Dieta cuore sano, conta soprattutto la qualità degli alimenti studiati

Diete povere di carboidrati o grassi: conta la qualità, non le quantità
Una nuova analisi della Harvard T.H. Chan School of Public Health, pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology (JACC), ridimensiona l’idea che basti ridurre carboidrati o grassi per proteggere il cuore. Ciò che emerge con forza è che la composizione qualitativa dei macronutrienti – cioè la provenienza e il tipo di carboidrati, grassi e proteine – pesa molto più della loro quantità complessiva sull’incidenza di coronaropatie, colesterolo, trigliceridi e parametri metabolici.
Le diete “povere” di carboidrati o di lipidi non sono quindi tutte uguali: se dominate da alimenti vegetali integrali risultano associate a un rischio cardiovascolare inferiore, mentre se basate su carboidrati raffinati e grassi animali aumentano la probabilità di malattia coronarica. Per medici, nutrizionisti e decisori sanitari questo sposta il focus dalle grammature al profilo qualitativo complessivo del modello alimentare.
Perché la qualità dei macronutrienti fa la differenza
Lo studio mostra che nelle diete a basso contenuto di carboidrati o grassi, l’impatto sui vasi dipende dal tipo di fonte: cereali integrali, frutta, verdura, legumi, frutta secca e olio d’oliva migliorano profilo lipidico e infiammatorio, mentre zuccheri raffinati, farine bianche e grassi saturi animali favoriscono dislipidemia, insulino-resistenza e infiammazione cronica di basso grado.
Questo si traduce in un diverso effetto sul rischio di coronaropatia, indipendentemente dalle calorie totali. Puntare sulla qualità dei nutrienti consente di modulare colesterolo HDL, trigliceridi e altri biomarcatori chiave, con un beneficio che non si ottiene intervenendo solo sulle percentuali di carboidrati o grassi nella dieta.
Il mito della semplice riduzione di carboidrati o grassi
Secondo Zhiyuan Wu, ricercatore del Dipartimento di Nutrizione e primo autore, “le diete a basso contenuto di carboidrati e grassi sono state ampiamente promosse negli Stati Uniti negli ultimi due decenni per il controllo del peso e la salute metabolica, ma i loro effetti sul rischio di malattie cardiache sono rimasti poco chiari”.
Wu sottolinea che “i nostri risultati aiutano a sfatare il mito secondo cui la semplice modulazione dell’assunzione di carboidrati o grassi sia di per sé in grado di produrre benefici” e che “la qualità degli alimenti che compongono diete a basso contenuto di carboidrati e grassi è ciò che conta di più per proteggere la salute del cuore”. La raccomandazione va quindi verso modelli alimentari completi, non verso singoli “tagli” di nutrienti.
Diete vegetali di alta qualità e rischio coronarico


La ricerca parte da evidenze consolidate: schemi dietetici che privilegiano cereali integrali, frutta, verdura, legumi, frutta secca e olio extravergine di oliva sono associati a un minor rischio di patologie coronariche. Il nuovo contributo degli scienziati di Harvard è aver applicato questo paradigma alle diete low-carb e low-fat, distinguendo in modo rigoroso i modelli “sani” da quelli “non sani” all’interno delle stesse categorie.
Il risultato è una fotografia più precisa di come la stessa etichetta (dieta povera di carboidrati o di grassi) possa nascondere profili cardiovascolari opposti in base alla componente vegetale o animale predominante.
Come è stato condotto lo studio su quasi 200mila persone
Gli autori hanno utilizzato i dati di quasi 200.000 uomini e donne inclusi nel Health Professionals Follow-Up Study e in due grandi coorti di infermiere statunitensi, con un follow-up pluriennale. I questionari dietetici validati hanno permesso di stimare apporto di carboidrati, grassi e proteine, nonché la qualità delle fonti (integrali vs raffinati, vegetali vs animali).
Le diete sono state classificate come low-carb o low-fat e ulteriormente suddivise in “sane” e “non sane” in base alla prevalenza di alimenti vegetali di alta qualità o di cibi ultra-raffinati e di origine animale. In un sottogruppo sono stati analizzati campioni di sangue per valutare biomarcatori cardiovascolari.
I principali risultati su rischio di coronaropatia e biomarcatori
Le diete low-carb e low-fat che privilegiavano carboidrati non raffinati e fonti vegetali di proteine e grassi sono state associate a una riduzione di circa il 15% del rischio di coronaropatia rispetto ai modelli non sani. Al contrario, gli stessi schemi poveri di carboidrati o grassi ma ricchi di zuccheri semplici, farine raffinate, grassi saturi e proteine animali hanno mostrato un aumento significativo del rischio.
