Enrica Bonaccorti svela la nuova battaglia contro il tumore al pancreas e l’inaspettata richiesta per il funerale

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Enrica Bonaccorti e il tumore al pancreas: «Le cure non sono andate bene, ho ricominciato la chemioterapia. Al mio funerale non voglio fiori»
La lotta quotidiana
Nel salotto di Verissimo, davanti a Silvia Toffanin, Enrica Bonaccorti racconta con lucidità il percorso contro il tumore al pancreas, senza nascondere fatica e fragilità. Spiega che le terapie non hanno dato i risultati sperati e che è stato necessario ricominciare la chemioterapia, con controlli decisivi previsti tra tre mesi per valutare se l’intervento chirurgico diventerà possibile.
Descrive un equilibrio precario: giornate in cui si sente meglio, altre in cui il corpo cede, ma la volontà di andare avanti resta intatta. Ribadisce di “stare bene” per quanto possibile, consapevole però di dover affrontare ancora un percorso lungo e incerto.
L’attenzione del pubblico la imbarazza, ma riconosce quanto l’affetto collettivo la sostenga. Le cure la costringono a rinunce, persino sui dolci, con chi le sta accanto che la rimprovera affettuosamente quando cede a un pezzetto di cioccolato bianco, piccolo gesto di normalità in una vita scandita da esami e farmaci.
Affetti, memoria e scrittura
In questa fase delicata, il filo degli affetti tiene ancorata Enrica Bonaccorti alla quotidianità. Parla di una persona a cui desidera regalare serenità, protezione e la sensazione di una vita piena, soprattutto nel rapporto con il figlio, come se la malattia avesse reso ancora più urgente il bisogno di lasciare tracce concrete d’amore.
La sua bussola interiore resta il ricordo della madre, evocata come esempio di rigore e coraggio: “bisogna fare quello che bisogna fare, senza lamentarsi”. Una frase che lei trasforma in disciplina emotiva, scegliendo di esporsi in tv per raccontare la malattia con realismo, ma senza autocommiserazione.
La scrittura diventa rifugio e strumento di testimonianza. Nel parlare del suo lavoro letterario, Bonaccorti mostra il desiderio di trasformare il dolore in racconto, di ordinare emozioni e paure su pagine che restino, mentre il corpo affronta l’incertezza delle terapie.
Il nipote, il libro e l’addio senza fiori
Nel corso dell’intervista a Verissimo, arriva una sorpresa del nipote Teo, che emoziona profondamente Enrica Bonaccorti. Ricorda gli anni difficili vissuti dal ragazzo e confessa che sentirsi chiamare “nonna” resta per lei una delle gioie più grandi, un richiamo potente alla vita oltre la malattia.
Parlando del suo libro Nove novelle senza lieto fine, sottolinea il gusto per le storie senza consolazione forzata, in cui la verità dei sentimenti conta più della ricerca artificiale del lieto fine. Una poetica coerente con il modo in cui affronta anche il tumore: senza edulcorare, ma senza rinunciare alla dignità.
Con rara schiettezza, confida di non volere fiori al proprio funerale, quasi a rifiutare la retorica dell’addio. Una scelta che suona come invito a sostituire i gesti simbolici con azioni concrete e con il ricordo vivo di ciò che ha significato, professionalmente e umanamente, la sua presenza nel mondo della televisione e della cultura italiana.
FAQ
D: Che tipo di tumore ha colpito Enrica Bonaccorti?
R: È affetta da un tumore al pancreas attualmente non operabile.
D: Perché Enrica Bonaccorti ha ripreso la chemioterapia?
R: Perché le prime cure non hanno prodotto cambiamenti significativi sulle condizioni del tumore.
D: Quando saprà se potrà essere operata?
R: Tra circa tre mesi, dopo nuovi esami e indagini cliniche di controllo.
D: Come vive l’attenzione del pubblico in questo momento?
R: Dice di provare imbarazzo, ma ammette di sentire profondamente l’affetto che le arriva da chi la segue.
D: Chi la sostiene maggiormente durante le cure?
R: Persone a lei molto vicine che la aiutano anche nelle piccole cose quotidiane, come l’alimentazione durante la chemioterapia.
D: Che ruolo ha il nipote Teo nella sua vita?
R: È una figura centrale e commovente, e sentirsi chiamare “nonna” da lui rappresenta per lei una grande fonte di gioia.
D: Di cosa parla il libro “Nove novelle senza lieto fine”?
R: È una raccolta di racconti che rifugge il lieto fine forzato, privilegiando storie dal realismo emotivo e spesso amaro.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di queste dichiarazioni?
R: Le affermazioni di Enrica Bonaccorti provengono dall’intervista televisiva rilasciata nel programma Verissimo, ripresa da testate di attualità e spettacolo italiane.




