Euro digitale: appello shock di 68 economisti all’UE per salvare la sovranità monetaria

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Rischi per la sovranità monetaria europea
L’Europa è a un bivio strategico: senza un impegno deciso sull’euro digitale della BCE, l’Eurozona rischia di cedere leve cruciali della propria sovranità monetaria. Sessantotto economisti e accademici, in una lettera indirizzata al Parlamento europeo, avvertono che l’inerzia politica aprirebbe spazi ai circuiti di pagamento extraeuropei, comprimendo l’autonomia decisionale dell’Unione. La posta in gioco non è tecnica, ma geopolitica.
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Tredici Paesi dell’area euro non dispongono oggi di un’infrastruttura nazionale di pagamenti digitali e dipendono da operatori esteri. Questa vulnerabilità espone consumatori, imprese e istituzioni a rischi sistemici non governati da norme europee, con possibili interruzioni di servizio, extracosti e condizionamenti strategici. Il controllo dei canali di pagamento è ormai parte della sicurezza economica.
I firmatari indicano un euro digitale pubblico come “unica difesa” credibile per presidiare stabilità e resilienza, riducendo la dipendenza da piattaforme statunitensi e consolidando standard comuni. Senza un mandato chiaro dell’Europarlamento entro fine anno, anche il sostegno già espresso dal Consiglio europeo rischia di non tradursi in un’infrastruttura operativa entro il 2029.
L’assenza di un’alternativa europea rafforzerebbe asimmetrie di mercato e concentrazioni di potere nei pagamenti, con impatti diretti su privacy, continuità operativa e capacità dell’UE di intervenire in crisi finanziarie. Una moneta sovrana richiede canali di regolamento pienamente presidiati dall’architettura pubblica europea.
Vantaggi e funzionamento dell’euro digitale
BCE chiarisce che l’euro digitale affiancherà il contante, senza sostituirlo, con limiti alle giacenze per tutelare la stabilità del sistema. Sarà denaro pubblico garantito dalla banca centrale, con pari valore dell’euro fisico e senza rischio emittente tipico dei depositi bancari. Non è concepito come strumento di investimento o speculazione, ma come mezzo di pagamento sicuro e accessibile.
I pagamenti saranno possibili in negozi fisici e online, tra persone e verso la Pubblica Amministrazione, tramite smartphone, carte o dispositivi dedicati. L’infrastruttura includerà modalità offline per continuità di servizio anche senza connessione, con protocolli di sicurezza che preservano riservatezza e integrità delle transazioni.
La progettazione prevede standard europei interoperabili con i circuiti esistenti, riducendo i costi di accettazione per esercenti e favorendo la concorrenza nei servizi di pagamento. La gestione dei dati sarà limitata al necessario per prevenire frodi e rispettare il GDPR, con opzioni di privacy rafforzata in scenari offline.
Per cittadini e imprese il vantaggio chiave è la disponibilità di un mezzo di regolamento finale privo di rischio di controparte, con pagamenti istantanei, prevedibili e resilienti. Per l’ecosistema dei pagamenti significa una base pubblica neutrale su cui innovare, evitando lock-in tecnologici e dipendenze da operatori extraeuropei.
FAQ
- Che cos’è l’euro digitale?
È una forma di euro emessa dalla BCE per pagamenti elettronici, con lo stesso valore del contante. - L’euro digitale sostituirà il contante?
No, lo affiancherà; il contante resterà disponibile. - Quali sono i vantaggi principali per i cittadini?
Pagamenti sicuri, anche offline, senza rischio emittente e con ampia accettazione. - Come viene tutelata la privacy?
Gestione dati minimizzata e conformità al GDPR, con opzioni rafforzate in modalità offline. - È uno strumento di investimento?
No, è un mezzo di pagamento; sono previsti limiti alle giacenze per stabilità finanziaria. - Qual è l’impatto per gli esercenti?
Interoperabilità, costi potenzialmente inferiori e incassi istantanei. - Qual è la fonte giornalistica citata?
La lettera degli economisti è stata riportata dal Financial Times.
Resistenze bancarie e nodi politici
Il settore bancario europeo mantiene un approccio prudente, segnalando rischi per la raccolta e per la competizione con i colossi dei pagamenti statunitensi. Quattordici grandi istituti, citati da Forbes, temono che portafogli fino a 3.000 euro per cittadino presso la BCE possano drenare depositi a basso costo, riducendo margini e capacità di credito. La critica si concentra sul disegno operativo: tetti alle giacenze, remunerazione nulla e incentivi di migrazione dei fondi.
Secondo Hans Stegeman (Triodos Bank), l’obiettivo deve restare un sistema finanziario al servizio dell’economia reale, non vincolato a rendite di posizione. La replica dei sostenitori insiste su un’architettura che limiti l’attrattività come riserva e potenzi l’uso come strumento di pagamento, mitigando l’impatto sui bilanci bancari. Resta il nodo dell’intermediazione: ruolo degli operatori privati nell’onboarding, nella compliance e nel customer service.
Sul fronte politico, parte del Parlamento europeo spinge per una versione ridimensionata e una coesistenza forte con iniziative private in sviluppo. Il calendario istituzionale pesa: il mandato di Luis de Guindos scade a maggio, quello di Christine Lagarde nell’ottobre 2027, mentre la successione ai vertici influenzerà governance e tempi del progetto. Un voto incerto entro fine anno può rallentare la rotta verso il 2029, aprendo margini a compromessi su limiti, privacy, gestione dati e incentivi di utilizzo.




