Dritto e Rovescio si ferma in diretta per video islamico shock

Islam, violenza sulle donne e legge italiana: il caso a Dritto e rovescio
A Dritto e rovescio, talk-show di Rete 4 condotto da Paolo Del Debbio, un servizio andato in onda il 26 marzo 2026 riaccende il dibattito su Islam, violenza domestica e rispetto della legge italiana.
Al centro, l’interpretazione del versetto 34 della Sura IV del Corano e l’intervista a un fedele musulmano che rivendica il diritto di picchiare moglie e figlia in nome della “legge di Allah”.
In studio, l’imam Sami Salem della Moschea di Roma-Magliana contesta le semplificazioni linguistiche, mentre Del Debbio sollecita un’azione delle forze dell’ordine, chiedendo di perseguire l’uomo per violenza domestica, aprendo un fronte delicato tra libertà religiosa, cultura e legalità repubblicana.
In sintesi:
- Nel programma di Paolo Del Debbio si discute di Islam, Corano e violenza sulle donne.
- Un fedele musulmano rivendica la possibilità di picchiare moglie e figlia dicendo di seguire Allah.
- L’imam Sami Salem richiama alla corretta interpretazione linguistica e storica del testo coranico.
- Del Debbio invita pubblicamente le forze dell’ordine a intervenire per violenza domestica.
Il confronto in studio tra interpretazione del Corano e legge italiana
Il dibattito parte dal versetto 34 della Sura IV del Corano, tradotto in italiano con l’espressione “battetele”, da una versione edita da Rizzoli.
Sami Salem, imam della Moschea di Roma-Magliana, sottolinea la complessità dell’originale arabo: “Il vocabolario italiano ha 160mila parole, quello arabo 12 milioni e 300mila”. Per interpretare correttamente il testo sacro, sostiene, serve la conoscenza integrale della lingua e della storia del Profeta.
Paolo Del Debbio replica ricordando che la traduzione citata è opera di un “grande esperto di lingua araba”, rivendicandone l’autorevolezza editoriale.
Il focus si sposta poi sul video di un fedele musulmano che, in un italiano incerto, afferma: *“Se la moglie fa qualcosa male, può picchiare”* e ribadisce più volte di ritenere “normale” colpire la moglie e, se necessario, anche la figlia diciassettenne.
L’uomo collega esplicitamente questo comportamento alla “nostra religione” e dichiara: *“Io devo rispettare prima la legge di Allah… quella legge che arriva di Allah soprattutto”*, pur essendo consapevole che in Italia picchiare la moglie è vietato.
La sovrapposizione tra precetto religioso, cultura personale e norme statuali diventa così il centro del confronto televisivo, evidenziando il nodo dell’integrazione giuridica e valoriale di parte del mondo islamico nella cornice della legge penale italiana.
Reazioni, profili penali e implicazioni per integrazione e tutele
Concluso il filmato, Paolo Del Debbio assume una posizione netta, abbandonando ogni registro solo televisivo.
Si rivolge direttamente alle forze dell’ordine, chiedendo ufficialmente di acquisire il video e “perseguire quest’uomo per il reato molto grave di violenza domestica”, definendo le sue parole potenziali “capi di imputazione”.
Le affermazioni del fedele chiamano in causa, in astratto, gli articoli del codice penale su maltrattamenti in famiglia e lesioni, ma soprattutto il principio di gerarchia delle fonti: sul territorio nazionale la legge italiana prevale su ogni precetto religioso o consuetudinario.
L’episodio rimette al centro due temi cardine: la necessità di distinguere tra interpretazioni dell’Islam e comportamenti violenti giustificati come culturali; il ruolo dei media nel far emergere possibili casi di rischio per donne e minori. Per la politica e le comunità religiose, il caso rappresenta un banco di prova sulla capacità di coniugare libertà di culto, contrasto alla violenza di genere e reale integrazione normativa.
FAQ
Cosa prevede il versetto 34 della Sura IV del Corano?
Il versetto disciplina i rapporti familiari e, in alcune traduzioni italiane, include il termine “battetele”, oggetto di forti controversie interpretative linguistiche, storiche e teologiche.
Picchiare moglie o figli è sempre reato in Italia?
Sì, qualsiasi violenza fisica o psicologica in famiglia può integrare reati come maltrattamenti, lesioni, minacce, perseguibili anche d’ufficio nei casi più gravi.
La religione può giustificare la violenza domestica davanti alla legge?
No, in Italia la legge statale è superiore a ogni precetto religioso: nessuna norma confessionale può legittimare comportamenti penalmente rilevanti.
Cosa può fare una donna che subisce violenza in ambito familiare?
Può denunciare subito ai Carabinieri o alla Polizia, rivolgersi al 1522, ai centri antiviolenza e richiedere misure di protezione urgenti.
Qual è la fonte originaria delle informazioni su questo caso televisivo?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



