Crans Montana assalto di richieste dopo la strage, il paradosso che sconvolge il turismo di lusso
Indice dei Contenuti:
Boom di richieste e carenze nei controlli
Crans-Montana e il Cantone Vallese registrano un’impennata nelle richieste di adeguamento antincendio dopo il rogo del bar Le Constellation. Le aziende specializzate parlano di un incremento fino all’80% delle domande per estintori, ispezioni e corsi di prevenzione, segnale di carenze diffuse e controlli fermi da anni.
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Molte attività non sono conformi agli standard minimi: c’è chi chiede di mettersi in regola da zero e chi scopre che le verifiche non vengono effettuate da due, tre, quattro o persino dieci anni. La mappa delle inadempienze riguarda sia esercizi aperti al pubblico sia realtà immobiliari gestite da società che non hanno monitorato lo stato degli impianti.
Abel Rebaoui, di Romande Incendie (sede a Ginevra), riferisce un’ondata di richieste e racconta workshop che rivelano lacune basiche nella prevenzione. Definisce “deplorevole” l’attivazione soltanto dopo un evento tragico e auspica un cambio di passo strutturale, non episodico.
Il quadro confermato dagli operatori della sicurezza indica un apparato ispettivo frammentato, manutenzioni saltate e scarsa cultura del rischio. Oggi le aziende chiedono interventi rapidi su estintori, uscite di sicurezza, materiali fonoassorbenti e procedure d’emergenza, ma l’urgenza non sostituisce la necessità di audit regolari e tracciabili.
Normative complesse e responsabilità diffuse
Yann Bourcier, responsabile progetto antincendio di Orqual a Lancy, descrive una “forte preoccupazione” tra gestori immobiliari e strutture aperte al pubblico, spesso ignari della reale conformità degli edifici. L’evoluzione delle regole è percepita come difficile da applicare sul costruito, con interpretazioni non uniformi e verifiche discontinue.
Il nodo emerge sulla catena delle responsabilità: proprietari, gestori e manutentori agiscono senza un coordinamento stabile, mentre i controlli si concentrano su nuove opere o ristrutturazioni, lasciando scoperti immobili operativi da anni. La complessità normativa si traduce in rinvii, deroghe e ispezioni parziali.
Gli esperti segnalano materiali non certificati, vie di fuga ostruite e piani di evacuazione non aggiornati. L’assenza di audit periodici documentati impedisce di intercettare le non conformità prima che diventino rischio concreto, con obblighi spesso noti ma non eseguiti nei tempi previsti.
La fase post-rogo ha spinto a riconsiderare le priorità: i consigli tecnici, prima percepiti come costo, ora vengono richiesti come requisito minimo di continuità operativa. Resta però il dubbio sulla tenuta nel medio periodo. Senza ispezioni regolari, tracciabilità delle manutenzioni e responsabilità chiare, la conformità rimane episodica e dipendente dall’emotività dell’emergenza.
Gli operatori del settore chiedono un rafforzamento dei controlli, standard applicativi univoci e obbligo di verifiche su tutto il parco immobiliare, non solo su cantieri e interventi recenti.
Reazioni alla tragedia e misure urgenti
La svolta più immediata è l’inasprimento delle verifiche: operatori e autorità locali accelerano su ispezioni mirate a uscite di sicurezza, materiali fonoassorbenti e manutenzione degli estintori, con richiesta di prove documentali e tracciabilità degli interventi. Le aziende avviano audit interni e simulazioni di evacuazione, privilegiando sostituzione dei materiali non certificati e controllo periodico delle vie di fuga.
Il settore sicurezza propone calendari di manutenzione vincolanti, registro digitale degli impianti e responsabilità firmata da proprietari e gestori. L’obiettivo è passare da una conformità “occasionale” a una conformità “continuativa”, verificabile e sanzionabile.
Nel frattempo cresce la domanda di formazione sul personale: workshop rapidi su uso degli estintori, presidio delle uscite e gestione del fumo in ambienti chiusi. Le linee guida suggeriscono check-list settimanali e test trimestrali di allarme, oltre al divieto di bloccare le porte antipanico con sistemi interni.
Sul fronte giudiziario, la custodia cautelare di Jacques Moretti, proprietario del Le Constellation, è prorogata di tre mesi per rischio di fuga. Secondo Rts, avrebbe ammesso la chiusura dall’interno dell’uscita di sicurezza e la sostituzione della schiuma fonoassorbente poi incendiata.
Gli esperti chiedono che l’onda emotiva si traduca in norme più stringenti e verifiche sistematiche su tutto il parco immobiliare del Cantone Vallese, con priorità alle strutture aperte al pubblico e obbligo di adeguamento entro scadenze non derogabili.
Tra le misure urgenti: censimento degli edifici a rischio, ispezioni straordinarie, piani di evacuazione aggiornati e sanzioni progressive per mancata conformità, fino alla sospensione dell’attività.
FAQ
- Quali controlli vengono potenziati dopo l’incendio?
Ispezioni su uscite di sicurezza, materiali fonoassorbenti, estintori e procedure di evacuazione. - Chi è responsabile dell’adeguamento antincendio?
Proprietari e gestori, con responsabilità condivise e tracciabili nei registri di manutenzione. - Quali misure urgenti sono previste per le strutture aperte al pubblico?
Censimento del rischio, ispezioni straordinarie, piani di evacuazione aggiornati e sanzioni in caso di inadempienza. - Come cambia la formazione del personale?
Workshop operativi, check-list settimanali e test periodici degli allarmi per garantire prontezza. - Che ruolo hanno le autorità locali nel Cantone Vallese?
Coordinano controlli, fissano scadenze di adeguamento e applicano sanzioni. - Cosa emerge sul caso Le Constellation?
Proroga della custodia per Jacques Moretti e ammissioni su uscita chiusa e materiali sostituiti, secondo Rts. - Qual è la fonte giornalistica citata?
La radio svizzera Rts, che riporta incremento delle richieste e dettagli sull’indagine.




