Euro corre ancora, oro sfonda nuovi record e sorprende i mercati

Indice dei Contenuti:
Euro ai massimi dal 2021 mentre l’oro sfonda quota 5.000 dollari
Cambio in movimento
L’avvio di settimana sui mercati valutari vede l’ulteriore indebolimento del dollaro, con la moneta unica che ha sfiorato quota 1,19 sul biglietto verde, livelli che non si vedevano dall’estate 2021. Dopo il picco intraday il cambio si è parzialmente ridimensionato, stabilizzandosi poco sotto i massimi ma confermando un trend di rafforzamento della valuta condivisa.
Per le economie dell’area euro, un tasso di cambio così forte rappresenta un potenziale freno alla competitività delle esportazioni, in una fase già delicata per il commercio internazionale. I dati dell’Istat sul commercio estero e sulla dinamica del Pil del quarto trimestre, attesi a breve, forniranno indicazioni cruciali sull’impatto di questa dinamica sui conti con l’estero e sulla crescita.
L’indebolimento del dollaro non riguarda soltanto il rapporto con l’euro: la flessione è generalizzata e riflette anche le tensioni sul mercato dei titoli di Stato giapponesi e sullo yen. Le recenti pressioni sulla valuta nipponica hanno alimentato l’ipotesi di un possibile intervento congiunto tra Stati Uniti e Giappone per contenere la volatilità, scenario che i desk valutari monitorano con attenzione.
Corsa ai beni rifugio
In questo contesto di incertezza valutaria e geopolitica, gli investitori continuano a spostarsi verso gli asset difensivi. Il metallo giallo ha aggiornato un nuovo massimo storico, superando per la prima volta la soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia e mantenendosi nel pomeriggio in deciso rialzo, oltre il 2%, intorno a 5.080 dollari. Si tratta di un movimento sostenuto anche dagli acquisti delle banche centrali dei paesi emergenti e da una domanda d’investimento strutturalmente in crescita.
Ancora più marcato il rally dell’argento, che mette a segno progressi superiori al 12% attestandosi in area 114 dollari l’oncia, confermando la sua natura ibrida tra bene rifugio e metallo industriale. In scia, il platino avanza di oltre il 3%, sopra 2.800 dollari l’oncia, beneficiando sia delle tensioni di offerta sia della ricerca di diversificazione all’interno del comparto dei metalli preziosi.
Le tensioni geopolitiche restano un potente motore di questi movimenti: superata solo in parte la fase più critica del braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione Europea sulla Groenlandia, i mercati guardano ora all’innalzarsi della tensione con l’Iran. Segnalazioni di possibili spostamenti di mezzi militari Usa, inclusa la portaerei Lincoln, verso l’area hanno alimentato ulteriore domanda di copertura.
Fed sotto pressione
L’attenzione degli operatori è ora concentrata sul prossimo meeting del Fomc, il direttorio della Federal Reserve, che comunicherà le proprie decisioni sui tassi. L’esito della riunione potrebbe accentuare la volatilità del dollaro, soprattutto se la banca centrale dovesse segnalare una revisione della traiettoria di politica monetaria rispetto alle attese del mercato.
I riflettori, però, sono puntati soprattutto sulla conferenza stampa del presidente Jerome Powell, al centro di un braccio di ferro politico con l’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump. La recente notifica di un mandato di comparizione da parte del Dipartimento di Giustizia USA, legato a presunti illeciti nei costi degli appalti per il rinnovo della sede della banca centrale, è stata interpretata come un potenziale attacco all’autonomia dell’istituzione monetaria.
In una nota insolitamente dura, il vertice della banca centrale ha denunciato i rischi di ingerenza politica, mentre l’economia americana continua a mostrare una dinamica più vivace rispetto a quella dell’area euro: il Pil del terzo trimestre è stato rivisto al rialzo al +4,4% annuo, massimo da due anni, e l’inflazione di dicembre è rimasta stabile al 2,7%, quadro che lascia margini di manovra ma complica le scelte sui tassi.
FAQ
D: Perché la moneta unica si sta rafforzando sul dollaro?
R: Il movimento riflette l’indebolimento generalizzato del biglietto verde, attese sui tassi Usa più prudenti e flussi di portafoglio verso l’area euro.
D: In che modo un cambio forte incide sulle esportazioni?
R: Una valuta più forte rende i prodotti dell’area euro più costosi all’estero, riducendo competitività e margini delle aziende esportatrici.
D: Cosa spinge il metallo giallo oltre i 5.000 dollari?
R: A pesare sono l’aumento delle tensioni geopolitiche, gli acquisti delle banche centrali dei paesi emergenti e la ricerca di protezione dall’incertezza macro.
D: Perché argento e platino salgono più del metallo giallo?
R: Beneficiano sia della componente rifugio, sia della domanda industriale e di investimento, amplificando i rialzi nei momenti di stress di mercato.
D: Qual è il ruolo della Federal Reserve in questo scenario?
R: Le decisioni di politica monetaria della banca centrale Usa influenzano il costo del denaro globale, il cambio del dollaro e l’appetito per i beni rifugio.
D: Che impatto hanno le tensioni tra Stati Uniti, Unione Europea e Iran?
R: Aumentano il premio per il rischio percepito dagli investitori, favorendo flussi verso metalli preziosi e valute considerate più sicure.
D: Quali dati macro americani stanno guidando le aspettative sui tassi?
R: La crescita del Pil Usa al +4,4% annuo e un’inflazione stabile al 2,7% suggeriscono un’economia solida, ma lasciano aperto il dibattito sul ritmo dei futuri interventi della Fed.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di riferimento?
R: Le informazioni di base sul cambio, sui metalli preziosi e sul contesto geopolitico derivano da una nota dell’agenzia di stampa Askanews diffusa da Roma.




