Donatella Solda guida l’EdTech verso innovazione continua e impatto misurabile

Learning More Festival 2026: il laboratorio italiano dell’EdTech
Il Learning More Festival di Modena è diventato in pochi anni uno dei principali osservatori europei sull’EdTech, punto di incontro tra ricerca internazionale, scuole, imprese e istituzioni. Dal 20 al 22 febbraio la quarta edizione riunirà oltre 150 esperti e 120 eventi, confermando il ruolo di Modena come hub strategico per l’innovazione dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Al centro, l’uso intenzionale e responsabile delle tecnologie educative, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale, alle neuroscienze e alle medical humanities, in un’ottica rigorosamente evidence-based.
Il Festival, ideato e promosso da Future Education Modena sotto la guida di Donatella e Damien Lanfrey, nasce per trasformare l’innovazione educativa da tema da convegno a pratica quotidiana.
Programma 2026 tra AI, neuroscienze e medical humanities
La nuova edizione ospita figure di riferimento mondiale: Michael Rich, il “Mediatrician” di Harvard, porterà vent’anni di ricerca sugli effetti dei media sui più giovani; lo psichiatra francese Serge Tisseron illustrerà il metodo 3-6-9-12 per l’educazione digitale in famiglia; Barbara Oakley, autrice del corso online più seguito al mondo sull’apprendimento, presenterà le ultime evidenze neuroscientifiche sull’uso della tecnologia nei contesti educativi.
La vera novità è un palinsesto dedicato alle medical humanities, per integrare competenze cliniche, pedagogiche e digitali nella formazione dei professionisti della salute, dall’università all’aggiornamento continuo.
La programmazione intreccia lezioni magistrali, laboratori e casi d’uso, sempre con l’obiettivo di mostrare applicazioni concrete e valutabili.
EdTech oltre la scuola: lifelong learning e impresa
La visione del Festival supera il confine della scuola. Per Donatella, l’EdTech riguarda l’intero ciclo di vita: formazione professionale, reskilling, sviluppo di carriera, edutainment. Future Education Modena lavora tanto con istituti scolastici quanto con aziende che vogliono ripensare la formazione interna secondo logiche di personalizzazione e misurazione dell’impatto.


Nell’accezione adottata a Modena, la “ED” di EdTech indica ogni forma di apprendimento: dalla app per l’esame di guida alle piattaforme per le lingue, fino ai percorsi digitali avanzati per diventare data scientist.
Il Festival funge da vetrina di queste soluzioni e da spazio critico in cui confrontare modelli, metriche e sostenibilità economica degli ecosistemi educativi digitali.
Future Education Modena: un hub EdTech nato dalla policy
Il progetto Future Education Modena (FEM) nasce dall’esperienza di politica pubblica di Donatella, già dirigente del Gabinetto del Ministero dell’Istruzione tra il 2012 e il 2018, e di Damien Lanfrey, primo Chief Innovation Officer del Ministero. Dalla loro osservazione diretta delle difficoltà della scuola nella transizione digitale è maturata l’idea di creare un luogo stabile in cui collegare ricerca, pratica didattica e sviluppo di prodotti tecnologici, superando la logica dei soli finanziamenti per hardware e infrastrutture.
Nel 2018 fondano Wonderful Education, nel 2019 FEM, sostenuto dalla Fondazione Modena.
Perché Modena è diventata un laboratorio ideale
La scelta di Modena è il risultato di un confronto tra varie città italiane ed estere. Secondo Donatella, il contesto modenese offre una combinazione rara di benessere economico, dimensione urbana contenuta e forte tessuto istituzionale e filantropico, favorevole alla sperimentazione continuativa.
A differenza di grandi metropoli come Milano, dove una parte rilevante delle energie viene assorbita dalla competizione e dai costi di contesto, Modena consente di concentrare risorse su ricerca applicata, prototipazione e partnership territoriali.
La pandemia ha agito da acceleratore, rendendo evidente il valore di un centro altamente specializzato sull’uso consapevole delle tecnologie nell’educazione.
Un team multidisciplinare tra humanities, STEM e AI
Oggi FEM conta circa 60 professionisti, organizzati in tre aree: metodologica, umanistica e STEM. Collaborano neuroscienziati, psicologi cognitivi, pedagogisti, sviluppatori, designer, linguisti computazionali ed esperti di intelligenza artificiale, affiancati da una rete estesa di collaboratori.
Questa struttura consente di passare dalla teoria alla pratica: FEM non produce soltanto visione, ma anche prototipi, piattaforme, start-up e percorsi formativi sperimentati sul campo in scuole, università e imprese.
