Crans, negligenze shock: scala dimezzata, zero antincendio e uscita bloccata scatenano la strage

Indice dei Contenuti:
Cronologia delle violazioni strutturali
Crans si è trasformata in una trappola per una serie di irregolarità strutturali stratificate nel tempo, ignorate nonostante segnali evidenti di rischio. Primo elemento: la scala principale dimezzata, ridotta nella larghezza utile rispetto ai parametri originari, ha compromesso i flussi di evacuazione e la compartimentazione ai piani. Secondo: modifiche interne non autorizzate hanno alterato la distribuzione dei carichi e la continuità delle vie d’esodo, introducendo colli di bottiglia e punti di intralcio permanenti. Terzo: interventi di manutenzione eseguiti “a spezzoni” hanno prodotto un mosaico incoerente di materiali e finiture con diversa reazione al fuoco, amplificando la propagazione dei fumi e il crollo dei tempi di sopravvivenza.
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Nel quadro emergono opere provvisorie diventate definitive, tramezzature leggere appoggiate ai vani scala e rimozioni di parapetti originari, in palese contrasto con il progetto depositato. Le planimetrie catastali e i layout antincendio non coincidevano più con lo stato di fatto, impedendo una lettura affidabile ai soccorritori. La presenza di locali tecnici trasformati in depositi, con accumulo di materiali combustibili lungo percorsi nevralgici, ha aggravato l’esposizione al rischio.
La perdita di ridondanza delle strutture di protezione passiva, unita alla riduzione delle sezioni utili delle vie verticali, ha reso inefficaci i tempi di reazione. L’insieme di difformità, tollerate e mai sanate, ha predisposto l’edificio al collasso funzionale in caso di emergenza.
Mancanze nei sistemi di sicurezza antincendio
L’edificio di Crans risultava privo di un sistema antincendio efficiente: mancavano rete idranti conforme, estintori correttamente distribuiti e manutenzionati, oltre a segnaletica luminosa d’emergenza. Le centraline di rilevazione fumi non erano certificate o non collegate a un sistema di allarme generalizzato, con ritardi critici nell’attivazione delle procedure di evacuazione. La ventilazione dei vani scala era assente o inoperativa, favorendo l’accumulo di fumi caldi e gas tossici lungo le vie verticali.
I cavi dei corridoi non erano resistenti al fuoco e attraversavano compartimenti senza adeguate sigillature, trasformando i passaggi impiantistici in condotti di propagazione. Le porte tagliafuoco, dove presenti, erano bloccate o prive di autochiusura, azzerando la compartimentazione orizzontale. Mancavano procedure di manutenzione periodica registrate, con estintori scaduti, manometri fuori range e dispositivi non collaudati secondo norma.
I sistemi di illuminazione di emergenza non garantivano autonomia né copertura nei punti critici, aumentando panico e disorientamento. L’assenza di un piano di emergenza aggiornato e di corsi di addestramento per il personale ha reso inefficace ogni risposta interna, impedendo l’innesco coordinato dei presidi e la gestione dei flussi di esodo.
Chiusure abusive e vie di fuga bloccate
Le uscite di sicurezza a Crans sono risultate chiuse o rese inaccessibili da serrature non certificate, catene e ostacoli fissi, in violazione delle norme sulle vie d’esodo. Le porte antipanico erano disattivate o sostituite con infissi privi di maniglioni a sgancio, impedendo l’apertura a spinta in caso di calca. I percorsi segnalati erano interrotti da arredi, pedane e depositi improvvisati, con restringimenti sotto le larghezze minime di legge.
Scale secondarie e passaggi tecnici, che avrebbero potuto alleggerire il deflusso, risultavano sbarrati per “motivi gestionali” e trasformati in locali di servizio. La cartellonistica indirizzava verso varchi non più fruibili, generando ritorni di folla e sovrappressioni sui varchi residui. Le griglie di aerazione e i cavedi lungo le vie d’uscita erano coperti da pannellature infiammabili, aumentando il carico d’incendio nelle zone di transito.
