Dipendenti pubblici, TFS e TFR accelerati: scopri chi incassa prima e come cambia la liquidazione

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Riduzione dei tempi di pagamento per TFS e TFR nel pubblico impiego
Dal 1° gennaio 2027 il termine per liquidare TFS e TFR ai dipendenti pubblici che cessano per limiti di età o servizio scende da 12 a 9 mesi. La misura allinea parzialmente i tempi della PA a quelli del privato, dove il TFR è erogato in genere in tempi rapidi, e risponde alla sentenza n. 130/2023 della Corte Costituzionale, che ha sollecitato un’accelerazione dei pagamenti.
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Nel pubblico impiego resta distinta la platea: chi assunto a tempo indeterminato fino al 31 dicembre 2000 matura il TFS, mentre per i neoassunti dal 2001 vige il TFR, elemento differito della retribuzione. La riduzione dei tempi mira a ridurre l’attesa che, storicamente, si è protratta anche per effetto di esigenze di bilancio e pagamenti rateali oltre soglia: un’unica soluzione fino a 50.000 euro, due rate tra 50.000 e 100.000 euro, tre rate oltre tale importo.
Resta ferma la possibilità, introdotta nel 2020, di richiedere un anticipo bancario fino a 45.000 euro sul TFS, prestito garantito dal credito maturato, ma con costi legati al “rendistato”, spesso superiori al 3%, che ne limitano la convenienza. Fonte: Relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2026 e ricostruzioni stampa, ispirazione: Il Sole 24 Ore.
Platee interessate e impatto economico della misura
La stretta sui tempi di liquidazione coinvolge prioritariamente i lavoratori pubblici che andranno in pensione per vecchiaia o massima anzianità di servizio dal 2027. Secondo la Relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2026, i beneficiari diretti stimati sono 30.122 dipendenti della PA, con effetti concentrati negli enti dove il ricorso al TFS resta prevalente rispetto al TFR.
L’impatto sui conti pubblici è quantificato in un maggior gettito di circa 22,6 milioni di euro, frutto della diversa tempistica fiscale correlata alla riduzione dei termini e alla conseguente modifica delle agevolazioni applicabili. La misura non altera le modalità di rateazione delle liquidazioni oltre le soglie previste, ma riduce il tempo d’attesa per la prima erogazione.
Nel settore privato, parallelamente, si amplia la platea dei datori di lavoro obbligati a conferire il TFR al fondo INPS, con estensione graduale delle soglie occupazionali (fino alle aziende con almeno 40 dipendenti dal 2032) e con l’introduzione del “silenzio-assenso” alla previdenza complementare per i neoassunti dal 1° luglio 2026. Questi interventi ridisegnano il flusso del TFR e incidono indirettamente sul perimetro delle prestazioni future. Fonte: Relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2026, ispirazione: Il Sole 24 Ore.
Criticità tra perdita del bonus fiscale e rinvio dell’entrata in vigore
La riduzione dei tempi a 9 mesi azzera automaticamente lo sconto IRPEF introdotto dal DL 4/2019, che scattava con ritardi oltre i 12 mesi: -1,5 punti dopo 12 mesi, -3 dopo 24, -4,5 dopo 36, -6 dopo 48, -7,5 dopo 60. La conseguenza, segnalata dalla CGIL, è un minor vantaggio netto in busta: il taglio dello sgravio può arrivare fino a circa 750 euro, variabile in base alla liquidazione.
Per i lavoratori pubblici il guadagno di tempo non sempre compensa la perdita del beneficio fiscale, specie dove gli importi sono medio-bassi e l’attesa scende “solo” di tre mesi. Resta inoltre il problema dei costi degli anticipi bancari sul TFS, agganciati al rendistato sopra il 3%, che rendono poco conveniente ricorrere al credito per accorciare i tempi.
Critico anche il rinvio dell’efficacia al 1° gennaio 2027: chi va in pensione prima non beneficia della nuova finestra e continua a subire l’attuale disciplina, con possibili ritardi e senza il paracadute fiscale progressivo del passato. Il rischio, per questa platea, è di trovarsi tra due regimi senza coglierne i vantaggi. Fonte: Relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2026, ispirazione: Il Sole 24 Ore.
FAQ
- Quando scatta il nuovo termine di 9 mesi? Dal 1° gennaio 2027 per cessazioni per limiti di età o servizio.
- Perché si perde il bonus fiscale? Perché lo sconto maturava solo oltre i 12 mesi; con 9 mesi non si attiva.
- Quanto valeva lo sconto del DL 4/2019? Riduzioni progressive dell’IRPEF da -1,5 a -7,5 punti al crescere del ritardo.
- Chi è penalizzato dal rinvio al 2027? Chi va in pensione prima del 2027, che non beneficia del nuovo termine.
- Gli anticipi sul TFS convengono? Spesso no, per interessi legati al rendistato sopra il 3%.
- Quali fonti confermano i dati? Relazione tecnica alla Legge di Bilancio 2026 e ricostruzioni de Il Sole 24 Ore.




