Criminologia femminile, tra ricerca etica e prevenzione per comprendere il male

Criminologia e cultura del true crime
Nel 1966 Truman Capote pubblicò A sangue freddo, inaugurando una narrazione del crimine che oggi chiamiamo “true crime”. Da allora, il racconto di omicidi e casi irrisolti è passato dai libri alle piattaforme digitali, fino al successo dei podcast come Elisa True Crime su Spotify, il più ascoltato d’Italia da tre anni. Questa evoluzione ha trasformato la cronaca nera in un fenomeno culturale di massa, dove l’interpretazione psicologica dei delitti viene affidata a psicologhe e criminologhe esperte.
La loro voce orienta la percezione pubblica del male, del pericolo e della giustizia. Ma cosa significa, oggi, raccontare la violenza rispettando le vittime e senza alimentare allarmismi, distorsioni o curiosità morbosa? E quali sono i confini etici e scientifici di chi analizza il lato oscuro dell’essere umano?
La fascinazione del crimine tra media e responsabilità
Il true crime contemporaneo mescola storytelling, dati giudiziari e psicologia. La sfida è mantenere rigore e rispetto, evitando la spettacolarizzazione di casi come l’omicidio di Nada Cella, riaperto dopo decenni e sfociato nella recente condanna di Anna Lucia Cecere.
Format narrativi aggressivi, linguaggi emotivi e montaggi serrati possono trasformare tragedie reali in intrattenimento seriale, riducendo persone e contesti a personaggi e trame. L’impatto non riguarda solo la sensibilità collettiva, ma anche la serenità delle famiglie coinvolte, esposte a una reiterata riattualizzazione del trauma.
Numeri reali dei reati e percezione di insicurezza
I dati citati da esperti come Giuseppe Merzagora mostrano che in Italia gli omicidi sono in calo costante: -15 per cento nel 2025, con un -18 per cento di femminicidi.
Eppure, l’esposizione continua a contenuti violenti alimenta una percezione di insicurezza non allineata alla realtà statistica. Il consumo compulsivo di cronaca nera online e in streaming rischia di normalizzare la violenza, rendendola sfondo quotidiano più che eccezione, e contribuendo a una narrazione sociale dominata dalla paura.
Psicologia del male e nuove tecniche investigative
Flaminia Bolzan, psicologa e criminologa romana, racconta di aver iniziato a interrogarsi sul perché delle condotte “cattive” già a 7 anni. Oggi lavora tra studio clinico, radio e tv, sottolineando come il professionista della mente non sia né criminalista, né genetista, né tecnico di balistica.
La sua funzione è interpretare, non sostituirsi all’indagine. In televisione, però, la figura dello psicologo-criminologo rischia di diventare personaggio, con richieste da “tuttologo” e pressioni spettacolari incompatibili con il necessario distacco professionale e con l’etica del rispetto verso vittime e indagati.
Metacognizione e educazione al rischio nei più giovani
Per Flaminia Bolzan la cronaca nera è un termometro sociale, ma la sua spettacolarizzazione alimenta paure distorte. Gli adolescenti, già dotati di una percezione del rischio incompleta, faticano a immaginare le reali conseguenze delle proprie azioni.
Diventa fondamentale educarli alla metacognizione: saper osservare i propri pensieri, riconoscere emozioni intense, distinguere finzione mediatica e realtà giudiziaria. Questo lavoro, se supportato da famiglie e scuole, aiuta a prevenire comportamenti impulsivi, sfide estreme e imitative pericolose.
Cold case, autopsia psicologica e rispetto delle vittime
Barbara Fabbroni, psicologa e criminologa aretina, forte di oltre 2 milioni di follower, utilizza strumenti classici e innovativi. Richiama la lezione di Edmond Locard, fondatore nel 1910 a Lione del primo laboratorio di medicina legale: ogni criminale lascia tracce e la scena del crimine va “cristallizzata”.
Fabbroni lavora su casi attuali e cold case, mettendo in guardia dal rischio di “visione a tunnel”, ossia fissarsi su un solo sospetto ignorando piste alternative. L’autopsia psicologica, diffusissima negli Stati Uniti dagli anni ’60, aiuta a ricostruire la vita pubblica, privata e segreta della vittima, ridando profondità alla persona oltre il fascicolo.
