Decreto bollette riduce bonus sociale e premia produttori di energia da gas

Decreto bollette: obiettivi, vincoli europei e impatto su prezzi e mercato
Il nuovo decreto bollette, atteso in Consiglio dei ministri, punta a ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese intervenendo sulla struttura del prezzo elettrico e sugli oneri legati al gas. Il nodo centrale è lo spostamento dei costi di trasporto del gas e delle quote europee di emissione dai bilanci dei produttori di elettricità alle bollette dei consumatori, con un effetto complessivo che il governo stima comunque in una riduzione del prezzo finale.
Il meccanismo, incardinato sull’Emission trading system europeo, richiede però l’autorizzazione preventiva di Bruxelles. Le perplessità espresse dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e le critiche di produttori, pmi e associazioni dei consumatori rendono il percorso politico e regolatorio particolarmente complesso per il governo guidato da Giorgia Meloni.
Come cambia la formazione del prezzo elettrico e il ruolo del gas
Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica mira a scollegare, almeno in parte, il Prezzo unico nazionale dal costo del gas, oggi determinante perché le ultime centrali attivate – le più costose – sono a gas.
La proposta prevede di rimborsare ai produttori oneri di trasporto (circa 7 euro/MWh) e costo delle quote Ets (25-30 euro/MWh), abbassando così il prezzo all’ingrosso oggi attestato tra 110 e 130 euro/MWh.
Lo spostamento di tali oneri sulle bollette, secondo l’esecutivo, sarebbe più che compensato dal calo del prezzo di mercato, ma ridurrebbe la rendita degli impianti da fonti rinnovabili, che non acquistano “permessi ad inquinare” e beneficiano di costi marginali molto bassi.
Effetti su rinnovabili e utility: perché il mercato è in allerta
Il ridimensionamento del vantaggio competitivo degli impianti idroelettrici, eolici e fotovoltaici ha già avuto riflessi su titoli come Enel e A2a, penalizzati dalle attese di prezzi all’ingrosso inferiori e marginalità ridotte.
Gli analisti di Akros hanno segnalato che le società più esposte alla generazione rinnovabile rischiano un calo dei ricavi, con impatti di medio periodo sulla capacità di investimento in nuova potenza green.
La compatibilità del meccanismo con le regole Ets resta un punto sensibile: qualsiasi distorsione che attenui il segnale di prezzo delle emissioni potrebbe innescare un confronto serrato con la Commissione, rallentando l’attuazione del decreto e generando incertezza regolatoria per l’intero comparto energetico.
Proteste di rinnovabili e Regioni: rischi per investimenti e accordi territoriali
L’impianto del decreto, nelle bozze circolate, ha suscitato una forte reazione da parte dei produttori da fonti rinnovabili e della Regione Lombardia. Gli operatori contestano il rischio di un disincentivo strutturale agli investimenti green, mentre le Regioni temono effetti collaterali sugli accordi già siglati per forniture a prezzo calmierato alle imprese energivore. Il governo ha annunciato “approfondimenti” e nuove interlocuzioni politiche per correggere le disposizioni più controverse, in particolare quelle relative ai contratti di lungo termine e alla gestione degli incentivi del Conto energia.
Le critiche di Agostino Re Rebaudengo e degli operatori rinnovabili
Agostino Re Rebaudengo, produttore da rinnovabili ed ex presidente di Elettricità Futura, ha denunciato su La Stampa che il decreto, così formulato, finisce per incentivare l’utilizzo del gas anziché accelerare in modo stabile la penetrazione dell’elettricità da fonti rinnovabili.
Secondo il settore, il taglio degli extra-profitti verdi, combinato con la riduzione degli incentivi agli impianti fotovoltaici in Conto energia e l’obbligo di vendere attraverso contratti regolati di lungo termine, compromette il ritorno di investimenti già programmati.
Le associazioni chiedono il ritiro della revisione degli incentivi e garanzie regolatorie di lungo periodo, elemento chiave per l’accesso al credito e per i business plan degli impianti utility scale.
Il caso Regione Lombardia e l’equilibrio con l’“idro-release”
La Regione Lombardia, guidata dal centrodestra, ha contestato che il decreto “potrebbe danneggiare fortemente sia le imprese energivore sia i produttori elettrici” e mettere a rischio l’attuazione dell’accordo sull’idro-release.
L’intesa prevede la cessione del 15% della produzione idroelettrica a prezzo calmierato alle imprese ad alto consumo con sede nelle regioni che ospitano gli impianti, uno strumento pensato per contenere i costi energetici industriali.
L’articolo 3 della bozza, dedicato ai contratti di lungo termine per energia da rinnovabili, imporrebbe agli impianti incentivati in Conto energia di vendere a prezzi regolati, sollevando dubbi sulla compatibilità con gli accordi regionali e sulla redditività complessiva degli operatori idroelettrici coinvolti.
