Crans-Montana, sopravvissuto rompe il silenzio: intrappolato, finestra in frantumi e fuga oltre la paura

Testimonianza del sopravvissuto
«Sono rimasto bloccato per dieci minuti, senza aria. Le luci si sono spente, il fumo ha invaso tutto. Ho pensato che non sarei uscito vivo». A raccontarlo è un giovane che si trovava all’interno del bar Le Constellation di Crans-Montana quando, poco dopo l’1.30, la festa di Capodanno si è trasformata in un incubo. «La musica copriva le urla, poi qualcuno ha gridato di buttarsi a terra. Ho cercato la porta, ma la calca era ingestibile. Ho preso una sedia e ho colpito una finestra finché non si è incrinata. Solo allora sono riuscito a uscire».
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L’uomo descrive minuti di puro panico: «Il fumo era così denso che bruciava gli occhi e la gola. Le persone cadevano, alcuni cercavano di salire sui tavoli per respirare, altri puntavano verso il bancone sperando in un’uscita sul retro. Dentro eravamo in tanti, si faticava a muoversi. Ho visto ragazzi con ustioni alle mani, altri che tossivano senza riuscire a parlare». Secondo il sopravvissuto, l’incendio è divampato all’improvviso: «All’inizio si vedevano solo scintille vicino al soffitto, poi le fiamme si sono propagate in pochi istanti. I tendaggi hanno preso fuoco e il calore è diventato insopportabile».
All’esterno la situazione non era meno caotica: «C’era gente che cercava amici e familiari, molti in stato di shock. In pochi minuti sono arrivati i vigili del fuoco e gli elicotteri, ci urlavano di allontanarci per lasciare spazio ai soccorsi. Alcuni volontari hanno iniziato a bagnare i vestiti di chi era ustionato, altri distribuivano coperte termiche». Il testimone conferma la presenza di diversi turisti: «Ho incontrato persone che parlavano inglese, francese e italiano. Nessuno capiva veramente cosa stesse succedendo, si cercava solo di scappare».
La fuga è stata questione di secondi: «Dopo aver rotto la finestra sono uscito passando tra i vetri, mi sono tagliato ma non sentivo dolore. Fuori ho visto feriti portati via a braccia. Qualcuno piangeva, altri chiamavano al telefono senza ricevere risposta. Io tremavo e continuavo a tossire. Ho capito di essermi salvato per un soffio». Il sopravvissuto riferisce anche dei primi tentativi di aiutare chi era rimasto dentro: «Alcuni ragazzi hanno cercato di rientrare per tirare fuori amici, ma i pompieri li hanno fermati: era troppo pericoloso. In quel momento ho realizzato quanto fosse grave la situazione».
Il ricordo più netto, racconta, è il silenzio dopo il panico: «Quando le sirene hanno coperto la musica e le urla si sono affievolite, è rimasto un silenzio assurdo. Guardavo il locale avvolto dal fumo e speravo che tutti ce l’avessero fatta. Ma sapevamo che dentro c’erano ancora persone». Sulle dinamiche, il sopravvissuto parla con cautela: «Non so cosa abbia originato l’incendio, ho solo visto una fiamma salire verso il soffitto e poi la corsa verso l’uscita. Tutto è successo troppo in fretta».
«Ho pensato di non farcela» conclude. «Mi hanno medicato sul posto e poi portato in clinica per accertamenti. Adesso aspetto notizie di amici che erano con me. Quella stanza piena di fumo e la finestra che si rompe al terzo colpo non le dimenticherò mai».
Dinamica dell’incendio e primi soccorsi
Secondo la ricostruzione operativa diffusa dalla Polizia Cantonale vallesana, il rogo è divampato all’interno dei locali seminterrati del bar Le Constellation di Crans-Montana intorno all’1.30, nel pieno dei festeggiamenti di Capodanno. In pochi minuti, le fiamme hanno aggredito il soffitto e gli arredi, saturando gli ambienti di fumo denso e riducendo drasticamente la visibilità. Le prime testimonianze e i materiali video non verificati che circolano sui social indicano un punto d’innesco in prossimità dell’area bar, con propagazione rapidissima favorita da tendaggi e materiali combustibili. Le autorità parlano di un “incendio di natura non dolosa”.
