Criptovalute, maxi evasione fiscale da mezzo milione scoperta in Emilia Romagna

Criptovalute e Fisco, mezzo milione evaso scoperto dalla Guardia di Finanza
A Piacenza, la Guardia di Finanza ha individuato un’evasione fiscale da circa 500mila euro legata a attività in criptovalute. L’indagine, condotta tra Emilia-Romagna, Lazio, Marche e Sicilia, ha riguardato sei persone che, tra il 2026 e gli anni precedenti, operavano in modo sistematico nel mining e nel trading di Bitcoin ed Ethereum.
Le imposte non versate derivano da plusvalenze su vendite di monete virtuali e da criptovalute detenute su piattaforme estere mai dichiarate.
L’operazione dimostra come il Fisco italiano stia intensificando il controllo sulle attività dell’economia digitale, sfruttando software avanzati per tracciare i movimenti sulla blockchain e ricondurre i portafogli virtuali ai reali titolari, superando l’illusione di anonimato spesso associata alle criptovalute.
In sintesi:
- Scoperta evasione fiscale da circa 500mila euro su attività in criptovalute.
- Sei soggetti indagati tra Emilia-Romagna, Lazio, Marche e Sicilia.
- Mining e trading su Bitcoin ed Ethereum senza dichiarazione dei redditi.
- Blockchain analizzata con software speciali per ricostruire i portafogli digitali.
Come è nata e cosa mostra l’indagine sulle criptovalute
L’operazione nasce dal controllo di un operatore economico di Piacenza, risultato privo di dichiarazioni sui redditi generati dal mining. In un deposito aziendale i militari hanno rinvenuto un mining rig, computer assemblato per lavorare 24 ore su 24, dotato di numerose schede grafiche ad alte prestazioni, normalmente usate nel gaming ma in questo caso dedicate al calcolo crittografico.
Attraverso software specializzati di analisi della blockchain, i finanzieri hanno collegato diversi portafogli digitali a sei persone residenti in più regioni, attive su piattaforme di scambio autorizzate dove convertivano euro in criptovalute e viceversa.
Le verifiche fiscali hanno evidenziato l’omessa indicazione nel quadro RW delle criptovalute detenute all’estero e il mancato pagamento dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze realizzate, in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale previsti dalla normativa italiana.
Effetti sul mercato cripto e sugli obblighi dei contribuenti
Il caso di Piacenza segnala un cambio di passo nella vigilanza sull’economia digitale: le criptovalute non sono più una “zona grigia”, ma un ambito pienamente presidiato dall’amministrazione finanziaria.


Per investitori e miner italiani questo significa che conti su exchange esteri, wallet digitali e guadagni da trading o mining devono essere tracciati, documentati e dichiarati correttamente.
Le sanzioni amministrative che si aggiungeranno ai 500mila euro di imposte evase potrebbero diventare un precedente rilevante, spingendo molti operatori a regolarizzare spontaneamente la propria posizione per evitare futuri accertamenti supportati da tecnologie sempre più sofisticate.
FAQ
Cosa ha scoperto la Guardia di Finanza nel caso di Piacenza?
È stata accertata un’evasione di circa 500mila euro su redditi da mining e trading di criptovalute, mai dichiarati al Fisco italiano.
Quali criptovalute erano coinvolte nell’evasione fiscale?
Le verifiche hanno riguardato in particolare Bitcoin ed Ethereum, utilizzate per attività di mining, compravendita e conversione in euro.
Le criptovalute detenute su exchange esteri vanno dichiarate?
Sì, vanno indicate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi se detenute su piattaforme estere, per adempiere agli obblighi di monitoraggio fiscale.
Cosa rischia chi non dichiara le plusvalenze su criptovalute?
Rischia l’accertamento delle imposte evase, l’applicazione dell’imposta sostitutiva dovuta e pesanti sanzioni amministrative proporzionate agli importi non dichiarati.
Dove è stata pubblicata la notizia sull’operazione di Piacenza?
La notizia è stata riportata dal quotidiano Il Resto del Carlino, che ha ricostruito i dettagli dell’indagine sulle criptovalute.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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