Crans-Montana, perquisizioni a scoppio ritardato: nuova bufera e domande scomode sulle indagini

Indice dei Contenuti:
Perquisizioni tardive e criticità investigative
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Crans-Montana, indagine alle prime battute ma già segnata da rilievi pesanti sul metodo del Ministero pubblico vallesano. Dopo le contestazioni sulla carcerazione preventiva dei gerenti del Le Constellation e sulle autopsie non sistematiche, emergono nuove criticità operative.
Il sequestro dei telefoni della coppia Moretti è stato disposto solo il 9 gennaio, otto giorni dopo la tragedia, “e unicamente dopo ripetute insistenze degli avvocati presenti”, come si legge in una lettera indirizzata alla Procura e visionata da RTS.
Le perquisizioni mostrano avanzamenti disomogenei: l’ordine per il domicilio dei Moretti risale al 1° gennaio, ma nel fascicolo non compare alcun rapporto di esecuzione. Nei locali del bar, perquisiti il 7 gennaio, sono stati sequestrati due computer, un hard disk e contanti, ma nessun documento cartaceo.
Durante l’interrogatorio del 1° gennaio, Jacques Moretti ha riferito che gli archivi dei lavori del 2015 sarebbero andati distrutti per due allagamenti, uno in un locale sopra il bar e uno nella sua abitazione; non risulta agli atti se la polizia abbia verificato tali affermazioni.
Il procuratore neocastellano Nicolas Feuz ha ricordato che una perquisizione deve rispettare la proporzionalità e che non si agisce “da cowboy”. Sui telefoni sequestrati in ritardo, un’eventuale finestra di intercettazione non emerge dal fascicolo; specialisti forensi possono comunque recuperare dati cancellati.
Documentazione mancante e obblighi di deposito
Gli atti segnalano lacune documentali e scelte procedurali mirate: il Ministero pubblico vallesano ha preferito le “obbligazioni di deposito” alle perquisizioni fisiche. Il 14 gennaio è stata imposta alla fiduciaria di Martigny la consegna integrale degli archivi contabili del Le Constellation, dopo che Jacques Moretti aveva indicato la presenza dei documenti presso lo studio.
La stessa strategia è stata applicata al Comune di Crans-Montana e al Cantone, con esiti diseguali. Il Comune ha fornito un primo dossier il 3 gennaio, ulteriori file via e‑mail nello stesso giorno e un’integrazione il 5 gennaio, dopo il ritrovamento di nuovi atti pertinenti.
Per il Cantone, le richieste del 5 gennaio includevano dichiarazioni fiscali dei Moretti, il rapporto dei pompieri del 1° gennaio e l’intero dossier dei controlli dell’Ufficio cantonale del fuoco. Tali documenti non risultano ancora nel fascicolo nonostante due solleciti del 9 e 12 gennaio; il consigliere di Stato Stéphane Ganzer afferma di aver trasmesso tutto alla magistratura.
Nei locali del bar è emersa l’assenza di carte fisiche; l’ipotesi degli allagamenti indicata dal gerente spiega il vuoto d’archivio, ma non risulta una verifica agli atti. La scelta dell’obbligo di deposito, sanzionabile in caso di inadempienza, appare un compromesso investigativo per acquisire materiale senza bloccare intere amministrazioni.
Reazioni istituzionali e interrogativi sulla proporzionalità
Le istituzioni coinvolte rivendicano cooperazione, ma le tempistiche e le modalità restano sotto scrutinio. Il Comune di Crans-Montana ha consegnato dossier in tre tranche tra il 3 e il 5 gennaio, segnalando recuperi progressivi di atti rilevanti.
Il Cantone, destinatario di più “obbligazioni di deposito”, è stato sollecitato il 9 e il 12 gennaio: i documenti richiesti non figurano ancora nel fascicolo, mentre il consigliere di Stato Stéphane Ganzer assicura l’invio alla magistratura.
La Procura difende scelte misurate per evitare blocchi ai servizi pubblici, privilegiando richieste formali alla forza delle perquisizioni estese.
Il principio di proporzionalità orienta l’azione investigativa: sequestrare interi sistemi informatici di uffici comunali o cantonali potrebbe compromettere attività essenziali e generare contenziosi.
Il procuratore neocastellano Nicolas Feuz richiama un approccio “non da cowboy”, ricordando che l’analisi forense di grandi moli di dati richiede risorse e tempi compatibili con l’ampiezza del procedimento.
Resta però il nodo operativo: l’assenza di un rapporto di esecuzione sulla perquisizione domiciliare dei Moretti e il sequestro tardivo dei telefoni alimentano dubbi sull’efficacia delle misure adottate.
Gli esperti digitali possono recuperare dati cancellati, ma i ritardi possono ridurre l’utilità probatoria di comunicazioni e metadati.
Le “obbligazioni di deposito” verso fiduciaria, Comune e Cantone puntano a bilanciare garanzie legali ed efficienza, con risultati eterogenei.
Il monitoraggio della tracciabilità degli atti e delle risposte istituzionali resta cruciale per la tenuta dell’inchiesta.
FAQ
- Quali sono le principali critiche alla Procura vallesana?
Ritardi nei sequestri, assenza di alcuni rapporti di perquisizione e lacune documentali. - Perché si privilegia l’“obbligazione di deposito”?
Per acquisire atti senza paralizzare uffici pubblici, rispettando la proporzionalità. - Il Comune di Crans-Montana ha consegnato tutti i documenti?
Ha inviato dossier in tre momenti, includendo integrazioni dopo nuovi ritrovamenti. - Il Cantone ha rispettato le richieste della Procura?
Documenti ancora assenti nel fascicolo nonostante solleciti; Stéphane Ganzer afferma l’avvenuta trasmissione. - Che ruolo hanno gli esperti forensi digitali?
Recuperano dati cancellati e analizzano dispositivi, ma i ritardi possono limitarne l’efficacia. - Perché non sequestrare interi server pubblici?
Misura considerata sproporzionata, con rischi di blocco dei servizi e contenziosi. - Qual è la fonte giornalistica delle informazioni chiave?
Documenti e ricostruzioni consultati da RTS e riporti della NZZ am Sonntag.




