Crans-Montana, il supertestimone rompe il silenzio e accusa i soccorsi

La notte dell’incendio a Crans-Montana
Nella notte di Capodanno il locale Le Constellation di Crans-Montana si è trasformato in una trappola di fuoco, con quaranta vittime e decine di feriti. Il racconto di un supertestimone, che ha aperto una porta laterale salvando oltre quindici ragazzi, illumina ora falle strutturali nella gestione dell’emergenza e nel coordinamento dei soccorsi sul territorio svizzero francofono, sollevando interrogativi giudiziari e politici.
Il gesto del supertestimone e i primi minuti del rogo
L’uomo, 55 anni, residente da anni a Crans-Montana, era all’esterno quando ha capito che qualcosa non andava: fumo denso, urla, porta principale congestionata. Ha cercato un accesso alternativo e ha forzato una porta laterale, creando un corridoio di fuga. Più di quindici giovani sono usciti da lì, molti in ipotermia e già intossicati. Il locale, sovraffollato per il Capodanno, non aveva vie di fuga chiaramente segnalate né personale formato a presidiare gli sbocchi di sicurezza.
Ragazzi sdraiati sul ghiaccio e ossigeno che manca
Quando l’ossigeno all’interno ha iniziato a scarseggiare, il fuoco bruciava da oltre un’ora. I sopravvissuti erano adagiati sull’asfalto ghiacciato, a meno undici gradi, in attesa di aiuto. Molti presentavano ustioni, crisi respiratorie, stati di shock. Le prime tre ambulanze, secondo il testimone, sarebbero apparse solo dopo circa sessanta minuti. Nel frattempo improvvisate squadre di volontari hanno usato coperte, giacconi e teli di fortuna per ridurre il rischio di ipotermia, in un contesto di caos e comunicazioni frammentarie.
Le criticità del piano catastrofe e i mezzi mai arrivati
Il cuore dell’accusa riguarda il mancato o tardivo attivamento del piano catastrofe sanitario. Nel racconto del supertestimone, strumenti chiave previsti dalla pianificazione di protezione civile – camion specializzati, tende riscaldate, scorte massicce di ossigeno – sarebbero rimasti nei depositi di Visp e Monthey, a circa quaranta minuti di distanza, mentre decine di giovani intossicati lottavano per respirare sul piazzale ghiacciato.
I véhicules de soutien sanitaire rimasti nei depositi
A Visp e Monthey operano i véhicules de soutien sanitaire, camion della protezione civile sanitaria equipaggiati per maxi-emergenze. Ogni mezzo può fornire ossigeno fino a quaranta persone, allestire tende riscaldate, garantire percorsi di triage. Il supertestimone assicura di aver visto quei mezzi operare in passato, conosce protocolli e capacità. La notte del rogo, però, riferisce di non averli mai visti arrivare a Crans-Montana, nonostante le condizioni tipiche di un evento da “piano catastrofe”.
L’ossigeno razionato e le carenze sul campo
Dopo circa due ore dall’inizio dell’incendio, le scorte di ossigeno sarebbero risultate insufficienti: una sola bombola ogni dieci intossicati, passata letteralmente di mano in mano. Chi respirava peggio riceveva la maschera per qualche minuto, poi veniva ceduta a un altro. Mancavano barelle, coperte isotermiche, kit per perfusioni, analgesici e personale per reidratare in modo sistematico. Il quadro descritto è quello di un soccorso avanzato incompleto, costretto a improvvisare in attesa di rinforzi che, secondo il testimone, non sono mai stati pienamente dispiegati.
Responsabilità istituzionali e precedenti ignorati
Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, respinge le richieste di dimissioni, dichiarando di non voler “abbandonare la nave in tempesta”. Intanto riemergono precedenti inquietanti, come il caso di una 17enne trovata in coma etilico in strada mesi prima, segnale ignorato di un ecosistema notturno fragile. Il supertestimone insiste: non accusa singoli operatori sanitari, ma un sistema che non avrebbe retto alla prova più grave.
Il ruolo del sindaco e le pressioni politiche
La comunità chiede chiarezza sulla catena di comando: chi ha dichiarato l’allerta massima, chi ha valutato tempi e mezzi dei rinforzi, chi ha misurato il rischio di saturazione ospedaliera. Nicolas Féraud difende la scelta di restare in carica, ma deve affrontare inchieste amministrative, pressioni dei familiari delle vittime e verifiche sui rapporti tra Comune, gestori di locali e autorità cantonali. Trasparenza sulle decisioni della notte del rogo è oggi la richiesta centrale di cittadini e magistratura.
Il precedente della minorenne in coma etilico
Il caso della 17enne trovata in coma etilico lungo una strada di Crans-Montana aveva già messo in luce falle nel controllo del territorio, nei protocolli di prevenzione e nel monitoraggio dei locali notturni. Quell’episodio, archiviato troppo in fretta, oggi appare come un campanello d’allarme mancato. La combinazione di alcol, sovraffollamento, strutture complesse e risposta sanitaria non pienamente integrata emerge come fattore sistemico, non come incidente isolato.
FAQ
Quante vittime e feriti ha provocato il rogo di Crans-Montana?
Nell’incendio del locale Le Constellation hanno perso la vita circa quaranta persone, mentre decine di giovani sono rimasti feriti per ustioni, intossicazione da fumo e ipotermia, con alcuni ricoveri prolungati in terapia intensiva.
Chi è il supertestimone che ha aperto la porta laterale?
Si tratta di un uomo di 55 anni, residente da tempo a Crans-Montana, padre di una ragazza presente nel locale. Forzando una porta laterale ha creato una via di fuga che ha permesso a oltre quindici ragazzi di uscire dal rogo e mettersi in salvo.
Cosa viene contestato ai soccorsi sanitari?
Il supertestimone parla di attivazione tardiva del piano catastrofe, carenza di ambulanze nelle prime fasi, assenza prolungata di barelle, ossigeno, coperte isotermiche, perfusioni e analgesici, con una gestione giudicata insufficiente per un evento di quella portata.
Perché sono al centro del dibattito i véhicules de soutien sanitaire?
Questi camion della protezione civile sanitaria, basati a Visp e Monthey, sono progettati per maxi-emergenze con ossigeno, tende riscaldate e capacità di triage. Il testimone sostiene che non siano mai stati utilizzati quella notte, nonostante la gravità dello scenario.
Qual è la posizione del sindaco Nicolas Féraud?
Nicolas Féraud ha dichiarato di non voler dimettersi, affermando di non abbandonare la città nel momento più difficile. È oggetto di richieste di chiarezza sulla gestione dell’ordine pubblico, dei controlli sui locali e sull’attivazione del piano d’emergenza.
Qual è la principale fonte giornalistica sul racconto del supertestimone?
Il racconto dettagliato del supertestimone, comprese le critiche ai soccorsi e ai mezzi mancati, è stato ricostruito e pubblicato dal quotidiano italiano Il Messaggero, che ha raccolto testimonianze dirette e verifiche sul campo.




