Eurovision divide i Big di Sanremo: motivi nascosti dei loro rifiuti

Eurovision e Sanremo 2026, tra musica, politica e responsabilità degli artisti
L’edizione 2026 del Festival di Sanremo non si gioca solo sul palco dell’Ariston. Alle prove, agli ascolti in radio e alle strategie promozionali si affianca un interrogativo che divide i 30 Big in gara: accettare o meno la partecipazione all’Eurovision Song Contest in caso di vittoria.
L’Eurovision, nato come kermesse di intrattenimento, è oggi un luogo in cui musica, geopolitica e opinione pubblica si intrecciano. Il dibattito su Israele, sulle esclusioni “politiche” e sul ruolo degli artisti in tempi di conflitto trasforma una tradizionale opportunità di carriera in una decisione identitaria.
Da qui la scelta della direzione di Sanremo 2026 di sondare in anticipo la disponibilità dei Big, mentre le loro risposte mostrano un fronte tutt’altro che compatto.
Un Eurovision sempre più condizionato dal contesto internazionale
L’Eurovision è diventato una piattaforma globale dove ogni gesto assume un valore politico. Le polemiche sulla presenza di Israele, le richieste di esclusione, le prese di posizione dei Paesi partecipanti hanno cambiato la percezione del contest.
Per gli artisti che arrivano da Sanremo, non si tratta più solo di esibirsi davanti a un pubblico europeo, ma di gestire esposizione mediatica, possibili boicottaggi e il rischio di strumentalizzazione. Accettare l’invito significa, per molti, decidere anche quale linea tenere su temi che superano la sola dimensione musicale.
La domanda non è più semplicemente “ci vado o no?”, ma “cosa rappresento andando o non andando?”.
Laura Pausini: partecipare senza confondere arte e governi
Co-conduttrice di Sanremo 2026, Laura Pausini ha scelto una posizione netta. Ha dichiarato che, se fosse in gara, all’Eurovision “io ci andrei”, marcando la distanza tra responsabilità politiche e libertà artistica.
Secondo la cantante, un artista non può essere ritenuto responsabile delle scelte di un governo: “Un capo di Governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini”. Da qui il no all’idea di penalizzare i concorrenti di un Paese per ciò che accade sul piano geopolitico.
La sua posizione rafforza una visione dell’Eurovision come spazio da difendere dall’eccesso di politicizzazione, pur senza ignorare il contesto internazionale.
Le scelte dei Big di Sanremo 2026: tra rifiuti, perplessità e proteste creative
A entrare nel merito per prima è stata Levante, inaugurando un dibattito che ha rapidamente coinvolto molti dei Big di Sanremo 2026. Le risposte spaziano dal rifiuto totale alla disponibilità condizionata, passando per chi vede nell’Eurovision uno strumento di protesta dall’interno.
La varietà di posizioni fotografa bene il clima del 2026: per un artista, accettare il palco europeo non è più solo una tappa di carriera ma un atto pubblico con implicazioni etiche, politiche e narrative.
Nei prossimi mesi, il tema resterà centrale anche per il pubblico e per l’industria musicale, chiamati a confrontarsi con confini sempre più sfumati tra cultura pop e conflitti globali.
Levante dice no: “Non vado a casa del ladro”
Tra le voci più nette spicca Levante, che ha escluso la partecipazione all’Eurovision in caso di vittoria a Sanremo. La cantautrice ha sintetizzato la propria posizione con una frase destinata a far discutere, dichiarando di non sentirsi di andare “a casa del ladro”.
La scelta è motivata da una valutazione etica del contesto internazionale e dall’idea che, in questo momento, salire su quel palco significhi implicitamente legittimare una situazione che non condivide.
La posizione di Levante evidenzia come una parte del mondo musicale percepisca l’Eurovision 2026 non come semplice competizione, ma come luogo politicamente compromesso.
Michele Bravi: contro la cultura della cancellazione
Michele Bravi problematizza invece l’idea stessa di escludere o auto-escludersi per motivi politici. Si chiede se sia “giusto che una competizione musicale escluda qualcuno per un giudizio politico”, rivendicando che “l’artista rappresenta l’arte, non una politica”.
Pur dichiarando di non condividere ciò che accade nel contesto coinvolto, il cantante si dice contrario alla “cultura della cancellazione” e ammette di non avere ancora una risposta definitiva: “Oggi non ho una risposta: non direi di no, perché sarebbe avallare la cultura dell’esclusione”.
La sua posizione apre un fronte diverso: contestare ciò che succede, senza però cedere alla logica del boicottaggio automatico.
Eurovision come spazio di messaggi: tra diplomazia, protesta e dialogo
Altri Big di Sanremo 2026 guardano all’Eurovision come a uno spazio dove la musica può veicolare messaggi, più che come terreno da abbandonare. Qui il dissenso non si esprime con il rifiuto, ma con un uso mirato del palco, del testo e della performance.
