Crans Montana, Campolo rompe il silenzio sul mistero della porta

La notte dell’esplosione a Crans-Montana
La ricostruzione di quanto accaduto nel locale Le Constellation a Crans-Montana passa dalla voce di chi era lì. La testimonianza di Paolo Campolo illumina i minuti immediatamente successivi all’esplosione e all’incendio, tra soccorsi improvvisati, carenze di mezzi e il peso psicologico di aver visto decine di giovani feriti.
Un racconto che si intreccia con le prime domande sulle responsabilità, sulla gestione dell’emergenza e sulle misure di sicurezza adottate nel locale.
I primi istanti dopo l’allarme
Quando la figlia della compagna lo avvisa dell’incendio, Paolo Campolo corre verso Le Constellation. All’arrivo non vede fiamme altissime, ma corpi ustionati a terra, segno di un flash rapido e letale.
Entra dall’ingresso principale e, insieme ad altri presenti, riesce a trascinare fuori cinque persone ancora vive. In pochi minuti il fumo diventa ingestibile, la visibilità crolla, l’aria si fa irrespirabile. L’istinto di chi conosce il locale lo porta a cercare l’uscita di emergenza sul retro, potenziale via di salvezza per chi è rimasto intrappolato.
La corsa verso l’uscita di emergenza
Nel corridoio posteriore la porta di emergenza è chiusa. Dietro, nel buio del fumo, Campolo percepisce movimenti: capisce che ci sono persone vive. Con lui c’è un uomo con giacca scura e cappuccio, più basso di statura, che lo aiuta a forzare l’accesso.
Solo dopo, ascoltando la testimonianza di Moretti, proprietario de Le Constellation, Campolo ipotizza che quell’uomo potesse essere lui, pur senza certezze. L’apertura di quella porta permette di mettere in salvo una decina di ragazze, tra cui la cameriera Cyane, che però morirà in seguito alle ferite riportate.
Soccorsi, carenze e domande aperte
La dinamica del salvataggio spontaneo evidenzia falle nelle dotazioni e nella gestione dell’emergenza. Mentre i vigili del fuoco vengono definiti da Campolo “eroi”, emerge la sensazione di una struttura complessivamente impreparata a fronteggiare una catastrofe di tale portata.
Le sue parole puntano l’attenzione non solo sul coraggio dei presenti, ma anche sull’assenza di materiali essenziali per assistere ustionati e intossicati.
Mancanza di attrezzature di base
Secondo il racconto, nel locale non sarebbero state disponibili sufficienti maschere d’ossigeno. Gli improvvisati soccorritori devono condividere le poche bombole presenti, alternandole tra chi sta soffocando per il fumo.
Il freddo della notte di montagna aggrava la situazione: giovani bagnati, in ipotermia e sotto choc vengono coperti con coperte recuperate in altri locali vicini. Per Campolo, queste carenze materiali hanno pesato sulle condizioni dei feriti e sulla qualità dei primi interventi salvavita.
I tempi di intervento e la gestione dei feriti
Campolo riferisce che solo dopo circa due ore sarebbe arrivata la polizia, che apre una banca per trasformarla in rifugio temporaneo. Lì vengono radunati i feriti, molti in stato di choc metabolico, disidratati, asfissiati dal fumo.
La gestione sanitaria, tra intossicazioni da fumo e ustioni, sembra scontare un ritardo strutturale nel predisporre un’area protetta e attrezzata. La testimonianza alimenta l’interrogativo su protocolli, catena di comando e coordinamento tra soccorsi, elementi centrali nelle indagini in corso.
Il trauma familiare e la ricerca di giustizia
Oltre alla cronaca dei fatti, la voce di Paolo Campolo restituisce la dimensione privata del trauma. Lui stesso resta intossicato dal fumo e necessita di terapie post-traumatiche, così come la sua compagna e i ragazzi della famiglia, tutti psicologicamente segnati da quella notte.
La memoria olfattiva dell’odore di bruciato davanti al locale diventa metafora di una ferita ancora aperta, che chiede risposte chiare.
L’impatto psicologico sui testimoni diretti
Campolo racconta di seguire percorsi terapeutici per gestire l’ansia e i flashback. La compagna, la figlia di lei Julia, sua figlia Clara e Gianni vivono ancora oggi le conseguenze emotive di aver visto i feriti da vicino.
Per i minori coinvolti indirettamente, l’esposizione a scene estreme e alla paura di perdere amici coetanei rappresenta un fattore di rischio per disturbi post-traumatici, che richiedono supporto psicologico strutturato e continuativo.
Senso di colpa, memoria e fiducia nella giustizia
Un nodo cruciale è il senso di colpa di Campolo: aver insistito perché la figlia sedicenne andasse in discoteca, salvo poi scoprire che non era presente. L’idea che potesse trovarsi dentro il locale in fiamme lo perseguita.
Oggi, davanti a Le Constellation, dice di sentire ancora l’odore di bruciato e di aspettare che “tutto torni in ordine” attraverso una ricostruzione accurata dei fatti. Ribadisce di credere nella giustizia e nella necessità che eventuali responsabilità organizzative e strutturali vengano accertate in modo trasparente.
FAQ
Cosa è accaduto nel locale Le Constellation
Nel locale Le Constellation di Crans-Montana si è verificata un’esplosione seguita da incendio, con giovani feriti e vittime. Il fumo ha invaso rapidamente gli spazi interni, rendendo difficili evacuazione e soccorsi spontanei, affidati inizialmente a clienti e testimoni presenti sul posto.
Chi è Paolo Campolo e perché la sua testimonianza è rilevante
Paolo Campolo è uno dei primi soccorritori non professionisti arrivati sul posto. È rimasto intossicato e ha contribuito a salvare diverse persone. Il suo racconto offre dettagli cruciali su tempi, carenze di mezzi, gestione dell’emergenza e impatto psicologico sui testimoni diretti.
Quali criticità nei soccorsi sono state segnalate
Campolo parla di mancanza di maschere d’ossigeno, poche bombole disponibili, carenza di coperte e ritardo nell’allestimento di un punto di raccolta sicuro. Sottolinea che i vigili del fuoco hanno agito con coraggio, ma in un contesto complessivamente impreparato a un evento di tale gravità.
Perché l’uscita di emergenza è un punto chiave
L’uscita di emergenza posteriore, inizialmente chiusa, è stata forzata da Campolo e da un uomo con giacca e cappuccio. L’apertura di quella porta ha permesso di salvare una decina di ragazze. La gestione di quell’accesso è centrale per capire se le misure di sicurezza fossero adeguate.
Quali sono le conseguenze psicologiche sui sopravvissuti
Testimoni e familiari, tra cui la compagna di Campolo e i ragazzi della famiglia, presentano segni di trauma: insonnia, ansia, paura ricorrente, immagini intrusive della scena. Seguono terapie post-traumatiche per ridurre il rischio di disturbo post-traumatico da stress a medio e lungo termine.
Da quale testimonianza è tratta la ricostruzione dei fatti
La ricostruzione qui riportata si basa sulla testimonianza resa da Paolo Campolo nel corso di un’intervista televisiva, in cui ha descritto in modo dettagliato i momenti successivi all’esplosione nel locale Le Constellation a Crans-Montana e le proprie esperienze dirette di soccorso.




