Crans-Montana il messaggio di Stéphane Buchs che nessuno dovrebbe ignorare

Un mese dopo l’incendio: il tempo sospeso delle famiglie
Un mese dopo l’incendio di Crans-Montana, la vita delle famiglie colpite sembra essersi fermata. Mentre i riflettori si spengono, il dolore resta nei corridoi degli ospedali e nelle case vuote, soprattutto a Lutry, nel Canton Vaud, dove un gruppo di giovani è stato travolto dalla tragedia.
Reparti di cure intense e quotidianità stravolta
Nel reparto grandi ustionati dello CHUV, il tempo è misurato in parametri vitali, sedute di medicazione, visite concesse. Genitori e patrigni come Stéphane Buchs passano le giornate al capezzale, parlano ai ragazzi in coma, fanno ascoltare musica, leggono storie.
Ogni gesto serve a contrastare la disumanizzazione delle macchine e dei monitor. Le famiglie annotano tutto in diari dettagliati, per restituire un domani una memoria coerente di giorni oggi inghiottiti dalla sedazione e dal dolore.
La prospettiva è fatta di mesi di ospedale e anni di riabilitazione, con interventi ripetuti, fisioterapia e supporto psicologico continuativo.
Case svuotate, legami di comunità ricostruiti
A Lutry, i rientri brevi sono carichi di assenze: camere chiuse, oggetti intatti, routine spezzate. I fratelli restano spesso in ombra, tra scuola e sensi di colpa per essere “rimasti illesi”.
La comunità locale si riorganizza con reti spontanee di vicinato: chi porta i pasti, chi gestisce i fratellini, chi accompagna in ospedale. Le parrocchie e le associazioni sportive diventano luoghi di ascolto, ma la fatica emotiva è enorme.
Gruppi di messaggistica tra genitori condividono bollettini clinici, informazioni pratiche e sfoghi notturni che difficilmente troverebbero spazio altrove.
Dalla shock alla rabbia: il vuoto delle istituzioni
Al dolore fisico e psicologico si somma una rabbia crescente. Molti familiari percepiscono una distanza istituzionale che alimenta la sfiducia: si sentono soli, disorientati, costretti a cercare da sé risposte mediche, legali e amministrative.
Responsabilità percepite e ferita di fiducia
Tra i giovani sopravvissuti circolano domande insistenti su prevenzione, allarmi, vie di fuga, controlli di sicurezza. La mancanza di informazioni chiare e univoche amplifica i sospetti e innesca ricostruzioni parziali.
Le famiglie chiedono cronologie precise, atti ufficiali accessibili, spiegazioni comprensibili sul perché e sul come dell’incendio. Non cercano solo colpevoli, ma garanzie che scenari simili non si ripetano.
Ogni ritardo comunicativo, ogni risposta burocratica standard viene vissuta come una seconda ferita, questa volta istituzionale.
Silenzio istituzionale e confronto con l’estero
Secondo il racconto di Stéphane Buchs, nessun rappresentante svizzero ha preso direttamente contatto con la sua famiglia nei giorni cruciali dopo la tragedia. Il contrasto con alcune autorità straniere, più presenti e proattive, è apparso stridente.
L’assenza di telefonate, visite ufficiali mirate, figure di riferimento uniche per famiglia viene letta come mancanza di empatia, non solo di organizzazione. Il silenzio pesa soprattutto nelle prime 72 ore, quando ogni ora è dominata dall’incertezza.
Per molte famiglie, il riconoscimento simbolico del loro dolore vale quanto gli aiuti materiali: sentirsi visti è parte integrante del percorso di cura.
Solidarietà dal basso e nascita di SwissHearts
Dalla frustrazione è nata un’energia opposta: l’auto-organizzazione. Genitori e parenti hanno creato una rete parallela di sostegno, economico ed emotivo, per rispondere ai bisogni immediati che né assicurazioni né amministrazioni riescono a coprire in tempi utili.
Perché serve un sostegno economico immediato
Trasferte quotidiane verso ospedali lontani, alloggi temporanei, pasti fuori casa, perdita di reddito per congedi non retribuiti: il costo nascosto della tragedia è enorme. Le assicurazioni intervengono spesso tardi e con procedure complesse.
Molte famiglie non avevano margini finanziari per reggere mesi di spese straordinarie. Senza fondi rapidi, il rischio è dover scegliere tra presenza accanto al figlio e stabilità economica minima.
La solidarietà privata colma questo vuoto, ma necessita di strumenti trasparenti, controllati e continuativi per non esaurirsi dopo l’emozione iniziale.
Il ruolo di SwissHearts tra memoria e futuro
L’associazione SwissHearts nasce con una doppia missione: assistenza immediata alle famiglie e memoria attiva delle vittime e dei sopravvissuti. Raccoglie donazioni, le redistribuisce secondo criteri verificabili e accompagna i nuclei più fragili.
Parallelamente, sostiene progetti di lungo periodo: supporto psicologico, borse per studi interrotti, iniziative di prevenzione e formazione sulla sicurezza. L’obiettivo è evitare che i giovani restino definiti solo dalla loro condizione di vittime.
La documentazione sistematica delle testimonianze, come quella di Buchs, diventa uno strumento di advocacy per politiche più attente alle famiglie colpite da grandi tragedie.
FAQ
Cosa è accaduto a Crans-Montana un mese fa?
A Crans-Montana si è sviluppato un incendio che ha coinvolto un gruppo di giovani provenienti da Lutry. Alcuni sono morti, altri hanno riportato ustioni gravissime, con ricoveri prolungati in centri specializzati come lo CHUV di Losanna.
Qual è oggi la situazione clinica dei giovani feriti?
Molti ragazzi sono ancora in terapia intensiva, alcuni in coma farmacologico con ustioni estese che richiedono interventi ripetuti. La prognosi è a lungo termine: anni di chirurgia ricostruttiva, riabilitazione fisica e supporto psicologico.
Come vivono le famiglie questo periodo di attesa?
Le famiglie alternano speranza e disperazione. Passano ore in ospedale, tengono diari, si sostengono tra loro tramite reti informali. La vita quotidiana è stravolta e spesso si regge su congedi lavorativi, risparmi e aiuti di vicinato.
Perché si parla di mancanza di empatia delle autorità?
Molti parenti denunciano l’assenza di contatti diretti da parte delle autorità svizzere nei giorni successivi all’incendio. Mancano telefonate, visite strutturate, figure di riferimento chiare, elementi percepiti come fondamentali in una crisi di questa portata.
Che cos’è l’associazione SwissHearts e cosa fa?
SwissHearts è un’associazione creata dai familiari per fornire sostegno finanziario rapido alle famiglie colpite, coprendo spese di viaggio, alloggio e necessità urgenti, e per promuovere progetti di supporto psicologico e di prevenzione futura.
Qual è la testimonianza chiave alla base di questo racconto?
La ricostruzione si fonda in particolare sulla testimonianza di Stéphane Buchs, patrigno di uno dei ragazzi feriti, raccolta dal corrispondente RSI in Romandia Riccardo Bagnato, che ha documentato le settimane successive all’incendio di Crans-Montana.




