Del Vecchio sorprende in tv e promuove l’Italia dell’attuale governo

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Successione, identità e visione imprenditoriale
Per l’eredità del fondatore di Luxottica, il quadro resta complesso: “Siamo sei eredi, tre hanno scelto il beneficio di inventario, io ho accettato l’eredità in maniera nuda e cruda, mi sembrava il minimo”, racconta Leonardo Maria Del Vecchio nello studio di Otto e mezzo su La7. La distanza anagrafica e la frammentazione dei nuclei familiari rendono la spartizione più difficile rispetto a modelli considerati riusciti, come quello di Silvio Berlusconi e della galassia Fininvest.
L’imprenditore rivendica però un percorso autonomo: “Sono imprenditore indipendente da poco più di tre anni, ho trentun anni ma lavoro da quando ne avevo ventuno, partito da un negozio di occhiali”. L’esperienza dentro la grande azienda di suo padre ha cementato un principio: il vero capitale sono le persone. “Il cuore delle aziende sono le persone che rendono possibile la creazione di grandi campioni”, spiega, indicando il valore umano come bussola gestionale.
Sullo scarso clamore mediatico intorno ai suoi investimenti, la risposta è secca: “Un imprenditore autonomo come me pensa più a fare che a comunicare. Capisco che facciano notizia gossip e cronaca rosa, ma in questi anni i risultati non sono mancati”. Una linea di basso profilo che punta alla sostanza, più che alla costruzione di un personaggio pubblico.
Politica, Europa e stabilità per investire
Incrociando politica e impresa, Del Vecchio rivendica un approccio pragmatico al voto: “Ho votato sia Matteo Renzi che Giorgia Meloni in passato. Mi piace l’Italia di questi tre anni e mezzo di governo”. Il criterio guida è la stabilità: “Se non mi fossi sentito stabile nell’investire in Italia, non lo avrei fatto. Questa stabilità è anche merito del governo”. L’orizzonte resta però europeo, con uno sguardo critico verso le fragilità dell’Unione Europea.
Sulle tensioni globali e sul ruolo degli Stati Uniti, evita il giudizio diretto sul presidente americano, ma individua la causa a monte: “Se si è arrivati a certe politiche e atti di forza è anche per la mancanza di unità e forza di un’Europa che ancora non c’è. Se fosse stata più unita, non ci sarebbe stato questo spazio per Donald Trump”. Non è un assist ai populismi, precisa: “Sono per un’Europa unita, non per una deriva nazionalista”.
Nella stessa logica si inserisce il giudizio sui salvataggi pubblici: in casi come MPS, per l’imprenditore è legittimo che lo Stato intervenga con i soldi dei contribuenti per salvare un’azienda sistemica, purché poi riesca a rimetterla in piedi. È il modo corretto, dice, per difendere occupazione, risparmio e competitività del sistema bancario nazionale ed europeo.
Editoria, banche e il nodo della reputazione
Nell’editoria, Leonardo Maria Del Vecchio punta a costruire una vera media company. “Sono sempre dalla parte dell’informazione libera, rispetto il dna delle aziende: snaturarlo significa distruggerle”, afferma. Per lui, giornali e case editrici non sono beni di consumo come “occhiali o frigoriferi”, ma organismi identitari, fatti di firme e redazioni. Da qui l’ingresso nel Il Giornale con il 30% delle quote e la volontà di preservarne la tradizione che rimanda all’epoca di Indro Montanelli.
Sulla mancata acquisizione di Gedi, accetta la logica del mercato: “Nel libero mercato il venditore sceglie il suo acquirente, John Elkann ha preso la sua decisione”. Intanto lavora su più pilastri: ha già rilevato FM, realtà specializzata in strategic management con una blockchain nativa, e annuncia trattative in corso di cui non può parlare. La televisione resta un’opzione futura: “Mi è sempre stato detto che corro troppo, prima di comprare una tv devo entrare davvero nell’editoria”.
Dietro la strategia c’è anche un tema generazionale: “Vedo ragazzi che cercano risposte da mezzi non autorevoli, è un pericolo. Lo faccio perché mia figlia un giorno possa informarsi grazie a firme serie, non solo da tiktoker”. Sul fronte finanziario, il riferimento va al sogno del padre: creare un grande campione italiano tra Generali, Mediobanca e MPS, con investitori di lungo periodo come Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone. Quanto alla vicenda giudiziaria dell’incidente con la Ferrari sulla tangenziale di Milano, ribadisce di essersi assicurato dei soccorsi e di aver chiamato l’autista solo per attendere la polizia, non per eludere le responsabilità.
FAQ
D: Chi è Leonardo Maria Del Vecchio?
R: È l’imprenditore trentunenne, figlio del fondatore di Luxottica, presidente di LMDV Capital e attivo in finanza ed editoria.
D: Come ha gestito l’eredità del padre?
R: Ha accettato l’eredità “in maniera nuda e cruda”, mentre tre dei sei eredi hanno scelto il beneficio di inventario.
D: Da quanto tempo è imprenditore autonomo?
R: Da poco più di tre anni, dopo aver iniziato a lavorare a 21 anni in un negozio di occhiali e aver maturato esperienza nel gruppo di famiglia.
D: Qual è la sua posizione sulla politica italiana recente?
R: Ha votato sia Renzi che Meloni e valuta positivamente la stabilità offerta dall’attuale governo per chi investe in Italia.
D: Che idea ha dell’Europa e del ruolo degli USA?
R: Ritiene che la debolezza dell’UE abbia lasciato spazio a leader come Trump e si dichiara fermamente a favore di un’Europa più unita.
D: Qual è il suo progetto nel settore editoriale?
R: Vuole costruire una media company, partendo dall’ingresso ne Il Giornale e da acquisizioni come FM, nel segno dell’informazione libera.
D: Come risponde alle accuse nell’incidente con la Ferrari?
R: Sostiene di essersi accertato dei soccorsi e di aver fatto attendere l’autista la polizia, negando la volontà di omissione di soccorso.
D: Qual è la fonte delle dichiarazioni riportate?
R: Le dichiarazioni provengono dalla lunga intervista di Lilli Gruber a Leonardo Maria Del Vecchio nella trasmissione Otto e mezzo su La7.