L’approccio è di ricerca applicata: ogni soluzione viene progettata, testata e valutata con metriche di efficacia educativa, in linea con i criteri internazionali di qualità EdTech.
Scuola, tecnologie e AI: verso la bi-alfabetizzazione
Nel dibattito italiano c’è ancora chi vorrebbe “proteggere” la scuola dalla tecnologia. L’esperienza di Donatella e di FEM va in un’altra direzione: non pro o contro, ma capacità di scelta informata. L’obiettivo è sviluppare una “bi-alfabetizzazione”, cioè la competenza nel muoversi con senso critico tra carta e digitale, ambienti fisici e virtuali, strumenti analogici e piattaforme intelligenti, selezionando di volta in volta ciò che massimizza l’apprendimento e riduce i rischi.
L’innovazione, per essere accettabile socialmente, deve mostrare un impatto misurabile e non limitarsi a seguire mode tecnologiche.
Uso intenzionale delle tecnologie nell’apprendimento
Per FEM, la distinzione chiave è tra semplice utilizzo di dispositivi e vera EdTech. Una videochiamata non è innovazione educativa: è infrastruttura. EdTech è la capacità di ridisegnare i percorsi formativi grazie a funzionalità come personalizzazione, feedback adattivo, analisi dei dati di apprendimento.
Esempi citati da Donatella includono la lettura digitale come supporto per studenti con dislessia o per il lavoro collaborativo, e piattaforme come Duolingo, che guidano l’apprendente passo dopo passo, correggendolo e modulando la difficoltà.
La sfida è formare docenti e formatori a riconoscere quando la tecnologia aggiunge valore e quando, invece, sottrae attenzione o profondità cognitiva.
AI generativa tra nuove opportunità e rischi reali
L’intelligenza artificiale generativa accelera processi e automatizza compiti ripetitivi, ma rischia di favorire un “disallenamento” di alcune competenze umane se usata in modo passivo. Donatella sottolinea che il punto centrale diventa la trasformazione delle competenze: cosa manteniamo, cosa delegare alle macchine, come riprogettare i profili professionali.
La competenza chiave è la capacità critica: essere protagonisti del proprio apprendimento, sapere perché si studia qualcosa e come gli strumenti AI intervengono sui processi cognitivi.
In questo scenario, FEM lavora per aiutare scuole, HR e designer dell’apprendimento a integrare l’AI in modo responsabile, evitando tanto il rifiuto ideologico quanto l’adozione acritica.
FAQ
Che cos’è il Learning More Festival di Modena
È un festival internazionale sull’innovazione dell’apprendimento, organizzato a Modena da Future Education Modena, che riunisce ricercatori, docenti, imprese e policy maker per discutere e sperimentare soluzioni EdTech evidence-based.
Perché il Learning More Festival è rilevante per l’EdTech
Perché integra ricerca scientifica, tecnologie educative e casi d’uso reali, offrendo a scuole e aziende strumenti concreti per progettare formazione digitale misurabile, sostenibile e centrata sugli apprendenti.
Qual è il ruolo di Future Education Modena nell’ecosistema italiano
FEM è un hub di ricerca applicata e produzione EdTech che collabora con università italiane, istituzioni europee e imprese, sviluppando prototipi, start-up e programmi formativi innovativi.
Cosa significa bi-alfabetizzazione nel contesto scolastico
Indica la capacità di usare con consapevolezza sia strumenti analogici sia digitali, scegliendo il supporto più efficace per ogni obiettivo educativo, senza contrapporre carta e tecnologia.
Come l’AI cambia i processi di apprendimento
L’AI consente personalizzazione, feedback immediato e automazione di compiti ripetitivi, ma richiede di ripensare le competenze umane da allenare e di rafforzare la capacità critica degli studenti.
Quali competenze servono per lavorare nell’EdTech
Servono competenze pedagogiche, digitali e di prodotto, oltre a team internazionali e piena padronanza dell’inglese, perché l’EdTech è un mercato globale per definizione.
Perché Modena è un hub strategico per l’innovazione educativa
Per il contesto economico solido, la dimensione urbana gestibile e il sostegno della Fondazione Modena, che facilitano sperimentazioni continue e partnership pubblico-private.
Qual è la fonte originale delle dichiarazioni di Donatella
Le analisi e le citazioni riportate provengono da un’intervista pubblicata su EconomyUp, rielaborata qui secondo i criteri EEAT per Google News e Google Discover.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



