Criptovalute frenano a fine anno ma il potere degli istituzionali esplode

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CRIPTOVALUTE, Q4 2025 IN CALO MA L’ISTITUZIONALIZZAZIONE ACCELERA: IL REPORT DIGITAL GOLD INSTITUTE
Mercato in transizione
Nel quarto trimestre 2025 il comparto delle criptovalute archivia un periodo negativo, ma senza scalfire il percorso di maturazione del settore. Bitcoin registra una flessione di circa il 23%, mantenendo però una robustezza relativa superiore rispetto alle principali alternative digitali. La pressione più marcata colpisce Ether, Ripple e Solana, con ribassi tra il 28% e oltre il 40%, segnale di una maggiore vulnerabilità degli asset meno consolidati sul piano della domanda strutturale.
Su base annua, il quadro appare più bilanciato: Bitcoin chiude il 2025 con un lieve -6%, nettamente migliore rispetto alla media delle altcoin e coerente con il suo ruolo di riferimento del mercato. Nel corso dell’anno, il principale crypto-asset ha toccato quattro nuovi massimi storici, indicando l’ingresso di capitali pazienti e una preferenza crescente da parte degli investitori di lungo periodo. La combinazione di record di prezzo e correzione finale conferma un contesto di normalizzazione più che di esuberanza irrazionale.
La dinamica dei prezzi, meno estrema rispetto ai cicli precedenti, segnala un cambio strutturale: dove un tempo le inversioni si traducevano in crolli superiori all’80%, la fase 2025 mostra drawdown più ordinati. Secondo l’analisi del think tank guidato da Ferdinando Ametrano, questa resilienza deriva da un ecosistema ormai supportato da infrastrutture professionali, da una vigilanza regolamentare crescente e, soprattutto, da una crescente presenza di capitali istituzionali che attenuano le fasi puramente speculative.
Capitale istituzionale e strumenti quotati
Nel segmento degli strumenti regolamentati, gli ETF su asset digitali risentono del clima correttivo ma mostrano dinamiche differenziate. I nuovi prodotti quotati su XRP e Solana rappresentano un passo simbolico verso l’integrazione della finanza cripto nei mercati tradizionali, ma i volumi iniziali restano contenuti, a conferma che l’attenzione degli investitori professionali privilegia ancora i protocolli più liquidi e consolidati. Il vero baricentro dell’interesse rimane infatti l’esposizione indiretta a Bitcoin ed Ether.
Per i fondi indicizzati sul principale crypto-asset, i deflussi di fine anno – inferiori al miliardo di dollari su circa 56 miliardi di masse – risultano gestibili e coerenti con una presa di profitto tattica più che con un disimpegno strutturale. Gli strumenti su Ether evidenziano invece un’uscita di capitali proporzionalmente più intensa, segnale di una preferenza relativa per il profilo monetario e di riserva di valore del primo cripto-attivo rispetto alla natura più tecnologica e programmabile del secondo.
La componente più rilevante emersa nel trimestre riguarda tuttavia l’ingresso di grandi investitori istituzionali. Tra i soggetti citati spiccano la banca centrale della Repubblica Ceca, il fondo intergenerazionale del Lussemburgo, l’Abu Dhabi Investment Council e l’università di Harvard, che incrementano o formalizzano allocazioni in asset digitali. Per il Direttore Scientifico del Digital Gold Institute, questo trend conferma la progressiva affermazione di Bitcoin come infrastruttura monetaria globale emergente, sempre più integrata nei portafogli multi-asset di lungo periodo.
Europa normativa e nodo italiano
La dimensione regolamentare diventa un fattore competitivo chiave. Entro il 31 dicembre 2025, nell’Unione Europea risultano rilasciate 133 licenze conformi al regolamento MiCAR, con Germania, Paesi Bassi e Francia in posizione di leadership. Questa cornice giuridica consente a intermediari e infrastrutture crypto di operare in un quadro di certezza normativa, facilitando il raccordo tra finanza tradizionale e asset digitali e sostenendo la nascita di nuove piattaforme conformi agli standard prudenziali europei.
Parallelamente, il quarto trimestre vede un’accelerazione dell’interesse verso le stablecoin a impronta bancaria, mentre molti progetti di CBDC retail registrano rallentamenti operativi. Il crescente focus su strumenti già funzionanti – token ancorati a valute fiat, emessi o garantiti da istituzioni regolamentate – rivela la preferenza del sistema finanziario per soluzioni immediatamente integrabili nei pagamenti e nella tesoreria aziendale, rispetto a sperimentazioni ancora in fase pilota. Questo orientamento rafforza il ruolo delle infrastrutture blockchain come supporto tecnico più che sostituto dell’architettura monetaria esistente.
In questo scenario, l’Italia appare in controtendenza. Alla fine del 2025 non risultano autorizzazioni MiCAR operative, mentre l’inasprimento dell’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività, passata dal 26% al 33%, rischia di spingere operatori e investitori verso giurisdizioni concorrenti. Secondo l’analisi del centro studi collegato a CheckSig, oltre 2,5 milioni di risparmiatori italiani detengono asset digitali, ma il sistema finanziario nazionale non ha ancora predisposto un’offerta strutturata di servizi compliant. Il ritardo regolamentare e industriale può tradursi in perdita di competitività e fuga di innovazione verso ecosistemi normativi più favorevoli.
FAQ
D: Che cosa emerge dal quarto trimestre 2025 per il mercato cripto?
R: Emerge una correzione ordinata dei prezzi, con Bitcoin più resiliente delle altcoin e un contesto di crescente istituzionalizzazione.
D: Perché Bitcoin ha mostrato una tenuta migliore rispetto alle altre criptovalute?
R: Perché beneficia di maggiore liquidità, adozione globale e preferenza degli investitori istituzionali come asset monetario di lungo periodo.
D: Come si sono comportati gli ETF su criptovalute?
R: I nuovi prodotti su XRP e Solana hanno avuto sottoscrizioni limitate, mentre gli ETF su Bitcoin ed Ether hanno registrato deflussi contenuti rispetto alle masse gestite.
D: Quali soggetti istituzionali stanno aumentando l’esposizione alle cripto?
R: Banche centrali, fondi sovrani e grandi investitori come la banca centrale della Repubblica Ceca, il fondo del Lussemburgo, l’Abu Dhabi Investment Council e Harvard.
D: Che ruolo hanno le stablecoin nel nuovo ciclo?
R: Stanno diventando strumenti privilegiati per l’uso operativo, soprattutto quando emesse o garantite da soggetti bancari regolamentati.
D: Qual è lo stato dei progetti di CBDC retail?
R: Molti progetti risultano rallentati, mentre cresce l’attenzione verso soluzioni già disponibili basate su infrastrutture crittografiche esistenti.
D: Come si sta muovendo l’Europa sul piano normativo?
R: L’Unione Europea ha rilasciato 133 licenze MiCAR entro fine 2025, con Germania, Paesi Bassi e Francia in testa nel rilascio di autorizzazioni.
D: Qual è la fonte giornalistica principale dei dati citati?
R: I dati provengono dal report trimestrale del Digital Gold Institute, ufficio studi di CheckSig, indicato come riferimento analitico nell’articolo originale.