In più punti, corrimano mancanti e dislivelli senza soglie segnalate hanno favorito cadute e rallentamenti. Gli accessi esterni destinati ai soccorritori erano occupati da veicoli e materiali, ritardando le operazioni e impedendo l’apertura dall’esterno delle uscite di piano. L’insieme di chiusure abusive e blocchi fisici ha trasformato le vie di fuga in cul-de-sac.
Responsabilità, controlli omessi e conseguenze penali
Il quadro emerso a Crans indica una catena di responsabilità: proprietari e gestori per la gestione negligente; responsabili della sicurezza per omessa vigilanza; imprese manutentrici per interventi non conformi. Gli atti ispettivi mancati o incompleti configurano omissioni di atti d’ufficio e falso ideologico nelle certificazioni.
Le violazioni su uscite, compartimentazione e impianti integrano ipotesi di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni. Le difformità tra progetto e stato di fatto, unite all’uso improprio di spazi tecnici, aggravano la posizione degli indagati e aprono al sequestro dell’immobile.
La tracciabilità documentale assente su manutenzioni, piani di emergenza e prove di evacuazione rende inoppugnabile la colpa organizzativa. Sono attese interdittive per i soggetti apicali, sospensioni dell’attività e prescrizioni cogenti per il ripristino delle condizioni minime di sicurezza, con obbligo di adeguamento impiantistico e strutturale.
FAQ
- Quali irregolarità strutturali hanno inciso sull’evacuazione?
La scala principale dimezzata, tramezzature abusive e riduzione delle larghezze utili hanno creato colli di bottiglia lungo le vie d’esodo. - Quali carenze antincendio sono state riscontrate?
Assenza di rete idranti conforme, estintori scaduti, rilevazione fumi inefficace, porte tagliafuoco bloccate e illuminazione d’emergenza inadeguata. - In che modo le uscite di sicurezza erano compromesse?
Chiusure con catene e serrature non certificate, maniglioni disattivati e percorsi ostruiti da arredi e depositi. - Perché la segnaletica non ha aiutato i presenti?
La cartellonistica indirizzava verso varchi non fruibili, causando ritorni di folla e congestione sui passaggi residui. - Chi rischia conseguenze penali?
Proprietari, gestori, responsabili sicurezza e manutentori, per ipotesi di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e omissioni di cautele. - Quali misure correttive sono previste?
Sequestro dell’immobile, interdittive, obbligo di adeguamento impiantistico e strutturale, piani di emergenza aggiornati e prove periodiche.
Responsabilità, controlli omessi e conseguenze penali
A Crans emerge una responsabilità multilivello: proprietari e gestori per omessa prevenzione; RSPP e preposti per vigilanza inefficace; ditte manutentrici per interventi privi di conformità e tracciabilità. Gli accertamenti sugli atti amministrativi evidenziano verifiche formali prive di riscontri tecnici, con verbali lacunosi e certificazioni non allineate allo stato dei luoghi.
Gli inquirenti contestano il nesso tra difformità e evento lesivo: riduzione delle vie d’esodo, impianti inidonei e uscite bloccate concorrono a ipotesi di disastro colposo e omicidio colposo plurimo, oltre alla rimozione dolosa di cautele contro infortuni. L’assenza di registri su manutenzioni e prove di evacuazione configura colpa organizzativa e carenze del modello di gestione.
Possibili provvedimenti: sequestro dell’immobile, sospensione attività, interdizione dagli incarichi per i soggetti apicali, prescrizioni cogenti per ripristino e adeguamento. In sede penale, si valutano concorso di persone nel reato e responsabilità amministrativa dell’ente per deficit strutturali nella prevenzione. L’inefficacia dei controlli pubblici apre anche a profili di omissione di atti d’ufficio e falso ideologico in certificazioni.




