Europa punta sull’open source, cresce l’allarme concorrenza di Google

Strategia UE sulla sovranità digitale e ruolo dell’open source
L’Unione europea ha avviato una svolta operativa per ridurre la dipendenza dalle grandi piattaforme digitali extra-UE, puntando su infrastrutture, cloud e software sotto maggiore controllo europeo. Secondo la Commissione europea, l’open source genera già tra 65 e 95 miliardi di euro l’anno di PIL, con un potenziale di crescita rilevante se sostenuto da politiche industriali mirate. A gennaio 2026 Bruxelles ha avviato una consultazione pubblica per rafforzare la sovranità digitale, orientando le Pubbliche Amministrazioni verso soluzioni aperte e infrastrutture meno esposte ai fornitori non europei.
Norme europee e obiettivi di indipendenza tecnologica
L’indipendenza tecnologica europea mira a ridurre il rischio di lock-in e il potere negoziale dei fornitori globali nelle infrastrutture critiche, nei servizi cloud e nei software di base.
Il quadro normativo ruota attorno al Digital Markets Act, al rafforzamento dei requisiti su interoperabilità, accesso equo ai dati e localizzazione delle informazioni sensibili su server UE.
Gli enti pubblici sono spinti a privilegiare soluzioni verificabili, auditabili e con codice ispezionabile, per aumentare resilienza, trasparenza e capacità di controllo sui sistemi strategici.
Open source come leva industriale e di policy
Per Bruxelles l’open source non è solo un’opzione tecnica, ma un asset industriale e geopolitico.
La possibilità di riuso del codice, adattamento locale e riduzione dei costi di licenza è considerata chiave per sostenere la competitività dell’ecosistema digitale europeo.
La Commissione lega la sovranità digitale alla nascita di filiere europee di supporto, consulenza e servizi gestiti basati su software aperto, in grado di competere con i grandi provider globali.
Le critiche di Google e i timori sulla competitività europea
Google contesta l’idea che la sovranità digitale debba tradursi in una preferenza “a priori” per l’open source e in barriere normative verso i grandi fornitori globali. Per l’azienda, un’applicazione rigida di questo approccio rischia di ridurre l’accesso europeo alle tecnologie più avanzate in settori come intelligenza artificiale, analisi dati e servizi cloud gestiti, creando distanze competitive rispetto ad altre aree del mondo.
La posizione di Kent Walker sul “paradosso competitivo”
Secondo Kent Walker, presidente degli affari globali e chief legal officer di Google, l’Europa correrebbe il rischio di un “paradosso competitivo”.
Si punta alla crescita economica mentre si limita l’uso degli strumenti tecnologici che la abilitano, introducendo barriere normative e vincoli d’accesso ai provider globali.
Walker sostiene che Google “fornisce un grande valore all’Europa” e avverte che ostacolare l’adozione delle tecnologie più mature potrebbe rallentare innovazione e produttività.
Frammentazione del mercato e velocità dell’innovazione
Per Google, il rischio principale è una frammentazione regolatoria che renda più complessa la fornitura di servizi omogenei in tutta l’UE.
Le piattaforme globali evolvono con cicli di aggiornamento rapidi, mentre i processi normativi e di certificazione europei sono più lenti e strutturati.
La sostituzione di servizi consolidati con alternative open source richiede tempi di sviluppo, integrazione e test che potrebbero rallentare la digitalizzazione di PA e imprese rispetto ai concorrenti internazionali.
Open source, sicurezza e impatto sulle infrastrutture cloud
L’orientamento europeo vede nel software open source una leva per rafforzare trasparenza e sicurezza dei sistemi, ma anche una sfida di governance. La disponibilità del codice agevola audit indipendenti e controllo delle vulnerabilità, riducendo il rischio di backdoor e dipendenze opache. Al tempo stesso, l’assenza di un supporto strutturato per molti progetti impone nuovi modelli organizzativi e requisiti minimi di sicurezza a livello europeo.
Sicurezza, governance e limiti strutturali dell’open source
La sicurezza dell’open source non è automatica: richiede manutenzione continua, processi di revisione formali e gestione attenta delle dipendenze e delle librerie utilizzate.
Per le infrastrutture critiche servono SLA, tracciabilità e certificazioni, non sempre disponibili nei progetti comunitari.
Iniziative come il Cyber Resilience Act puntano a introdurre requisiti minimi di sicurezza anche per il software aperto, affinché l’adozione su larga scala non crei nuovi punti di vulnerabilità sistemica.
Cloud, dati e modelli ibridi di sovranità digitale
Nell’area cloud il nodo centrale è il controllo giuridico sui dati e la loro localizzazione sul territorio europeo.
I grandi provider statunitensi stanno introducendo regioni europee separate e opzioni di localizzazione dei dati per rispondere alle richieste normative.
Parallelamente crescono piattaforme cloud open source, basate su Kubernetes e stack di virtualizzazione aperti, che però richiedono competenze specialistiche, standard comuni e modelli ibridi di integrazione con i servizi commerciali esistenti.
FAQ
Che cosa intende l’UE per sovranità digitale
La sovranità digitale indica la capacità europea di controllare infrastrutture, dati e tecnologie critiche, riducendo dipendenze da fornitori extra-UE e rafforzando autonomia regolatoria, industriale e di sicurezza.
Perché la Commissione europea spinge sull’open source
L’open source è considerato un volano economico e di autonomia tecnica: riduce lock-in, favorisce il riuso del codice, aumenta trasparenza e permette audit indipendenti sui sistemi utilizzati da PA e imprese.
Quali sono le principali preoccupazioni di Google
Google teme che barriere normative e preferenze rigide per l’open source limitino l’accesso dell’Europa alle tecnologie più avanzate, rallentando innovazione, competitività e capacità di attrarre investimenti.
Cosa significa il paradosso competitivo citato da Kent Walker
Per Kent Walker l’Europa rischia di voler crescere economicamente mentre restringe l’uso degli strumenti tecnologici più efficaci, creando un paradosso tra obiettivi di sviluppo e vincoli normativi.
In che modo l’open source incide sulla sicurezza informatica
Il codice aperto facilita controlli e audit, ma richiede governance strutturata, manutenzione costante e gestione rigorosa delle vulnerabilità per garantire livelli di sicurezza adeguati alle infrastrutture critiche.
Qual è l’impatto delle politiche UE sui servizi cloud
Le politiche europee spingono verso localizzazione dei dati, controllo giuridico e maggiore interoperabilità, favorendo modelli cloud sovrani e soluzioni ibride tra provider globali e piattaforme open source.
Che ruolo ha il Cyber Resilience Act nell’ecosistema open source
Il Cyber Resilience Act introduce requisiti minimi di sicurezza e responsabilità anche per il software aperto, con l’obiettivo di ridurre i rischi sistemici derivanti da vulnerabilità non gestite.
Qual è la fonte delle dichiarazioni di Google sull’open source in Europa
Le posizioni di Google e di Kent Walker sulla strategia europea per l’open source e la sovranità digitale sono riportate e analizzate dall’articolo originale pubblicato su IlSoftware.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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