L’analisi dei biomarcatori ha evidenziato livelli più alti di colesterolo HDL (“buono”) e valori più bassi di trigliceridi nelle diete considerate salutari, indicando un profilo metabolico più favorevole e coerente con la minore incidenza di eventi coronarici.
Implicazioni pratiche per prevenzione e linee guida
Per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari, il lavoro di Zhiyuan Wu e colleghi invita a riformulare il messaggio nutrizionale: non è la restrizione rigida dei macronutrienti a proteggere il cuore, ma l’adozione di un modello alimentare complessivamente sano a prevalenza vegetale.
Questo ha ricadute su comunicazione sanitaria, linee guida e counselling clinico, spostando l’attenzione da diete “di moda” verso schemi stabili, sostenibili e scientificamente fondati, indipendentemente dal fatto che siano leggermente più poveri di carboidrati o di grassi.
La posizione degli esperti di Harvard sulla prevenzione cardiaca
Qi Sun, professore associato ai Dipartimenti di Nutrizione ed Epidemiologia, sintetizza così le implicazioni: “Il nostro studio suggerisce che è meglio promuovere un modello alimentare sano in generale e non una rigida restrizione dei macronutrienti: questa dovrebbe essere una strategia centrale per la prevenzione primaria delle malattie cardiache”.
Per i clinici ciò significa indirizzare i pazienti verso diete basate su alimenti minimamente processati, riducendo la centralità di conteggi calorici o percentuali di macronutrienti e aumentando l’attenzione su qualità degli alimenti, pattern dietetici complessivi e adesione nel lungo termine.
Cosa significa nella pratica per chi segue una dieta
In pratica, chi sceglie una dieta povera di carboidrati dovrebbe privilegiare fonti come verdure, legumi, frutta secca, semi, oli vegetali di qualità, limitando carni rosse, insaccati e latticini ricchi di grassi saturi. Chi opta per un regime low-fat dovrebbe puntare su cereali integrali, frutta, verdura e proteine vegetali, evitando zuccheri aggiunti e prodotti industriali.
In entrambi i casi, il cuore beneficia quando il piatto è dominato da cibi vegetali integrali, mentre perde protezione se la riduzione di carboidrati o grassi viene compensata da alimenti ultra-processati o da un eccesso di prodotti animali ricchi di grassi saturi.
FAQ
Qual è il messaggio principale di questo studio sulle diete?
La protezione cardiovascolare non dipende tanto dal ridurre carboidrati o grassi, quanto dalla qualità complessiva degli alimenti: prevalenza di cibi vegetali integrali e limitazione di prodotti raffinati e animali ricchi di grassi saturi.
Le diete low-carb sono sempre utili per il cuore?
No. Sono favorevoli solo se basate su fonti vegetali di grassi e proteine e su carboidrati non raffinati; quando privilegiano carni grasse, latticini ricchi di grassi e zuccheri semplici, aumentano il rischio di coronaropatia.
Una dieta low-fat è automaticamente salutare?
Non necessariamente: una dieta povera di grassi ma ricca di zuccheri, farine raffinate e prodotti ultra-processati non protegge il cuore. Serve un’alta quota di alimenti vegetali integrali anche nei regimi low-fat.
Che ruolo hanno cereali integrali, frutta e verdura?
Questi alimenti migliorano il profilo lipidico e infiammatorio, favoriscono un aumento del colesterolo HDL e una riduzione dei trigliceridi, contribuendo a ridurre il rischio di malattia coronarica.
Come cambiano i biomarcatori cardiovascolari con le diete sane?
Nelle diete low-carb o low-fat di alta qualità si osservano livelli più elevati di HDL, trigliceridi più bassi e un quadro metabolico complessivamente più favorevole, coerente con minori eventi cardiaci.
Cosa dovrebbero fare i medici nella pratica clinica?
Orientare i pazienti verso modelli alimentari a prevalenza vegetale, personalizzati e sostenibili, riducendo l’enfasi sulle sole percentuali di macronutrienti e concentrandosi sulla qualità degli alimenti consumati.
Questo studio cambia le linee guida nutrizionali?
Consolida l’indicazione a favorire pattern dietetici basati su cereali integrali, frutta, verdura, legumi e grassi insaturi, integrando le raccomandazioni esistenti su restrizione di grassi saturi, zuccheri e sale.
Qual è la fonte originale delle informazioni riportate?
Le informazioni derivano dallo studio condotto dagli scienziati della Harvard T.H. Chan School of Public Health e pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, ripreso dall’agenzia Adnkronos.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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