Crans-Montana, la sopravvissuta rompe il silenzio e travolge Jessica
La notte che non finisce
Quando **Roze** riapre gli occhi nel reparto grandi ustionati dell’ospedale universitario di **Liegi**, il primo pensiero non è il dolore, ma il rumore del fuoco che ancora rimbomba nella memoria. Ha solo diciotto anni, il corpo segnato da ustioni gravi e settimane di coma farmacologico, dopo l’incendio che nella notte di Capodanno ha devastato il locale **Le Constellation** di **Crans-Montana**. Ogni volta che prova a ricordare, la giovane sopravvissuta torna a quella sala piena di musica, luci e odore di alcol, pochi istanti prima che tutto si trasformi in «puro caos».
La narrazione minuto per minuto che **Roze** affida al quotidiano belga Het Laatste Nieuws è un mosaico di dettagli: il fumo che all’inizio sembra un effetto speciale, le urla che coprono il suono della musica, le porte che non si trovano più. Nella confusione, le persone corrono in tutte le direzioni, qualcuno cade, altri cercano di aiutare, molti filmano con il telefono prima di capire che non è uno spettacolo. Il tempo sembra dilatarsi, ogni secondo diventa una scelta di vita o di morte.
Per **Roze**, il momento di rottura arriva quando il calore diventa insostenibile e la pelle inizia a bruciare davvero. Ricorda una mano che la trascina verso un’uscita laterale, il gelo dell’aria esterna che si scontra con il fuoco ancora addosso, le sirene dei soccorsi che squarciano la notte di montagna. Poi il buio, l’odore di disinfettante, i macchinari in terapia intensiva: la festa è finita, ma l’incendio dentro di lei non si spegnerà più.
Il corpo come campo di battaglia
Nelle settimane successive, il reparto grandi ustionati di **Liegi** diventa l’unico orizzonte possibile per **Roze**. Il suo corpo è coperto da bende, la pelle rinasce a strati, tra innesti, infezioni evitate per un soffio e medicazioni che richiedono sedazione profonda. I medici spiegano alla famiglia che la priorità è stabilizzare organi, respirazione, circolazione: il trauma termico non è solo esterno, ma colpisce i polmoni, il cuore, il sistema nervoso. Ogni giorno è una scommessa tra vita e morte, tra miglioramento e regressione improvvisa.
Quando esce dal coma farmacologico, **Roze** incontra un corpo che non riconosce più: le cicatrici cambiano i lineamenti del viso, le mani perdono sensibilità, i movimenti sono lenti e dolorosi. Guardarsi allo specchio diventa un atto di coraggio, affrontare la fisioterapia una tortura necessaria. Gli specialisti in riabilitazione spiegano che le ustioni gravi non sono una parentesi, ma una condizione cronica con cui convivere: interventi futuri, creme quotidiane, protezione dal sole, controlli costanti. Il fuoco ha riscritto la sua biografia fisica.
Ma la vera ferita, spesso invisibile, è quella psicologica. **Roze** soffre di incubi ricorrenti, flashback improvvisi, crisi di panico al minimo odore di fumo. Gli psicologi parlano di disturbo da stress post-traumatico, una diagnosi sempre più frequente tra le vittime di incendi in locali chiusi e luoghi affollati. Ogni ricordo della notte di **Crans-Montana** scatena un’ondata di emozioni contrastanti: senso di colpa per essere sopravvissuta, rabbia per quello che è accaduto, paura che tutto possa ripetersi. La guarigione, le dicono, sarà un percorso lungo quanto la sua nuova vita.
Memoria, responsabilità e sicurezza
Il racconto di **Roze** non è solo la cronaca di una tragedia individuale, ma un atto di accusa implicito contro la leggerezza con cui, troppo spesso, vengono gestiti sicurezza e prevenzione. L’incendio al **Le Constellation** di **Crans-Montana** riapre domande cruciali: vie di fuga segnalate e libere, capienza rispettata, materiali ignifughi, controlli effettivi delle autorità. Ogni dettaglio tecnico diventa una linea sottile tra festa e disastro, tra vita e morte. Le inchieste giudiziarie cercano responsabilità, ma per chi è sopravvissuto il vero processo è con il proprio passato.
Rompere il silenzio, come fa **Roze** con la sua testimonianza, ha una funzione doppia: terapeutica per lei, sociale per chi legge. Raccontare «la notte che non finirà mai davvero» significa impedire che venga archiviata come un semplice fatto di cronaca. Le storie personali danno volto e voce alle statistiche sugli incidenti in locali pubblici, rendendo evidente che dietro ogni numero ci sono famiglie, amici, progetti interrotti. Per questo psicologi, esperti di comunicazione e associazioni di vittime insistono sull’importanza di ascoltare e diffondere queste voci.
La memoria, però, non basta senza cambiamento. Gli esperti di sicurezza antincendio sottolineano la necessità di piani di evacuazione realistici, esercitazioni periodiche, formazione del personale, tecnologie di rilevazione fumi più rapide e sistemi di allarme comprensibili anche nel caos. Ogni tragedia come quella di **Crans-Montana** dovrebbe tradursi in norme più stringenti e controlli più severi, perché nessun diciottenne debba più pagare con il proprio corpo l’assenza di prevenzione. La storia di **Roze** diventa così monito e richiesta urgente di responsabilità collettiva.
FAQ
Dove è avvenuto l’incendio raccontato da Roze?
Nel locale Le Constellation a Crans-Montana, durante la notte di Capodanno.
Quanti anni aveva Roze al momento dell’incendio?
**Roze** aveva diciotto anni quando è rimasta coinvolta nell’incendio.
In quale ospedale è stata ricoverata Roze?
È stata curata nel reparto grandi ustionati dell’ospedale universitario di Liegi.
Che tipo di lesioni ha riportato Roze?
Ha subito ustioni gravi, danni ai tessuti e complicazioni respiratorie legate al trauma termico.
Quali conseguenze psicologiche ha descritto Roze?
Ha parlato di incubi, flashback, crisi di panico e sintomi tipici del disturbo da stress post-traumatico.
Perché la testimonianza di Roze è considerata importante?
Perché umanizza la tragedia, sensibilizza su sicurezza e prevenzione e contribuisce al dibattito pubblico.
Quali misure di sicurezza vengono ritenute cruciali dopo eventi simili?
Vie di fuga libere e segnalate, capienza controllata, materiali ignifughi, piani di evacuazione ed esercitazioni.
Qual è la fonte originale del racconto di Roze?
Il suo resoconto è stato affidato al quotidiano belga Het Laatste Nieuws, indicato come fonte principale.




