Crans-Montana verbali shock: sopravvissuti parlano, i Moretti scaricano colpe, documenti ristrutturazione svaniti
Indice dei Contenuti:
Testimonianze dei sopravvissuti
Crans-Montana, notte dell’incendio: le voci dei presenti convergono su un punto chiave, la rapidità devastante delle fiamme e il caos sulle vie di fuga. Un testimone riferisce di figuranti con maschere da coniglio, astronauta e clown che sfilavano con bottiglie di champagne sormontate da fuochi d’artificio accesi; una donna portata sulle spalle impugna una bottiglia accesa e, al contatto con il soffitto, parte la fiammata. Le prime scintille diventano un fronte di fuoco che sale in alto senza preavviso.
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Un diciannovenne, Maxime B., ricostruisce la mappa del locale Le Constellation e la posizione dei gruppi, compresi gli italiani. Un quindicenne italiano dichiara di aver girato due video alle 1:27: nel secondo si vede l’incendio che corre verso il soffitto; lui e l’amico Niccolò corrono verso l’uscita, avvisano l’addetto alla sicurezza, che scende le scale, innescando un imbuto umano. La folla si accalca, il flusso si spezza, gli spazi si saturano di fumo.
Il vigile del fuoco Steven Lanners descrive un flashover omogeneo nella struttura: corpi rinvenuti nel buio, fiamme ormai estinte all’arrivo delle squadre, segni neri sulle parti alte, oggetti a terra relativamente intatti e materiali fusi in quota. Una pila di bicchieri vetrificati vicino al bancone centrale indica un’area di calore estremo; il resto è silenzio e detriti, con 40 vittime e 120 feriti a fissare la scala della tragedia.
Responsabilità e scaricabarile
Nel cuore dei verbali emerge il tentativo di spostare le colpe. I coniugi Moretti, ascoltati nelle prime ore come testimoni, ricostruiscono tempi e azioni, insistendo sulla rapidità con cui sarebbero stati chiamati i soccorsi e sull’ordine impartito di evacuare.
Jessica Moretti dichiara di aver urlato “tutti fuori”, di essere uscita dall’ingresso principale per sollecitare la sicurezza, quindi la chiamata al 118 e il rientro a casa in stato di shock. Sottolinea la presenza di due addetti alla sicurezza e un intervallo minimo tra l’allarme e l’intervento.
Nei verbali, Jessica attribuisce alla cameriera Cyane la prassi delle bottiglie con candele portate sulle spalle, negandone l’origine aziendale. Questa versione viene smentita da ex dipendenti del Le Constellation, che riferiscono di una consuetudine interna e organizzata.
La distanza personale tra Jessica e Cyane è ribadita dalla legale Sophie Haenni, per conto dei familiari della giovane: rapporti solo professionali, messaggi che descrivono un clima di sfruttamento, contatti con i sindacati e ricorso al tribunale del lavoro di Sion per la tutela dei diritti.
Tra i testi circola l’interrogativo su come i Moretti abbiano costruito un impero di locali, ipotizzando margini superiori alla semplice politica di prezzi alti su tavoli e bottiglie. Il quadro che si compone è di responsabilità frammentate, procedure di sicurezza opache e una catena decisionale che, nella notte dell’incendio, appare fragile e contraddittoria.
Documenti mancanti e ombre sulla gestione
Nei verbali compaiono vuoti documentali che pesano sulla ricostruzione: schemi di ristrutturazione del Le Constellation, piani antincendio aggiornati, registri delle manutenzioni e indicazioni sui materiali di rivestimento non risultano disponibili o sono incompleti. L’assenza di tracciabilità rende incerta la verifica delle conformità e dei percorsi di evacuazione previsti.
Le carte tecniche che dovrebbero certificare interventi, fornitori e certificazioni dei componenti interni non emergono con chiarezza. Manca un filo contabile e operativo su lavori effettuati, tempi, collaudi e responsabilità di cantiere.
Le difformità si riflettono sulla catena dei controlli: senza documenti, la valutazione dei rischi e l’adeguatezza delle uscite rimangono ipotesi, mentre la dinamica del flashover evidenzia possibili criticità nei materiali e nelle barriere al fuoco.
Testimonianze e riscontri ispettivi incrociano un quadro amministrativo fragile, in cui autorizzazioni e comunicazioni con gli enti appaiono parziali. L’assenza di mappe della sicurezza aggiornate impedisce di attestare se la segnaletica e l’illuminazione di emergenza fossero coerenti con la capienza.
La mancanza dei documenti di ristrutturazione si sovrappone alle versioni divergenti sulla gestione delle coreografie con bottiglie e fuochi: senza procedure scritte, le responsabilità operative restano nebulose e la gestione del rischio, non dimostrabile, apre a profili di colpa organizzativa.
FAQ
- Quali documenti risultano mancanti? Piani di ristrutturazione, certificazioni materiali, piani antincendio aggiornati, registri manutentivi e collaudi.
- Perché l’assenza di carte è rilevante? Impedisce di verificare conformità, percorsi di fuga e responsabilità tecniche.
- Cosa suggerisce il quadro ispettivo? Tracciabilità incompleta e autorizzazioni non documentate in modo esaustivo.
- Che ruolo hanno i materiali interni? Possono aver favorito il flashover; senza certificazioni non è possibile valutarne la classe di reazione al fuoco.
- Le procedure per le coreografie erano formalizzate? Dai verbali emergono assenze di istruzioni scritte e protocolli verificabili.
- Come incide sui profili di responsabilità? L’assenza di prove documentali apre a ipotesi di colpa organizzativa e carenze gestionali.
- Qual è la fonte delle testimonianze citate? Dichiarazioni riportate nei verbali d’indagine e ricostruzioni pubblicate da La Stampa.




