DePIN torna protagonista con valutazione da capogiro, il report che sorprende

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DePIN, la crypto che diventa infrastruttura
Il settore DePIN, la rete di infrastrutture fisiche decentralizzate, è tornato a una valutazione di mercato di circa 10 miliardi di dollari, ma con token ancora lontani dai massimi storici. Secondo il report “State of DePIN 2025” della società di ricerca Messari, il comparto sta evolvendo in veri business infrastrutturali capaci di generare ricavi ricorrenti on-chain. Nel 2025 i ricavi on-chain complessivi hanno raggiunto circa 72 milioni di dollari, in controtendenza rispetto al calo generale del mercato crypto.
Il dato più rilevante è la progressiva separazione tra prezzo dei token e performance economica delle reti. I principali progetti DePIN vengono scambiati a multipli pari a 10–25 volte i ricavi, livelli considerati contenuti rispetto ai tassi di crescita dichiarati e molto inferiori alle valutazioni oltre 1.000x viste nel ciclo speculativo del 2021. Per gli analisti questo indica una fase di maggiore maturità e una base più solida dal punto di vista fondamentale.
Il rapporto di Messari descrive un passaggio netto da una fase “DePIN 2021”, dominata da reti pre-revenue gonfiate da inflazione di token e speculazione retail, a una fase “DePIN 2025” in cui i leader generano ricavi verificabili, con bassa o nulla inflazione dell’offerta. La capacità di produrre cassa da utenti reali diventa così il primo parametro di valutazione, più del momentum di mercato.
Ricavi reali, prezzi in calo
L’evoluzione del settore si coglie chiaramente analizzando casi come Helium e GEODNET. I dati citati da Messari mostrano che il protocollo Helium ha moltiplicato per circa otto i ricavi on-chain tra dicembre 2024 e dicembre 2025, mentre il token HNT ha perso circa il 77% di valore nello stesso periodo. Un disallineamento simile si osserva su GEODNET, con ricavi in crescita di 1,7 volte ma una flessione del token pari al 41%.
Per gli investitori istituzionali questo scollamento tra prezzo e fondamentali apre una fase in cui i token DePIN iniziano a somigliare più ad azioni di società infrastrutturali in fase di crescita che a semplici asset speculativi. I multipli 10–25x sui ricavi, in presenza di tassi di crescita a doppia o tripla cifra, suggeriscono valutazioni che “prezzano” ancora una bassa probabilità di sopravvivenza di lungo periodo.
Il cofondatore di XYO, Markus Levin, sottolinea come “nel settore DePIN il revenue conti più del prezzo del token”. Secondo Levin, con la maturazione del mercato “le valutazioni iniziano a riflettere l’attività economica reale, che regge anche quando i prezzi dei token sono piatti”. A suo giudizio il DePIN è “fondamentalmente diverso” dal resto della crypto, perché offre “utilità nel mondo reale agli utenti finali”.
Resilienza e nuove frontiere: dall’InfraFi all’AI
Nel confronto con altri segmenti, le reti DePIN mostrano una resilienza superiore rispetto ai protocolli di finanza decentralizzata (DeFi) e alle blockchain Layer-1. Messari osserva che i ricavi DePIN hanno tenuto meglio nel bear market, grazie a modelli di business ancorati a flussi di pagamento da clienti reali. Per Levin, il vero spartiacque è “se la rete riesce a fare soldi da clienti reali senza dipendere sempre dagli incentivi”.
L’utilizzo concreto si sta diffondendo in settori chiave: banda dati, computing distribuito, energia, dati da sensori e geolocalizzazione. Allo stesso tempo emergono ibridi definiti “InfraFi”, che combinano DePIN e DeFi per permettere ai detentori di stablecoin di finanziare infrastrutture fisiche in cambio di rendimenti, creando un ponte tra finanza on-chain e asset off-chain. Nel 2025 le startup DePIN hanno raccolto quasi 1 miliardo di dollari, in crescita rispetto ai 698 milioni del 2024.
Guardando avanti, Messari ritiene che i migliori token DePIN assomiglino sempre più a imprese che costruiscono l’infrastruttura del futuro, ma che oggi scambiano a prezzi che implicano “poche chance di sopravvivenza, figuriamoci di successo”. Le reti capaci di soddisfare in modo affidabile la domanda delle aziende e dell’intelligenza artificiale potrebbero “capitalizzare di più”. Secondo alcuni analisti, la crescita costante dei ricavi rende DePIN una delle storie più sottovalutate del mercato crypto in vista del 2026.
FAQ
D: Che cosa significa DePIN?
R: DePIN indica reti di infrastrutture fisiche decentralizzate, coordinate tramite blockchain e token.
D: Perché i token DePIN valgono meno rispetto al 2021?
R: Sono usciti dall’euforia speculativa: oggi il mercato prezza ricavi reali e sostenibilità, non solo narrativa.
D: Come fanno le reti DePIN a generare ricavi?
R: Monetizzano servizi come connettività, calcolo, energia o dati, pagati da utenti e imprese.
D: Cosa sono i multipli 10–25x citati per i progetti DePIN?
R: Sono rapporti tra capitalizzazione di mercato e ricavi annui, usati per valutare se un token è caro o economico.
D: Che ruolo ha l’inflazione dei token nel modello DePIN?
R: I progetti più maturi puntano a bassa inflazione e ricavi ricorrenti, riducendo la dipendenza da emissioni di token.
D: In cosa l’InfraFi è diversa dalla DeFi tradizionale?
R: L’InfraFi collega i capitali DeFi a infrastrutture fisiche, generando rendimenti da asset e servizi reali.
D: Perché DePIN è considerato più resiliente rispetto a DeFi e Layer-1?
R: Perché i ricavi derivano da domanda d’uso nel mondo reale, meno sensibile ai cicli puramente finanziari.
D: Qual è la principale fonte di analisi sul settore DePIN citata?
R: Il report “State of DePIN 2025” pubblicato dalla società di ricerca Messari.