Gli investigatori valutano l’ipotesi di un innesco legato a una candela di compleanno o a una candela scintillante fissata a una bottiglia di champagne: al sollevamento della bottiglia, la fiamma avrebbe raggiunto il rivestimento del soffitto, innescando un flashover locale e un avanzamento delle fiamme a ventaglio. In sala erano presenti circa duecento persone, a fronte di una capienza autorizzata di 400, circostanza che ha reso complessa la gestione dei flussi di evacuazione. La densità di fumo ha provocato irritazione alle vie aeree e disorientamento, ostacolando il rapido raggiungimento delle uscite.
L’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono intervenute più squadre dei vigili del fuoco, supportate da elicotteri e mezzi di emergenza. I primi equipaggi hanno messo in sicurezza il perimetro, istituito corridoi per i mezzi di soccorso e avviato i getti di spegnimento con linee interne, operando in saturazione di fumo con autorespiratori. In parallelo, le unità sanitarie hanno allestito un’area triage a ridosso del locale, distribuendo coperte termiche, ossigenoterapia e irrigazioni per le ustioni superficiali. Volontari e personale addestrato hanno collaborato nel decongestionare l’area d’accesso e nel veicolare i feriti verso le ambulanze.
La priorità è stata l’evacuazione dei presenti ancora all’interno e la stabilizzazione dei pazienti con compromissione respiratoria. La capacità ospedaliera nel Vallese si è saturata nelle prime ore: numerosi feriti gravi sono stati trasferiti verso strutture fuori cantone, inclusi ospedali universitari, in coordinamento con l’Ospedale del Vallese e la rete nazionale. Le operazioni hanno richiesto la chiusura dell’area e l’impiego di unità supplementari per la ventilazione forzata dei locali, indispensabile per consentire la bonifica e i rilievi tecnici. Le autorità riferiscono della presenza di turisti stranieri tra le vittime e i feriti e hanno attivato una linea di assistenza dedicata ai familiari.
Nel corso delle ore successive, i pompieri hanno completato lo spegnimento dei focolai residui e la messa in sicurezza delle strutture, mentre i tecnici hanno avviato le verifiche statiche. Il flusso dei mezzi di soccorso è stato scaglionato per garantire continuità ai trasferimenti verso i centri ustioni e alle unità in grado di trattare intossicazioni da fumo. La zona è rimasta presidiata per consentire l’accesso agli specialisti forensi e per prevenire riaccensioni. Le cause restano sotto indagine, ma al momento è esclusa la pista dolosa o la matrice terroristica.
La gestione dell’emergenza ha previsto inoltre il supporto psicologico ai superstiti e ai testimoni in stato di shock, con punti di raccolta in prossimità del perimetro di sicurezza. Le forze dell’ordine hanno invitato i presenti a segnalare dispersi e a fornire eventuali immagini o informazioni utili a definire la sequenza degli eventi. La tempestività dell’intervento e la rapida attivazione del network sanitario hanno consentito di contenere ulteriori rischi per i presenti, nonostante la complessità dello scenario e l’elevato numero di persone coinvolte.
Indagini e reazioni ufficiali
La Procura del Canton Vallese, guidata dalla procuratrice generale Beatrice Pilloud, ha formalmente aperto un fascicolo per accertare le cause e le responsabilità dell’incendio al bar Le Constellation di Crans-Montana. Gli inquirenti, coadiuvati dall’Istituto forense di Zurigo, stanno effettuando rilievi tecnico-scientifici sui resti del soffitto e sugli arredi, con particolare attenzione ai materiali combustibili e agli eventuali dispositivi pirotecnici di intrattenimento. L’ipotesi di lavoro prioritaria resta quella di un innesco accidentale, verosimilmente collegato a una candela di compleanno o a una candela scintillante fissata a una bottiglia di champagne, che avrebbe raggiunto il rivestimento del soffitto favorendo la rapida propagazione delle fiamme. Al momento, le autorità escludono la natura dolosa e qualsiasi matrice terroristica.