Imprese energivore, pmi e famiglie: benefici limitati e critiche diffuse
Oltre al riassetto del prezzo elettrico, il decreto interviene sul gas stoccato nel 2022, sulle condizioni di mercato all’ingrosso e su un contributo straordinario per le famiglie a basso reddito. Tuttavia, le principali organizzazioni imprenditoriali e dei consumatori giudicano la bozza insufficiente e, in alcuni passaggi, peggiorativa rispetto ai precedenti interventi. Le misure su oneri di sistema, tempi di pagamento e bonus sociali vengono percepite come soluzioni temporanee, poco strutturali e incapaci di correggere realmente l’elevata incidenza delle componenti parafiscali sulle bollette.
Stoccaggi Gse-Snam, servizio di liquidità e reazioni delle imprese
Il gas stoccato da Gestore dei servizi energetici e Snam nel 2022 sarà rivenduto e il ricavato usato da Arera per ridurre il prezzo del gas destinato alle imprese energivore con consumi oltre 80mila metri cubi annui.
Arera istituirà inoltre un “servizio di liquidità” fino a 200 milioni di euro per aumentare concorrenza sul mercato italiano del gas e ridurre lo spread tra il punto di scambio PSV e il TTF olandese.
Confcommercio lamenta l’assenza di una misura specifica di taglio strutturale degli oneri di sistema per le micro e piccole imprese, mentre Confartigianato giudica la bozza “peggiorativa”, criticando in particolare l’allungamento dei tempi di pagamento degli oneri fino a dieci anni con tasso di interesse del 6%, che riduce la rata annua ma aumenta il costo complessivo stimato in circa 10 miliardi.
Bonus sociale, contributi straordinari e posizione delle associazioni dei consumatori
È prevista l’estensione del bonus sociale per le famiglie con Isee sotto 9.796 euro, con un contributo aggiuntivo di 90 euro finanziato da 315 milioni e dettagliato da delibera Arera.
Per i clienti senza bonus, ma con Isee sotto 25mila euro e consumi entro determinate soglie, le bozze consentono ai venditori di applicare uno sconto sulla fornitura elettrica, su base discrezionale.
Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, definisce il testo inadeguato: ricorda che il contributo straordinario 2025 era di 200 euro, più del doppio dei 90 ora previsti, e giudica “grottesco” demandare ai venditori, in un mercato libero, la scelta di riconoscere o meno un bonus ai clienti vulnerabili.
FAQ
Che cosa prevede il nuovo decreto bollette sul prezzo dell’energia?
Il decreto ridisegna la formazione del prezzo elettrico rimborsando ai produttori i costi di trasporto del gas e delle quote Ets, spostandoli sulle bollette dei consumatori, con l’obiettivo di ottenere comunque una riduzione del prezzo finale grazie a un calo del Prezzo unico nazionale.
Perché è necessario il via libera dell’Unione europea?
Il meccanismo tocca l’Emission trading system, competenza esclusiva dell’Ue: qualsiasi intervento che modifichi gli incentivi a pagare per le emissioni richiede l’autorizzazione di Bruxelles, per evitare distorsioni nel mercato unico del carbonio.
Qual è la principale critica dei produttori da fonti rinnovabili?
Gli operatori, tra cui Agostino Re Rebaudengo ed Elettricità Futura, sostengono che le misure finiscano per favorire il gas e comprimere la redditività di impianti eolici, fotovoltaici e idroelettrici, mettendo a rischio piani di investimento già avviati.
Che cosa contesta la Regione Lombardia sul decreto?
La Regione Lombardia teme che il decreto danneggi imprese energivore e produttori elettrici e renda di fatto inapplicabile l’accordo sull’idro-release, che prevede la cessione del 15% della produzione idroelettrica a prezzo calmierato alle industrie locali.
In che modo il provvedimento interviene sul gas per le imprese energivore?
Il gas stoccato nel 2022 da Gse e Snam sarà rivenduto e il ricavato usato da Arera per ridurre il prezzo del gas destinato alle imprese ad alto consumo, affiancato da un “servizio di liquidità” per rendere più competitivo il mercato all’ingrosso.
Perché le associazioni delle piccole imprese sono insoddisfatte?
Confcommercio denuncia l’assenza di un taglio strutturale degli oneri di sistema per pmi e microimprese, mentre Confartigianato critica l’allungamento fino a dieci anni del pagamento degli oneri al 6%, perché aumenta il costo complessivo della bolletta.
Come cambia il bonus sociale per le famiglie a basso reddito?
Per chi ha Isee inferiore a 9.796 euro è previsto un contributo straordinario aggiuntivo di 90 euro, inferiore ai 200 euro del 2025; per Isee sotto 25mila euro potranno esserci sconti discrezionali applicati dai venditori, senza obbligo regolatorio.
Qual è la valutazione delle associazioni dei consumatori sul decreto?
Marco Vignola dell’Unione Nazionale Consumatori giudica il testo un passo indietro, definendo “grottesco” delegare ai venditori in mercato libero l’eventuale concessione di bonus; molte analisi riprendono i contenuti pubblicati da ilfattoquotidiano.it, fonte originaria del testo esaminato.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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