Le posizioni di Serena Brancale, J-Ax, Ermal Meta e Leo Gassmann raccontano quattro approcci diversi: dall’attenzione prioritaria alla canzone fino alla visione dello show come “Olimpiadi della musica”, luogo dove i ponti dovrebbero restare aperti anche quando la politica costruisce muri.
Ne esce un quadro composito, utile per capire come gli artisti italiani stiano ridefinendo il proprio ruolo pubblico.
Serena Brancale, J-Ax ed Ermal Meta: usare il palco, non fuggirlo
Serena Brancale, concentrata sulle prove a Sanremo, ammette di non avere l’Eurovision come pensiero prioritario, ma riconosce che “partecipando si possa essere portatori di un bellissimo messaggio”. Per lei il focus resta la qualità artistica, senza escludere un possibile valore simbolico del palco europeo.
J-Ax sceglie la chiave provocatoria. Valuta l’ipotesi di partecipare, ma “cambiando il testo” per inserirvi “un bel proclama”, magari con “un passaggio ambiguo” non immediatamente decifrabile. Richiama la sua Ohi Maria, spesso fraintesa, per rivendicare la capacità della musica pop di agire in modo sotterraneo.
Più direttamente politico Ermal Meta, che vede nell’Eurovision “tanti modi per protestare”, anche “andare lì e cantare più da vicino” una canzone scomoda. Richiama la rivoluzione in Albania per sostenere che l’assenza può essere un errore: “Mai però accetterò di modificare il testo. Devo essere in primis fedele a me stesso”.
Leo Gassmann: la musica come le Olimpiadi, contro i muri
Leo Gassmann sposta la riflessione su un piano quasi etico-sportivo. Pur dichiarando di non avere “una risposta netta” e di non considerare realistico vincere Sanremo, apre un ragionamento di principio: “Io vedo la musica come lo sport”.
Richiama le Olimpiadi, che storicamente hanno permesso ai Paesi in guerra di incontrarsi. Da qui il dubbio: è davvero giusto impedire a un Paese, e ai suoi artisti, di partecipare? Si definisce “pro Palestina” e “dalla parte dei più deboli”, ma teme che “alzare muri” e togliere la parola anche agli artisti sia “pericoloso”.
Per Gassmann, l’Eurovision dovrebbe restare un ponte: rinunciare al dialogo artistico rischia di spegnere una delle poche vie di confronto ancora possibili.
FAQ
Perché l’Eurovision 2026 è così discusso tra i Big di Sanremo?
L’Eurovision 2026 arriva in un contesto di forte tensione internazionale, con il caso Israele al centro. Per molti artisti, partecipare significa esporsi su temi politici sensibili, non solo cantare in una gara.
Che ruolo ha Sanremo 2026 nella scelta sull’Eurovision?
La direzione di Sanremo 2026 ha chiesto in anticipo ai Big se sarebbero disposti ad andare all’Eurovision in caso di vittoria, per evitare rinunce dell’ultima ora e chiarire subito il quadro delle disponibilità.
Cosa sostiene Laura Pausini sulla partecipazione all’Eurovision?
Laura Pausini ritiene che un artista non debba essere penalizzato per le scelte di un governo. Ha dichiarato che lei all’Eurovision “ci andrebbe”, difendendo la separazione tra responsabilità politiche e libertà artistica.
Perché Levante ha escluso la sua presenza all’Eurovision?
Levante ha annunciato che, anche se vincesse Sanremo, non andrebbe all’Eurovision. Ha motivato la scelta con ragioni etiche, arrivando a dire che non vuole presentarsi “a casa del ladro”, espressione che segnala un rifiuto netto del contesto.
Qual è la posizione di Michele Bravi sul boicottaggio?
Michele Bravi critica la “cultura della cancellazione”. Non condivide quanto accade a livello politico, ma teme che dire no all’Eurovision significhi legittimare l’esclusione come strumento abituale, anche in ambito culturale.
Come intendono usare il palco J-Ax, Serena Brancale ed Ermal Meta?
Serena Brancale punta prima di tutto sulla musica, ma riconosce la possibilità di veicolare “un bellissimo messaggio”. J-Ax ipotizza un testo modificato per inserirvi un proclama sottile, mentre Ermal Meta vede nell’Eurovision un’occasione di protesta dall’interno, senza cambiare una virgola del proprio brano.
In che senso Leo Gassmann paragona musica e Olimpiadi?
Leo Gassmann richiama lo spirito delle Olimpiadi, che favoriscono dialogo anche tra Paesi in conflitto. Teme che escludere artisti e delegazioni significhi alzare muri e perdere uno spazio prezioso di confronto non armato.
Qual è la fonte delle dichiarazioni riportate sui Big di Sanremo 2026?
Le posizioni di Levante, Michele Bravi, Serena Brancale, J-Ax, Ermal Meta, Leo Gassmann e di Laura Pausini sono rielaborate e analizzate a partire dall’articolo originale pubblicato da DiLei.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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