il contante e il pacchetto sul fondo clima, elementi che, pur non fiscali in senso stretto, influenzano le scelte di politica economica e l’allocazione delle risorse pubbliche. La definizione di priorità tra sostegno all’innovazione, stabilità del sistema dei pagamenti e disciplina di bilancio si rifletterà nelle trattative di fine sessione sugli sgravi e sulle misure strutturali.
La calendarizzazione serrata impone scelte coerenti: l’esito del voto sul canone determinerà il perimetro di intervento sull’ecosistema dell’informazione, mentre la riforma fiscale ridisegnerà gli incentivi microeconomici. Un approccio integrato, che tenga insieme sostenibilità finanziaria, qualità del servizio pubblico e prevedibilità del prelievo, sarà determinante per evitare misure emergenziali nella seconda metà dell’anno.
Immigrazione, votazioni popolari e calendario istituzionale
L’agenda del 2026 concentra in pochi mesi i nodi della politica migratoria, la scansione delle votazioni federali e i rinnovi a livello cantonale, delineando un percorso decisionale serrato per istituzioni e partiti. Dopo la ripresa dei lavori del Consiglio federale a metà gennaio sotto la presidenza di Guy Parmelin, il focus si sposta sulle prime scadenze elettorali e sull’allineamento delle commissioni in vista della sessione primaverile.
Dall’8 marzo si apre una fase di consultazione popolare a tappe. Oltre ai dossier sul canone e sulle riforme fiscali, gli elettori saranno chiamati a esprimersi su iniziative legate all’assetto economico e istituzionale – tra cui il mantenimento del contante e il fondo clima – che incidono indirettamente anche sulla gestione delle pressioni migratorie, attraverso il quadro di finanza pubblica e gli investimenti sociali. Parallelamente, avanzano i lavori su proposte che toccano l’equilibrio demografico e le infrastrutture: le iniziative sulle strutture per l’infanzia, sui fuochi d’artificio, sull’importazione di foie gras e pellicce, così come “Mai una Svizzera da 10 milioni”, potrebbero confluire nel pacchetto della consultazione di giugno o, in alternativa, essere calendarizzate per l’autunno, a seconda dell’esito dei referendum pendenti su servizio civile ed esportazioni di materiale bellico.
Il quadrante cantonale aggiunge complessità. L’8 marzo, nel Canton Vaud è attesa un’elezione suppletiva per sostituire Rebecca Ruiz al Consiglio di Stato, mentre Appenzello Esterno voterà per un nuovo rappresentante al Consiglio nazionale dopo le dimissioni di David Zuberbühler. Nel Canton Glarona è previsto il rinnovo del governo, e Obvaldo e Nidvaldo rinnoveranno governo e parlamento. Il 29 marzo sarà il turno del Canton Berna, dove la competizione per i sette seggi in governo – quattro oggi in mano ai partiti borghesi, tre all’area rosso-verde – si preannuncia particolarmente contendibile, con potenziali effetti sulla gestione cantonale dei dossier migratori e di sicurezza.
Ad aprile, il 22, il governo terrà una seduta “extra muros”, la ventunesima dal 2010, con località ancora da definire. L’appuntamento ha una valenza politica e simbolica: porta l’esecutivo nei cantoni, favorendo il confronto diretto con le realtà locali su temi come integrazione, mercato del lavoro e servizi pubblici. In avvicinamento all’estate, la sessione dall’1 al 19 giugno e la seconda domenica federale di voto, il 14 giugno, rappresentano il crocevia per il voto su referendum e iniziative in coda d’iter, con la possibilità che temi connessi alla gestione dei flussi, alla coesione sociale e alla capacità di accoglienza entrino nell’ordine del giorno.
Il medesimo 14 giugno, nei Grigioni, il rinnovo delle autorità cantonali – con un esecutivo uscente formato da tre esponenti del Centro, uno del PLR e uno del PS – potrebbe ridefinire gli equilibri dell’area di lingua italiana. L’UDC punta a conquistare una poltrona, obiettivo che si inserisce in una strategia più ampia di influenza sui dossier di sicurezza e migrazione a livello regionale. A fine mese, dopo l’ultima seduta ordinaria pre-pausa estiva, i membri del governo parteciperanno alla tradizionale escursione di due giorni, appuntamento consuetudinario dal 1957 che dal 1961 si svolge di norma nel cantone d’origine del presidente in carica, senza interruzioni dell’operatività istituzionale.
Con il rientro in autunno, Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati si riuniranno a Berna dal 14 settembre al 2 ottobre per la sessione autunnale, con gli elettori nuovamente alle urne il 27 settembre. I temi possibili riprendono il bacino di oggetti non trattati a giugno, a partire dalle iniziative a impatto demografico e sociale. Nel frattempo, i cantoni di Zugo (4 ottobre) e Friburgo (8 novembre) procederanno ai rinnovi di parlamento e governo: a Zugo la sinistra tenterà ancora di entrare in un esecutivo oggi interamente borghese, mentre a Friburgo il voto completerà il quadro autunnale. Le ultime scadenze dell’anno vedono il 29 novembre come data di votazione popolare e, dal giorno successivo al 18 dicembre, l’ultima sessione delle Camere, con i conti 2027 come perno e implicazioni sul finanziamento delle politiche pubbliche, inclusi i capitoli collegati all’integrazione e alla sicurezza interna.
FAQ
- Quali sono le principali decisioni previste per la difesa aerea nel 2026?
La definizione delle priorità 2026/2027 e la decisione sul numero di F-35 da acquistare da Lockheed Martin, con attenzione a efficacia operativa, sostenibilità finanziaria e tempi di consegna. - Quando si voterà sulla riduzione del canone radiotelevisivo a 200 franchi?
L’8 marzo, nella prima tornata federale di votazioni del 2026, insieme ad altri oggetti come iniziativa per il contante e fondo clima. - In cosa consiste l’imposizione individuale proposta dal Parlamento?
Ogni persona, sposata o non sposata, presenterebbe la propria dichiarazione fiscale separatamente, superando la “penalizzazione del matrimonio” e incidendo su gettito e ripartizione degli oneri. - Quali consultazioni popolari sono possibili a giugno e settembre?
A giugno potrebbero andare al voto referendum su servizio civile ed esportazioni di materiale bellico e iniziative su infanzia, fuochi d’artificio, foie gras, pellicce e “Mai una Svizzera da 10 milioni”; gli oggetti non trattati potrebbero slittare al 27 settembre. - Quali cantoni avranno elezioni rilevanti nella prima metà del 2026?
Vaud (suppletiva per sostituire Rebecca Ruiz), Appenzello Esterno (Consiglio nazionale), Glarona, Obvaldo e Nidvaldo (governo e parlamento), oltre a Berna il 29 marzo. - Quali sono le principali scadenze istituzionali di fine anno?
Votazioni popolari del 29 novembre e quarta sessione delle Camere dal 30 novembre al 18 dicembre, con dibattito sui conti 2027.




