Drag queen invisibili nei media italiani mentre all’estero conquistano spazio

Drag queen italiane e assenza dai media
Le drag queen italiane faticano a trovare spazio nei media generalisti, nonostante il successo internazionale del fenomeno drag. Le parole di Priscilla, protagonista di Drag Race Italia, ai Rainbow Awards di Roma fotografano un’industria televisiva ancora restia a riconoscere pienamente il valore artistico e commerciale del drag, salvo rare eccezioni e format dedicati.
Spazi limitati e poche opportunità televisive
Negli show italiani le drag compaiono raramente fuori dai programmi “a tema”. Sono casi isolati Maruska Starr ad All Together Now, Daniel DeCò a Forte Forte Forte, Peperita a Bake Off Italia, Silvana Della Magliana a Forte e Chiara.
Queste presenze non creano però un ecosistema stabile: mancano contratti continuativi, ruoli da opinioniste, partecipazioni seriali. I format Non Sono Una Signora e Drag Race Italia restano “recinti” identitari, non porte di accesso strutturali a fiction, intrattenimento e factual mainstream.
La conseguenza è un mercato chiuso, che obbliga molte artiste a vivere il drag solo nei club o come attività secondaria, con scarse tutele economiche.
Il pregiudizio culturale e il ruolo degli sponsor
Secondo Priscilla, sulle drag pesa ancora un pregiudizio legato a stereotipi su genere e sessualità. Le emittenti temono reazioni conservative e preferiscono non rischiare su ruoli di primo piano.
Il blocco arriva anche dagli sponsor: molti brand faticano a legarsi a volti drag per campagne nazionali, rinunciando a un linguaggio pop potente e inclusivo. Senza sponsor, i progetti televisivi restano fragili o confinati a nicchie.
Questa prudenza commerciale frena l’evoluzione culturale e impedisce al pubblico generalista di conoscere la pluralità del drag italiano oltre i cliché folcloristici.
Confronto con la scena internazionale
All’estero le drag queen sono protagoniste trasversali dell’intrattenimento, grazie al traino di format globali e a un’industria attenta alla diversity. Le artiste passano con naturalezza dai talent ai reality, fino a talk, film e serie, costruendo carriere durature e monetizzando la propria immagine sui social.
L’eredità di RuPaul’s Drag Race nel mondo
Le concorrenti di RuPaul’s Drag Race sono oggi presenze fisse in reality e programmi di punta. Shangela ha ballato a Dancing With The Stars, Courtney Act ha vinto credibilità in Celebrity Big Brother, Bob the Drag Queen e Monét X Change sono arrivate a The Traitors.
Queste esperienze mostrano ai broadcaster che il drag garantisce ascolti, fandom fedeli e contenuti virali. Le drag diventano brand personali, in grado di vendere tour, merchandising, podcast, libri.
Il sistema internazionale costruisce percorsi post-talent strutturati, mentre in Italia il “dopo programma” spesso coincide con un ritorno al lavoro nei locali senza reale salto di scala.
Il caso Nehellenia e il valore della visibilità
La partecipazione di Nehellenia a Global All Stars, citata da Priscilla, dimostra che il livello artistico italiano è competitivo. Un’ingresso in un format internazionale aumenta credibilità, cachet e numeri sui social, attirando attenzioni anche di media esteri.
Per il pubblico italiano è un’occasione di orgoglio e confronto: vedere una drag locale affiancare star straniere rompe il complesso di inferiorità e mostra standard professionali elevati.
Questa esposizione può spingere le emittenti nazionali a rivedere la propria diffidenza, se accompagnata da dati concreti su audience, engagement digitale e capacità di attrarre pubblici giovani e interessati alla diversity.
Responsabilità della comunità e crescita sui social
Nel suo intervento, Priscilla non chiama in causa solo televisioni e sponsor: individua anche una responsabilità diretta della comunità LGBT+ e del pubblico queer italiano, spesso più incline a idolatrare le star straniere che a sostenere i talenti locali.
Supporto alle drag italiane oltre il tifo occasionale
Molte drag emergenti notano differenze nette di engagement tra artiste italiane e internazionali. Dopo Drag Race, le straniere superano centinaia di migliaia di follower, mentre le italiane crescono lentamente, pur offrendo contenuti di qualità.
Per colmare il divario, servono azioni concrete: seguire i profili social, comprare biglietti per show locali, condividere contenuti, difendere le artiste quando subiscono odio online. Il tifo va trasformato in sostegno economico e visibile.
Solo così le drag italiane potranno negoziare cachet migliori, tour strutturati e partnership stabili con club, festival e brand sensibili ai temi di inclusione.
Social media come strumento di lavoro e dati per i brand
Priscilla sottolinea che “noi lavoriamo con i social”: per una drag, i follower sono oggi valuta negoziale. Più numeri significano maggior peso nella trattativa con tv, sponsor e organizzatori di eventi.
Un semplice follow, un commento o un salvataggio di un reel migliorano le metriche, facilitando l’accesso ad algoritmi e opportunità commerciali. Per i brand, questi dati certificano la capacità di parlare a community reali e attive.
In assenza di forti investimenti dei media tradizionali, la costruzione di un pubblico digitale fedele resta l’arma principale per rivendicare spazio, dignità professionale e narrazioni non stereotipate del drag in Italia.
FAQ
Perché le drag queen italiane compaiono poco in tv?
I palinsesti mainstream restano prudenti verso il drag, temendo reazioni conservative del pubblico e degli inserzionisti. Le drag vengono spesso confinate in programmi tematici, senza accesso sistematico a reality generalisti, talk e fiction, a differenza di quanto accade in molti paesi anglosassoni.
Quali sono le rare eccezioni di drag nei programmi generalisti?
Tra le poche presenze spiccano Maruska Starr ad All Together Now, Daniel DeCò a Forte Forte Forte, Peperita a Bake Off Italia e Silvana Della Magliana a Forte e Chiara. Si tratta però di casi isolati, non dell’indizio di un reale cambio di paradigma strutturale nei palinsesti.
Che ruolo ha avuto RuPaul’s Drag Race nel fare da apripista?
RuPaul’s Drag Race ha dimostrato che il drag genera ascolti, merchandising e star system. Le concorrenti internazionali sono oggi richieste da reality come Dancing With The Stars o The Traitors, creando un modello di business che dimostra a broadcaster e sponsor il valore economico e culturale del drag.
In che modo la comunità LGBT+ può sostenere le drag locali?
Può farlo seguendo e promuovendo le artiste italiane sui social, partecipando agli spettacoli dal vivo, acquistando merchandising e richiedendo attivamente più presenza drag nei programmi tv e negli eventi. Il sostegno deve essere continuo, non limitato all’entusiasmo per i format internazionali.
Perché i social sono decisivi per la carriera di una drag queen?
I social misurano in tempo reale pubblico e influenza. Follower, visualizzazioni e interazioni pesano nelle scelte di brand e televisioni, che cercano profili con community solide. Per molte drag italiane, la crescita online è la chiave per aggirare la chiusura dei media tradizionali e imporsi dal basso.
Qual è la fonte principale di questo approfondimento?
L’analisi si basa sulle dichiarazioni di Priscilla riportate da BICCY.it, integrate con esempi internazionali e contestualizzate alla situazione del panorama televisivo e sociale italiano in tema di rappresentazione delle drag queen.




