Don Alberto Ravagnani rompe il silenzio e sorprende tutti sulla sua scelta

Il cambiamento di rotta di Don Alberto Ravagnani
La scelta di sospendere il ministero presbiterale segna una svolta nella vita di Don Alberto Ravagnani, classe 1993, ordinato sacerdote nella diocesi di Milano nel 2018. Diventato noto sui social dal 2020, ha costruito una comunità digitale di centinaia di migliaia di follower, mostrando la quotidianità di un giovane prete e il rapporto con i ragazzi.
La decisione di lasciare incarichi e abito talare apre ora una nuova fase, sempre legata alla vocazione e al desiderio di “fare del bene”, ma con strumenti e libertà diversi da quelli ecclesiastici tradizionali.
Dal successo sui social alla sospensione del ministero
Sui canali digitali, Don Alberto Ravagnani ha raccontato catechesi, oratorio, relazioni con i giovani, sfidando l’idea del prete distante. I video virali hanno intercettato un pubblico spesso lontano dalle parrocchie tradizionali, in particolare adolescenti e giovani adulti.
La nota del Vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano, diffusa anche da Famiglia Cristiana, ha ufficializzato la sospensione del ministero presbiterale. Da quel momento Alberto non è più Vicario Parrocchiale né Collaboratore della Pastorale Giovanile diocesana, pur rimanendo figura di riferimento per molti follower.
“Più libero e vero”: il messaggio ai follower
In un breve video su Instagram, Alberto si è presentato ancora come “prete” spiegando di aver scelto di lasciare il ministero sacerdotale dopo un lungo discernimento. Ha parlato di decisione ponderata, di confronti intensi e consapevolezza dei rischi personali e pastorali.
Ha promesso un racconto più approfondito su YouTube, chiarendo che non celebrerà più Messa né indosserà il colletto, ma continuerà a vivere la propria missione. Il cuore, ha sottolineato, resterà lo stesso, anzi “più libero e vero”, con l’obiettivo di fare del bene al di fuori dei confini canonici abituali.
Il rapporto con i media e il caso Grande Fratello Vip
Il percorso mediatico di Don Alberto Ravagnani non si è limitato ai social cattolici: la sua figura è entrata anche nel gossip televisivo, in particolare per il presunto provino al Grande Fratello Vip 5, reality guidato da Alfonso Signorini. L’episodio ha mostrato la complessità del rapporto tra Chiesa, televisione commerciale e racconto pubblico della fede.
Fra smentite, precisazioni e distinguo semantici, il caso ha alimentato il dibattito su autenticità, immagine pubblica del clero e limiti dell’esposizione mediatica.
Il retroscena svelato da TvBlog e le smentite
Nel 2020 TvBlog ha rivelato che Don Alberto Ravagnani avrebbe sostenuto un provino per il Grande Fratello Vip, suscitando grande curiosità. Secondo quelle ricostruzioni, il giovane sacerdote avrebbe entusiasmato il team di casting del reality prodotto con Banijay-Endemol, aprendo all’ipotesi inedita di un prete nel programma.
Sulle pagine di Avvenire, però, Alberto ha negato, definendo il reality un “gioco artefatto” lontano dall’autenticità evangelica. Ha ironizzato su un presunto sosia presentatosi al suo posto, ribadendo che il Vangelo richiede libertà e non copioni da recitare.
Il confronto con Alfonso Signorini e il nodo etico
La versione di Don Alberto Ravagnani è stata contestata da Alfonso Signorini, che ha parlato apertamente di incontro con gli autori del programma, distinguendo tra “colloquio” e “provino”. Il conduttore ha ricordato che il colloquio c’è stato e che non esisteva alcun sosia.
Messo alle strette, Alberto ha riconosciuto il confronto con Signorini e la produzione, spiegando che la Chiesa deve interrogarsi su come presenziare in contesti mediatici complessi. Il caso ha evidenziato tensioni tra desiderio di evangelizzazione nei nuovi media e rischio di spettacolarizzazione della figura sacerdotale.
Vocazione, libertà personale e comunicazione digitale
La vicenda di Don Alberto Ravagnani si inserisce in una trasformazione più ampia del modo in cui la Chiesa vive la presenza nello spazio digitale. L’uscita dal ministero, comunicata sui social, mette al centro i temi della vocazione, dell’obbedienza ecclesiale e della responsabilità verso le comunità che seguono questi contenuti online.
Per i giovani che l’hanno conosciuto come “prete influencer”, la sua scelta diventa un caso concreto per riflettere su autenticità, crisi personali e percorsi di fede non lineari.
Il ruolo dei social nella pastorale giovanile
L’esperienza di Don Alberto Ravagnani dimostra come Instagram, YouTube e i podcast possano diventare nuove “piazze” pastorali, dove parlare di fede con linguaggio diretto e quotidiano. La viralità dei suoi contenuti ha mostrato un bisogno reale di dialogo spirituale, anche fuori dagli spazi parrocchiali tradizionali.
La stessa forza dei social, però, espone a rischi: sovraesposizione, personalizzazione estrema della testimonianza, confusione tra ruolo ministeriale e brand personale. La sospensione del ministero riapre il dibattito sulla governance ecclesiale di queste figure pubbliche.
Impatto sulla credibilità ecclesiale e sulla comunità
La scelta di Alberto ha conseguenze emotive e spirituali su chi lo seguiva come sacerdote, in parrocchia e online. Per alcuni è segno di coerenza personale, per altri una ferita nella fiducia verso l’istituzione. La comunicazione ufficiale dell’Arcidiocesi di Milano ha cercato di dare trasparenza, ma molte domande restano aperte.
Per la Chiesa, casi simili impongono percorsi di accompagnamento delle figure mediatiche e delle comunità coinvolte, con attenzione particolare alla tutela dei giovani e alla chiarezza sul significato di vocazione, promessa sacerdotale e libertà individuale.
FAQ
Chi è Don Alberto Ravagnani?
È un giovane sacerdote della diocesi di Milano, ordinato nel 2018, diventato noto dal 2020 come “prete influencer” grazie a video e contenuti social dedicati soprattutto ai giovani e al mondo dell’oratorio.
Cosa significa la sospensione dal ministero sacerdotale?
Significa che Alberto non esercita più pubblicamente il ruolo di prete: non celebra Messa, non confessa, non svolge incarichi pastorali ufficiali. Resta battezzato e cresimato, ma senza funzioni ministeriali attive nella Chiesa.
Continuerà a produrre contenuti sui social?
Alberto ha annunciato che racconterà meglio le sue ragioni su YouTube e ha promesso di continuare a “fare del bene”. Tutto lascia intendere che manterrà una presenza digitale, ma con una veste non più clericale né istituzionale.
Perché è stato collegato al Grande Fratello Vip?
Nel 2020 emerse la notizia di un suo presunto provino al Grande Fratello Vip. Dopo smentite e precisazioni, ha ammesso un confronto con la produzione, spiegando che serviva a riflettere su come la Chiesa possa o meno entrare in contesti televisivi di intrattenimento.
Qual è la posizione della Chiesa sulla sua scelta?
L’Arcidiocesi di Milano ha comunicato ufficialmente la sospensione del ministero tramite una nota del Vicario generale. Non sono stati resi pubblici dettagli sulle motivazioni, nel rispetto della persona e dei percorsi interni di discernimento.
Qual è la fonte principale delle informazioni su questa vicenda?
Le informazioni ricostruite derivano da comunicazioni dell’Arcidiocesi di Milano, dal video pubblicato da Don Alberto Ravagnani su Instagram e dalle cronache di testate come Famiglia Cristiana, TvBlog e Avvenire.