La Polizia Cantonale vallesana ha delimitato un ampio perimetro di sicurezza per consentire i rilievi, sequestrando impianti, sistemi di illuminazione e residui di decorazioni potenzialmente infiammabili. Sono in corso audizioni di personale, organizzatori e testimoni per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi, la gestione delle uscite di emergenza e l’attuazione delle procedure di evacuazione. Le verifiche amministrative riguardano la capienza autorizzata, la conformità degli impianti antincendio, la manutenzione degli estintori e l’eventuale presenza di segnaletica luminosa e piani di emergenza aggiornati. L’identificazione delle vittime, resa complessa dalla gravità delle ustioni, procede con protocolli di disaster victim identification in coordinamento con i familiari.
La pressione sul sistema sanitario del Vallese ha reso necessario il trasferimento di numerosi feriti verso strutture fuori cantone, inclusi ospedali universitari, sotto il coordinamento dell’Ospedale del Vallese. È attiva una linea telefonica dedicata per l’assistenza ai parenti, con aggiornamenti costanti sullo stato clinico e sui trasferimenti. Le autorità invitano chiunque disponga di immagini o video a metterli a disposizione degli investigatori, evitando la diffusione indiscriminata sui social per non ostacolare le attività di indagine e il riconoscimento delle persone coinvolte.
Dal fronte istituzionale sono giunti messaggi di cordoglio e vicinanza. Il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha espresso profonda tristezza per la tragedia nella località alpina e il suo pensiero alle famiglie colpite, mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha manifestato, a nome del governo, le più sentite condoglianze e la disponibilità a supportare le autorità svizzere. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reso noto che sono in corso verifiche sull’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani e che la Farnesina, in raccordo con il Consolato a Ginevra, segue l’evoluzione minuto per minuto. Tajani ha inoltre ribadito che le autorità svizzere escludono al momento l’ipotesi di attentato e ha attivato il coordinamento con la Protezione Civile e le regioni limitrofe per eventuale supporto sanitario e logistico.
La priorità condivisa tra forze dell’ordine, magistratura e amministrazioni sanitarie resta l’accertamento delle cause, l’identificazione delle vittime e l’assistenza ai feriti e ai familiari. La comunicazione ufficiale sottolinea che il numero definitivo di morti e feriti sarà reso noto solo al termine delle operazioni di riconoscimento e di verifica clinica. Ogni informazione non confermata è sconsigliata per evitare la diffusione di dati imprecisi. Ulteriori aggiornamenti sono attesi al termine dei primi esami forensi e delle verifiche documentali sulle misure di sicurezza adottate dal locale la notte dell’incendio.
FAQ
- Questa indagine è considerata penale? Sì, la Procura del Canton Vallese ha aperto un procedimento per accertare cause e responsabilità, pur escludendo al momento la natura dolosa.
- Qual è l’ipotesi principale sull’innesco? Gli inquirenti valutano un innesco accidentale legato a una candela di compleanno o scintillante fissata a una bottiglia di champagne che avrebbe raggiunto il soffitto.
- È esclusa la pista terroristica? Sì, polizia e magistratura svizzera escludono una matrice terroristica sulla base degli elementi raccolti finora.
- Come avviene l’identificazione delle vittime? Si applicano protocolli di disaster victim identification con confronto di dati antemortem, riscontri forensi e supporto dei familiari.
- Che supporto è stato attivato per i familiari? È attiva una linea di assistenza dedicata e un coordinamento tra Ospedale del Vallese e strutture fuori cantone per aggiornamenti clinici e logistici.
- Ci sono cittadini stranieri tra le persone coinvolte? Le autorità ritengono probabile la presenza di turisti stranieri tra vittime e feriti; verifiche su eventuali italiani sono in corso tramite Farnesina e Consolato a Ginevra.




