Crans-Montana scatena tempesta diplomatica tra Italia e Svizzera: giustizia nel mirino

Indice dei Contenuti:
La notte di Crans‑Montana e lo shock oltreconfine
La notte di San Silvestro, a Crans‑Montana nel canton Vallese, doveva essere una celebrazione, ma il bar Le Constellation si è trasformato in una trappola di fumo e fiamme che ha ucciso 40 giovani. Tra le vittime figurano sei cittadini italiani, 21 svizzeri, nove francesi e quattro persone di altre nazionalità, un bilancio che ha colpito al cuore più Paesi e reso il dramma immediatamente transfrontaliero. L’impatto emotivo in Italia è stato particolarmente forte, alimentato da immagini, testimonianze e dal senso di ingiustizia percepita dalle famiglie delle vittime.
Fin dalle prime ore, la gestione dell’emergenza e le prime notizie sull’inchiesta in Svizzera sono finite sotto la lente dei media italiani, che hanno dato grande spazio alle polemiche e alle richieste di “verità e giustizia”. La dimensione europea del dramma, con un alto numero di giovani turisti, ha reso la vicenda un caso simbolico di sicurezza nei luoghi di svago in montagna e di responsabilità degli esercenti.
In questo contesto emozionale già esasperato, la scelta delle autorità svizzere di concedere la libertà provvisoria al proprietario del locale ha agito come detonatore, trasformando un lutto condiviso in una crisi diplomatica aperta tra Roma e Berna.
Scarcerazione di Moretti e scontro tra sistemi giuridici
L’elemento scatenante della crisi è stata la liberazione su cauzione di Jacques Moretti, 49 anni, proprietario del bar teatro dell’incendio. Dopo il versamento di 200’000 franchi, il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha disposto la sua scarcerazione, ritenendo compatibile la libertà vigilata con il proseguimento delle indagini. Per gran parte dell’opinione pubblica italiana, però, la notizia è stata percepita come un oltraggio alle vittime e alle loro famiglie.
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha reagito richiamando a Roma, per consultazioni, l’ambasciatore in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, un gesto di forte valenza simbolica che certifica lo stato di crisi diplomatica. L’esecutivo ha fissato condizioni chiare per il suo ritorno a Berna: una squadra investigativa congiunta italo‑svizzera, accelerazione delle indagini e piena trasparenza sull’identità del garante della cauzione.
Le parole dei vertici italiani hanno ulteriormente irrigidito il confronto. Giorgia Meloni ha parlato di “profonda indignazione” e di una decisione che infligge “una nuova ferita” ai parenti delle vittime, mentre il vicepremier Matteo Salvini ha bollato su X la vicenda con un secco “Vergogna!”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è arrivato a definire l’inchiesta “piena di buchi” e a sostenere che “per 200’000 franchi, in quel cantone si è venduta la giustizia”, parole che in Svizzera sono state lette come un attacco diretto all’indipendenza della magistratura.
Reazioni svizzere, accuse di ingerenza e calcolo politico
Sul fronte elvetico, la reazione non si è fatta attendere. L’ambasciatore svizzero in Italia, Roberto Balzaretti, ha ricordato in un’intervista a La Stampa che “un principio fondamentale del diritto penale svizzero vuole che l’accusato resti libero” salvo specifici rischi processuali, sottolineando la distanza culturale e giuridica tra i due ordinamenti. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha ribadito la necessità di rispettare la separazione dei poteri e il divieto per la politica di interferire con le decisioni dei giudici.
Nessuna autorità di Berna ha parlato formalmente di “ingerenza”, ma in ambienti diplomatici svizzeri si percepisce il fastidio per la pressione pubblica esercitata da Roma. Dietro lo scontro giuridico si intravede anche un calcolo politico: in Italia il caso di Crans‑Montana è diventato terreno di legittimazione per un governo che vuole mostrarsi inflessibile nella difesa dei propri cittadini all’estero, mentre in Svizzera il rischio è quello di apparire remissiva a fronte di critiche straniere.
Gli esperti di relazioni bilaterali ricordano che la cooperazione giudiziaria tra i due Paesi è normalmente intensa, ma sottolineano come le divergenze procedurali – in particolare sulla custodia cautelare – possano trasformarsi in micce diplomatiche nei casi emotivamente più sensibili. La gestione dei prossimi passi dell’inchiesta e la disponibilità a forme di collaborazione straordinarie saranno decisive per disinnescare un conflitto che, se prolungato, potrebbe pesare su dossier più ampi nei rapporti tra Italia e Svizzera.
FAQ
D: Cosa è successo nel bar Le Constellation a Crans‑Montana?
R: Nella notte di San Silvestro un incendio ha devastato il locale, causando la morte di 40 giovani di diverse nazionalità.
D: Quante vittime italiane si contano nel dramma di Crans‑Montana?
R: Tra le 40 vittime, sei erano cittadini italiani, circostanza che ha amplificato l’eco del caso in Italia.
D: Chi è Jacques Moretti e perché è al centro delle polemiche?
R: Jacques Moretti è il proprietario del bar; la sua scarcerazione su cauzione ha scatenato la crisi diplomatica tra Italia e Svizzera.
D: Perché l’Italia ha richiamato il suo ambasciatore da Berna?
R: Il governo di Roma ha richiamato Gian Lorenzo Cornado in segno di protesta contro la decisione giudiziaria svizzera e per chiedere maggior collaborazione.
D: Cosa chiede l’Italia alle autorità svizzere?
R: Una task force investigativa congiunta, un’accelerazione delle indagini e trasparenza sull’identità di chi ha garantito la cauzione.
D: Come ha risposto la Svizzera alle critiche italiane?
R: Le autorità svizzere hanno difeso il proprio sistema penale, richiamando il principio della libertà dell’accusato e la separazione dei poteri.
D: Questa vicenda può danneggiare i rapporti tra Italia e Svizzera?
R: Se non gestita con prudenza, la crisi potrebbe ripercuotersi sulla cooperazione giudiziaria e su altri dossier bilaterali sensibili.
D: Qual è la principale fonte originale delle informazioni su questo caso?
R: La ricostruzione si basa su un contenuto pubblicato da SWI swissinfo.ch, servizio internazionale della SRG SSR.




