Crans-Montana: Kean e Lorenzo hanno parlato senza usare parole: ecco il miracolo

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Dialogo silenzioso
Nel reparto di rianimazione dell’ospedale Niguarda, dopo il rogo di Crans-Montana, due ragazzi, Kean e Lorenzo, hanno ripreso contatto con il mondo senza poter pronunciare una parola. Attraverso un tablet, toccando simboli e parole sullo schermo, sono riusciti a raccontare dolore, paura, ma anche sollievo nel rivedere i genitori.
La comunicazione è stata resa possibile grazie alla Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), un insieme di strategie che traduce gesti, tocchi e sguardi in messaggi chiari per familiari e sanitari. In terapia intensiva, dove tubi, caschi e ventilatori bloccano la voce, questi sistemi diventano l’unico ponte tra paziente cosciente e chi gli sta accanto.
La presenza di ausili digitali non elimina l’aspetto umano, ma lo potenzia: il personale sanitario impara a leggere bisogni complessi, i genitori smettono di interpretare a intuito, il ragazzo torna protagonista delle scelte sul proprio percorso di cura.
Cosa permette di fare la CAA
Le tecniche di CAA non si limitano a “far dire sì o no”: consentono di esprimere dolore, stanchezza, esigenze pratiche, ma anche desideri, ricordi, battute, paure sul futuro.
In ospedale gli ausili includono tablet con app basate su pittogrammi, tastiere virtuali, comunicatori con sintesi vocale, computer adattati e sistemi a controllo oculare per chi non può usare le mani. La scelta viene calibrata da un’équipe multidisciplinare in base a capacità motorie, cognitive e sensoriali, e alla durata prevista della difficoltà comunicativa.
L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che la CAA può essere temporanea, come in pazienti intubati, o permanente, per persone con patologie neurologiche, disabilità motorie, disturbi dello spettro autistico o esiti di traumi complessi. Non si tratta di una “tecnologia di emergenza”, ma di un diritto alla comunicazione strutturato e personalizzato.
Strumenti, simboli e diritti
La CAA utilizza simboli visivi detti pittogrammi, parole scritte, immagini e talvolta foto personali: elementi che, disposti su tabelle cartacee o schermi digitali, creano un vero vocabolario alternativo. Secondo le linee guida del Ministero dell’Istruzione Emilia-Romagna, questi stimoli visivi aiutano a catturare l’attenzione, organizzare il pensiero e costruire uno spazio condiviso di comprensione.
In terapia intensiva, dove spesso sono i familiari a “tradurre” sguardi e movimenti, la CAA riduce fraintendimenti e frustrazione. Permette al paziente vigile di partecipare al consenso informato, di esprimere dolore in modo preciso, di chiedere pause o cambi di posizione, di comunicare angosce e speranze.
Per Kean e Lorenzo, il tablet non è solo un ausilio clinico: è il luogo in cui scrivono “ci sono”, “ho paura”, “ti voglio bene”. Ogni icona toccata diventa un passo verso la ricostruzione di identità, autonomia e relazione, anche in un letto di rianimazione.
FAQ
D: Che cos’è la Comunicazione Aumentativa Alternativa?
R: È un insieme di strategie, strumenti e tecniche che supportano o sostituiscono il linguaggio verbale per permettere a tutti di comunicare.
D: In quali situazioni ospedaliere viene usata più spesso?
R: In terapia intensiva con pazienti intubati, tracheostomizzati o con maschere di ventilazione, quando parlare è impossibile o estremamente difficile.
D: Quali dispositivi si utilizzano nella CAA?
R: Tablet con app di comunicazione, comunicatori dinamici con sintesi vocale, computer adattati, tabelle cartacee e sistemi a controllo oculare.
D: I pittogrammi a cosa servono?
R: Sono simboli visivi che rappresentano azioni, oggetti o emozioni e facilitano la comprensione reciproca anche con abilità linguistiche ridotte.
D: La CAA è utile solo nei casi permanenti?
R: No, può essere temporanea dopo interventi chirurgici o traumi, oppure stabile in patologie croniche neurologiche e motorie.
D: Chi decide quale ausilio adottare per un paziente?
R: Un’équipe multidisciplinare che valuta condizioni cliniche, capacità motorie, cognitive e sensoriali, insieme alla famiglia.
D: La CAA sostituisce la relazione umana in corsia?
R: No, la rafforza, perché rende più chiari bisogni ed emozioni, riducendo frustrazione e incomprensioni tra paziente, familiari e sanitari.
D: Qual è la fonte giornalistica del caso di Kean e Lorenzo al Niguarda?
R: Il racconto sul risveglio e sulla CAA usata dopo il rogo di Crans-Montana proviene da un articolo di cronaca sanitaria pubblicato da Corriere della Sera.




