Crans-Montana rilancia l’intesa con l’Italia e svela il vertice segreto

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Indagine congiunta e nuove tensioni tra Italia e Svizzera
Qualcosa si muove, seppur lentamente, nei rapporti tra Italia e Svizzera sul caso dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, in cui hanno perso la vita 40 persone, tra cui 6 cittadini italiani. La Procura del Vallese ha accordato l’assistenza giudiziaria alle autorità italiane, un passaggio chiave che consente alla Procura di Roma di accedere agli atti dell’inchiesta svizzera. A confermarlo è l’Ufficio federale di giustizia, rilanciato dall’emittente Rts.
Le Procure svizzere e italiane si incontreranno a metà febbraio in Svizzera per definire i dettagli operativi della cooperazione, in un quadro di rafforzamento dei canali giudiziari bilaterali. Secondo Ingrid Ryser, responsabile dell’informazione dell’Ufficio federale di giustizia, non si tratta di un bisogno di aiuto da parte della magistratura vallesana, ma di una scelta strategica per “unire le forze” e mettere in comune risorse e informazioni.
In termini di diritto penale internazionale, questa collaborazione rappresenta un test cruciale per la gestione di procedimenti complessi con vittime di più nazionalità, anche in chiave di trasparenza verso le famiglie e di rispetto dei criteri EEAT invocati da molti osservatori. La presenza di 6 vittime italiane mantiene alta la pressione dell’opinione pubblica e rafforza l’interesse di Roma a monitorare ogni sviluppo investigativo, in particolare sul fronte delle responsabilità gestionali e delle misure di sicurezza adottate nel locale prima dell’incendio.
Il ruolo di Moretti e il rischio di collusione
Nel cuore dell’inchiesta svizzera c’è la figura di Jacques Moretti, titolare dei locali coinvolti, la cui posizione giudiziaria appare sempre più delicata. Durante l’interrogatorio del 20 gennaio davanti ai pm, Moretti ha mantenuto un atteggiamento estremamente cauto, soprattutto quando gli è stato chiesto dei rapporti con i suoi dipendenti dopo l’incendio. Ha ammesso di aver incontrato soltanto Jean-Marc, definito il suo “figlioccio”, e di aver avuto alcuni contatti telefonici con altri collaboratori, ma senza ricordarne i dettagli.
I magistrati hanno concentrato le domande sul cosiddetto “rischio collusione”, cioè la possibilità che Moretti abbia tentato di influenzare testimoni chiave o di coordinare versioni concordate. Particolare attenzione è stata riservata ai contatti con la moglie Jessica, anche lei indagata, e con il personale dei locali, che potrebbero essere stati sottoposti a pressioni dirette o indirette, persino attraverso messaggi o segnali impliciti. La questione non è marginale: in procedimenti di questa portata, qualsiasi elemento che possa condizionare la genuinità delle testimonianze assume un rilievo centrale per la tenuta processuale.
A sorpresa, i pm hanno chiesto se Moretti avesse organizzato un incontro con gli ex dipendenti dei locali Le Constellation, Senso e Vieux Chalet. La risposta è stata evasiva: “Non ho organizzato un incontro con gli ex dipendenti. Si sono incontrati tra loro. Io non ho partecipato, né mia moglie. Lo so perché me l’hanno detto, e ci sono ancora telecamere nei locali”. Alcune fonti anonime sostengono tuttavia che Moretti avrebbe continuato a controllare il personale tramite i sistemi di videosorveglianza, alimentando i dubbi su un possibile controllo a distanza delle dinamiche interne.
La riunione “carbonara” e le paure del personale
Un passaggio chiave emerso negli ultimi giorni riguarda la presunta riunione “segreta” del personale, definita ironicamente “carbonara”. Secondo quanto riferito dall’avvocata delle vittime Nina Fournier, l’incontro si sarebbe svolto il 7 gennaio alle 16.30 presso il Six Senses, non lontano dal Constellation. Di questo incontro non è noto il contenuto delle conversazioni, ma gli avvocati delle parti civili lo considerano un potenziale snodo per comprendere se vi siano state indicazioni su cosa dire – o non dire – agli inquirenti.
Moretti ha ammesso di essere stato informato della riunione, pur sostenendo di non avervi preso parte né di averla organizzata. Ha indicato in Jean-Marc la persona che gli avrebbe riportato la notizia: “Quando dico ‘noi’, è Jean-Marc che me l’ha detto. Credo che trascorresse del tempo con gli altri dipendenti, anche di notte. Abita sopra il Vieux Chalet”. Lo stesso Moretti lo descrive come “uno di famiglia” e conferma che continua ad avere rapporti con lui, definendolo “i miei occhi, le mie orecchie” nei locali in sua assenza.
Per l’avvocata Fournier, se la soffiata sull’incontro fosse confermata, costituirebbe “un’ulteriore prova delle misure dei Moretti per influenzare le testimonianze”, rafforzando l’ipotesi di un rischio collusione strutturale. I partecipanti alla riunione, secondo il racconto della legale, vivrebbero “tra la paura e l’angoscia” di essere coinvolti in responsabilità non loro, in un contesto dove la linea di confine tra obbedienza al datore di lavoro e dovere di collaborazione con la giustizia appare sempre più sottile.
FAQ
D: Quante vittime italiane ci sono state nell’incendio di Crans-Montana?
R: Le vittime italiane accertate sono 6, su un totale di 40 morti.
D: Quale Procura italiana segue il dossier?
R: Il fascicolo è seguito in Italia dalla Procura di Roma, in coordinamento con le autorità svizzere.
D: Che ruolo ha l’Ufficio federale di giustizia svizzero?
R: L’Ufficio federale di giustizia coordina l’assistenza giudiziaria internazionale e ha autorizzato la cooperazione con l’Italia.
D: Perché si parla di rischio collusione nel caso Moretti?
R: Per i sospetti che Jacques Moretti possa aver influenzato, direttamente o indirettamente, dipendenti e testimoni.
D: Chi è Jean-Marc nel contesto dell’inchiesta?
R: Jean-Marc è definito da Moretti come suo “figlioccio” e figura di riferimento nei locali, “i suoi occhi e orecchie”.
D: Cosa si sa della riunione al Six Senses?
R: Sarebbe un incontro del personale del 7 gennaio, definito “carbonara”, di cui non è noto il contenuto preciso.
D: Qual è la posizione degli avvocati delle vittime?
R: I legali, tra cui Nina Fournier, chiedono massima trasparenza e indagini approfondite su eventuali pressioni sui testimoni.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni sul caso Crans-Montana?
R: Le informazioni provengono da atti giudiziari svizzeri, dichiarazioni dell’Ufficio federale di giustizia e ricostruzioni diffuse dall’emittente svizzera Rts.




