Don Ravagnani lascia la parrocchia e sorprende i fedeli con una scelta
Lo stop di un prete influencer
La decisione di Don Alberto Ravagnani di sospendere il ministero sacerdotale segna uno spartiacque nel rapporto tra Chiesa e ambiente digitale. Ordinato nel 2018 nell’Arcidiocesi di Milano, il 33enne è diventato in pochi anni uno dei volti più riconoscibili tra i preti influencer italiani, con centinaia di video e una presenza stabile su Instagram, YouTube e TikTok. Il suo obiettivo dichiarato: tradurre il linguaggio della fede per una generazione che fatica a riconoscersi nei codici tradizionali della Chiesa.
La comunicazione ufficiale del vicario generale dell’Arcidiocesi, diffusa anche da Famiglia Cristiana, ha formalizzato lo stop: Don Alberto non ricopre più l’incarico di vicario parrocchiale né quello di collaboratore della pastorale giovanile diocesana. Nel testo si invita la comunità a trasformare la sofferenza per questa scelta in preghiera e accompagnamento, soprattutto per i giovani che in questi anni hanno trovato nella sua proposta spirituale un punto di riferimento.
Particolare attenzione è stata posta alla Parrocchia di San Gottardo a Milano, dove proseguirà l’adorazione eucaristica del giovedì sera, appuntamento ormai consolidato per molti ragazzi. Il messaggio della Curia è duplice: da un lato, rispetto per il cammino personale di Don Alberto Ravagnani, dall’altro la volontà di non interrompere le esperienze pastorali che, grazie anche al suo carisma, hanno intercettato una fascia di giovani spesso lontana dalle strutture ecclesiali tradizionali.
Un libro, i dubbi e il “dietro le quinte” della vocazione
La sospensione del ministero arriva a ridosso dell’uscita del nuovo libro di Don Alberto Ravagnani, intitolato “La Scelta”, in libreria dal 10 febbraio per un grande editore nazionale. In questo volume l’autore promette di “scoprire il colletto”, raccontando non solo la vocazione, gli anni in seminario e la vita da prete a Milano, ma anche domande, dubbi, crisi, ribellioni interiori e ricerca di felicità. Un racconto che si presenta come un viaggio dentro le scelte di vita e la libertà personale.
Sui social, Ravagnani ha alimentato l’attesa pubblicando foto di persone sorprese e la didascalia “Le reazioni quando uscirà il libro”, suggerendo che tra le pagine possano esserci elementi inattesi, forse anche legati allo stop dal sacerdozio. Al momento, però, il prete influencer continua a usare i suoi canali unicamente per la promozione del volume, senza commentare né confermare eventuali collegamenti diretti tra il contenuto del libro e la decisione comunicata dall’Arcidiocesi di Milano.
La dinamica è significativa anche sul piano mediatico: un sacerdote che ha costruito una narrazione pubblica fortemente identitaria sceglie di rinegoziare il proprio ruolo proprio mentre pubblica un memoir vocazionale. Per gli esperti di comunicazione religiosa e per gli osservatori della trasformazione della Chiesa italiana, questo intreccio tra percorso personale, prodotto editoriale e gestione social rappresenta un caso di studio emblematico su come oggi l’identità di un consacrato possa essere esposta, discussa e persino “rielaborata” nello spazio pubblico digitale.
Le polemiche sugli integratori e il rapporto con il brand
Il percorso di Don Alberto Ravagnani non è stato privo di controversie, soprattutto sul fronte del rapporto tra figura sacerdotale e logiche commerciali. Nell’ottobre scorso un video sponsorizzato su Instagram per un marchio di integratori, accompagnato dallo slogan “Santo sì, ma anche sano. Pregare non basta ciccini”, ha scatenato un acceso dibattito mediatico. Il contenuto è rimbalzato nei talk televisivi, da La Vita in Diretta su Rai Uno ad altri programmi di approfondimento, dividendo pubblico e commentatori.
Sotto pressione dei media, il sacerdote si è detto “serenissimo”, rivendicando l’intenzione di proporre un modello di prete capace di uscire dai cliché sacrali per incontrare i giovani in un contesto “scritianizzato” come il centro di Milano. Secondo La Repubblica, la Curia milanese avrebbe imposto uno stop ai contenuti sponsorizzati, ma Ravagnani ha smentito pubblicamente con un commento sotto un post di RTL 102.5. La stessa Curia, contattata dalla radio, ha parlato di una “chiacchierata tranquilla” e di una semplice valutazione di inopportunità, senza procedimenti disciplinari.
Questo episodio ha sollevato una questione di fondo: fino a che punto un prete può utilizzare il proprio seguito digitale per attività promozionali senza compromettere la percezione di gratuità del ministero? Il caso Ravagnani ha reso evidente la necessità, per diocesi e congregazioni, di definire linee guida chiare sull’uso dei social da parte del clero, in un’epoca in cui l’influencer marketing entra in collisione con l’etica pastorale e con l’esigenza di credibilità richiesta a chi esercita un ruolo spirituale pubblico.
FAQ
D: Chi è Don Alberto Ravagnani?
R: Don Alberto Ravagnani è un prete influencer dell’Arcidiocesi di Milano, ordinato nel 2018, noto per i suoi contenuti social dedicati ai giovani.
D: Cosa ha deciso recentemente Don Alberto Ravagnani?
R: Ha comunicato ai superiori la scelta di sospendere il ministero presbiterale e non svolge più gli incarichi pastorali che ricopriva.
D: La sua attività sui social è cessata?
R: No, continua a pubblicare soprattutto per promuovere il suo libro “La Scelta”, evitando però riferimenti diretti alla decisione sul ministero.
D: Di cosa parla il libro “La Scelta”?
R: Racconta la storia personale di Ravagnani: vocazione, seminario, vita da prete a Milano, dubbi, crisi, riflessioni su libertà e felicità.
D: Cosa prevedeva la polemica sugli integratori?
R: Un video sponsorizzato su Instagram per un brand di integratori, criticato perché ritenuto da molti poco opportuno per un sacerdote.
D: Come ha reagito la Curia di Milano alla pubblicità?
R: Ha parlato di un confronto sereno con Ravagnani, giudicando la pubblicità inopportuna ma senza imporre sanzioni o bloccare la sua missione digitale.
D: Cosa succede ora nella parrocchia di San Gottardo?
R: La parrocchia continua l’adorazione eucaristica del giovedì sera, considerata un appuntamento importante per molti giovani.
D: Qual è la fonte principale sulla sospensione di Don Alberto?
R: La notizia è stata diffusa dall’Arcidiocesi di Milano tramite comunicato ufficiale, ripreso da testate cattoliche come Famiglia Cristiana e rilanciato dai media nazionali.




