Crans-Montana Di Pietro lancia l’allarme sul caso Moretti e le prove

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Crans-Montana, Antonio Di Pietro: “L’anomalia Moretti può inquinare le prove”
Criticità nelle indagini in Svizzera
L’intervento di Antonio Di Pietro a Quarta Repubblica ha riacceso il dibattito sulle modalità con cui le autorità svizzere stanno gestendo l’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana. La scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, gestore del bar Le Constellation dove nella notte di Capodanno sono morte 40 persone, viene letta dall’ex magistrato come un segnale di fragilità del sistema cautelare. Secondo Di Pietro, la custodia preventiva è legittima quando sussistono pericolo di fuga o rischio di inquinamento delle prove.
Nel caso svizzero, la misura è arrivata dopo nove giorni e solo per il rischio di fuga, lasciando aperto il tema dell’eventuale inquinamento probatorio. L’assenza di un immediato intervento sulle fonti digitali, come telefoni e computer, viene indicata come un vulnus investigativo. In un’indagine ad alta complessità tecnica, la tempestività di sequestri e perquisizioni è decisiva per garantire l’integrità delle evidenze.
La gestione iniziale del fascicolo, per Di Pietro, rischia di indebolire la credibilità dell’accertamento dei fatti. Il differimento dei provvedimenti più incisivi può consentire la dispersione di dati sensibili, contatti, chat, documenti contabili, tutti elementi cruciali per ricostruire responsabilità individuali e catene decisionali. In contesti di strage colposa, ogni ora di ritardo pesa sulla qualità della prova.
Responsabilità locali e nodo dei controlli
Al centro delle critiche c’è anche l’atteggiamento delle istituzioni locali di Crans-Montana, a partire dal sindaco, che si è presentato in tv annunciando l’intenzione di costituirsi parte civile. Per Di Pietro questo passaggio è giuridicamente e politicamente delicato: chi potrebbe avere responsabilità come ente o amministratore non può limitarsi a rivendicare il ruolo di danneggiato. In sistemi avanzati di responsabilità civile e amministrativa, il Comune è spesso il primo soggetto chiamato a rispondere dei controlli mancati.
La domanda chiave riguarda l’adeguatezza delle verifiche su capienza, uscite di sicurezza, piani di evacuazione e rispetto delle norme antincendio nel locale Le Constellation. Se emergessero omissioni negli atti autorizzativi o nelle ispezioni, l’amministrazione comunale potrebbe essere coinvolta come responsabile civile, con riflessi milionari sui bilanci pubblici. L’auto-rappresentazione come “parte lesa” rischia dunque di apparire prematura.
In prospettiva processuale, l’accertamento della filiera dei controlli – vigili del fuoco, polizia locale, uffici tecnici, autorità cantonali – sarà decisivo per definire chi doveva impedire che decine di persone rimanessero intrappolate in un ambiente rivelatosi letale. La trasparenza documentale e la tracciabilità delle autorizzazioni saranno centrali anche per gli eventuali risarcimenti.
Tempi lunghi per giustizia e risarcimenti
Il fronte dei risarcimenti per le vittime e i loro familiari si annuncia complesso e di lunga durata. Le procedure assicurative in Svizzera e all’estero richiederanno la definizione puntuale delle responsabilità tra gestore del locale, organizzatori della serata, proprietari dell’immobile, compagnie di assicurazione e, se del caso, enti pubblici. Senza un quadro chiaro delle colpe, sarà difficile passare dalla solidarietà simbolica ai pagamenti effettivi.
La dimensione internazionale della tragedia – con vittime e parenti provenienti da più Paesi, inclusa l’Italia – imporrà un coordinamento tra diverse giurisdizioni. Gli avvocati specializzati in responsabilità civile e diritto assicurativo prevedono contenziosi pluriennali, arbitrati e possibili class action. Ogni lacuna istruttoria, come il mancato sequestro tempestivo di dispositivi o la dispersione di atti amministrativi, può tradursi in ritardi ulteriori nella quantificazione dei danni.
In questo contesto, la gestione dell’inchiesta da parte della procura svizzera sarà scrutinata non solo in tribunale ma anche dall’opinione pubblica europea. La percezione di una risposta lenta o indulgente nei confronti di Jacques Moretti alimenta l’indignazione in Italia e mette sotto pressione le istituzioni elvetiche. Per le famiglie, il fattore tempo diventa una seconda ferita, accanto alla perdita irreparabile subita nella notte di Capodanno.
FAQ
D: Chi è la figura principale al centro delle critiche?
R: Il gestore del bar Le Constellation, Jacques Moretti, scarcerato dopo il pagamento della cauzione.
D: Perché Antonio Di Pietro contesta la scarcerazione?
R: Perché ritiene che non sia stato adeguatamente considerato il rischio di inquinamento delle prove, oltre al solo pericolo di fuga.
D: Qual è l’anomalia principale evidenziata da Di Pietro?
R: Il ritardo di nove giorni nell’adozione della misura cautelare e l’assenza di un intervento immediato su sequestri e perquisizioni.
D: Quali elementi probatori avrebbero dovuto essere sequestrati subito?
R: Telefoni, computer, documentazione e dispositivi informatici riconducibili agli indagati e alle istituzioni coinvolte.
D: Che ruolo viene attribuito al Comune di Crans-Montana?
R: Un possibile ruolo di responsabile civile, in relazione ai controlli e alle autorizzazioni sul locale teatro della tragedia.
D: In quanto tempo potrebbero arrivare i risarcimenti?
R: È prevedibile un percorso pluriennale, a causa della complessità assicurativa, penale e civile del caso.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nel dibattito?
R: L’intervento di Antonio Di Pietro nel programma Quarta Repubblica su Rete 4, ripreso dai canali ufficiali della trasmissione.
D: Perché il caso ha grande impatto mediatico in Italia?
R: Per l’alto numero di vittime, la presenza di italiani coinvolti e il sospetto di gravi falle nei controlli e nelle indagini in Svizzera.