Professione criminologo e lavoro di squadra
In Italia il criminologo non ha un ordine professionale, né coincide con il “detective” del modello americano. Le forze dell’ordine integrano le competenze criminologiche fin dall’inizio dell’indagine, mentre i criminologi civili vengono chiamati più tardi per perizie e consulenze.
Margherita Carlini, psicoterapeuta e criminologa forense di Recanati, sottolinea l’importanza del lavoro d’équipe: nessun esperto possiede lo sguardo totale sul caso, il confronto interdisciplinare è parte integrante del metodo scientifico.
Formazione continua, carcere e innovazione tecnologica
Margherita Carlini è stata tra le prime a chiedere un tirocinio in carcere e ha frequentato un master in collaborazione con la Polizia di Stato. Questo le ha permesso di comprendere dall’interno dinamiche detentive, recidiva e processi di rischio.
La tecnologia ha rivoluzionato l’analisi forense: oggi è possibile isolare tracce miste di Dna, ricostruire cronologie digitali, leggere pattern relazionali attraverso chat e social media. Questi elementi sono diventati centrali nelle autopsie psicologiche e nelle valutazioni di pericolosità.
Violenza di genere, reperibilità e centralità dell’umanità
Responsabile dello Sportello Antiviolenza di Recanati e membro dell’Osservatorio Violenza sulle Donne dell’Università di Milano, Margherita Carlini segue donne e minori in situazioni critiche, valutando rischio di recidiva e piani di protezione. Non esistono orari d’ufficio: le vittime hanno il suo numero, la reperibilità è parte inderogabile del lavoro.
Come ricorda Merzagora, ogni caso lascia un segno anche sugli esperti. L’insegnamento di una brigatista divenuta volontaria in carcere resta centrale: *«non si deve parlare di “detenuti”, ma di “persone detenute”»*. L’umanità, in questo ambito, non è un optional ma il vero criterio di affidabilità.
FAQ
Cos’è il genere true crime e perché ha tanto successo
Il true crime racconta crimini reali con strumenti narrativi tipici del romanzo o del documentario. Dai libri di Truman Capote ai podcast su piattaforme globali, affascina perché promette spiegazioni sul male e sulle sue motivazioni, offrendo al pubblico l’illusione di capire l’“indicibile”.
Come i media influenzano la percezione della sicurezza
La sovraesposizione a delitti efferati crea un bias percettivo: si tende a credere che i reati gravi siano in aumento, anche quando i dati mostrano l’opposto. Questo alimenta ansia sociale, sfiducia nelle istituzioni e richiesta di pene simbolicamente più dure.
Qual è il ruolo concreto di psicologhe e criminologhe
Professioniste come Flaminia Bolzan, Barbara Fabbroni e Margherita Carlini analizzano personalità, dinamiche relazionali, rischio di recidiva, impatto psicologico dei reati. Possono essere periti, consulenti tecnici o divulgatrici, ma non sostituiscono indagini scientifiche e investigative.
Cosa significa autopsia psicologica in criminologia
L’autopsia psicologica ricostruisce pensieri, emozioni, relazioni e abitudini della vittima prima del reato, integrando testimonianze, documenti e tracce digitali. È utile in casi di suicidio dubbio, cold case e valutazioni complesse su responsabilità e dinamiche interpersonali.
Perché è rischioso spettacolarizzare la violenza
La spettacolarizzazione trasforma fatti tragici in intrattenimento, riduce le vittime a “personaggi” e attenua la gravità morale del reato. Può riattivare il trauma per i familiari e favorire identificazioni malsane con gli autori dei delitti.
Come la tecnologia ha cambiato le indagini sui crimini
Oggi indagini e perizie integrano Dna avanzato, analisi di tracce miste, tracciamento di dispositivi e studio delle interazioni online. Questi strumenti aumentano precisione, ma richiedono competenze specialistiche e protocolli rigorosi di conservazione delle prove.
Che percorso serve per lavorare nella criminologia forense
È necessario un percorso universitario in psicologia, giurisprudenza o scienze affini, master specializzati, tirocini in carcere o con le forze dell’ordine, formazione continua. Chi desidera operare sul campo, come investigatore, deve concorrere per entrare nelle forze dell’ordine.
Qual è la fonte del caso Nada Cella e delle analisi citate
Le considerazioni su true crime, criminologia forense, omicidio di Nada Cella e condanna di Anna Lucia Cecere, così come i riferimenti a Flaminia Bolzan, Barbara Fabbroni, Margherita Carlini e Merzagora, derivano dall’articolo originale pubblicato da Io Donna.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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