Crans-Montana allarme Moretti: magistrato svizzero svela origine francese e rischio fuga clamorosa
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Allarme giudiziario e rischio di fuga
Un ex magistrato svizzero, intervistato da Repubblica e rimasto anonimo, ha definito necessario l’arresto dei coniugi Moretti per impedire concordanze di versioni, pressioni su testimoni e distruzione di prove. Secondo la sua valutazione, la loro cittadinanza francese accrescerebbe il rischio di fuga: “Se scappano, è finita”.
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Il riferimento è all’incendio del Le Constellation di Crans-Montana, divampato nella notte di Capodanno e costato la vita a 40 persone, in gran parte giovani. L’assenza di misure restrittive ha alimentato l’allarme giudiziario e la pressione pubblica sulle autorità inquirenti.
Sebastien Fanti, avvocato dei familiari delle vittime, a Le Parisien ha annunciato che chiederà la custodia per i proprietari e per alcuni funzionari locali, denunciando un contesto di relazioni che renderebbe improbabili provvedimenti immediati.
Responsabilità locali e vuoti nei controlli
L’ammissione del sindaco di Crans-Montana sull’assenza totale di verifiche al Le Constellation tra il 2020 e il 2025 ha aperto un fronte istituzionale sensibile. La catena di vigilanza appare interrotta da anni, con ricadute dirette sulla sicurezza e sulla responsabilità amministrativa.
Sarà ascoltato dagli inquirenti il responsabile della sicurezza comunale, passaggio considerato cruciale per ricostruire procedure, segnalazioni e omissioni. La posizione dei funzionari locali entra così nel perimetro delle possibili negligenze con rilevanza penale e disciplinare.
L’avvocato Sébastien Fanti ha comunicato l’intenzione di chiedere misure cautelari anche per i pubblici ufficiali coinvolti, evocando un contesto relazionale che, a suo dire, scoraggerebbe decisioni incisive. L’ipotesi di corresponsabilità amministrativa si intreccia con la critica all’efficacia dei controlli preventivi.
Contestazioni alla procura e richiesta di dimissioni
Avvocati, giuristi e media svizzeri contestano la gestione dell’inchiesta da parte della Procura, segnalando errori procedurali e scelte ritenute troppo caute. Le critiche si sono concentrate sull’assenza di arresti e sull’impatto che ciò potrebbe avere sulla conservazione delle prove e sulla tutela dei testimoni.
Nel mirino è finita la procuratrice Béatrice Pilloud, per la quale alcuni commentatori hanno chiesto le dimissioni. La pressione pubblica si somma all’attivismo dei legali delle parti civili, che invocano maggiore tempestività e misure a garanzia dell’inchiesta.
Parallelamente, dopo l’iniziativa di Parigi, anche Roma ha aperto un fascicolo sulla strage di Crans-Montana, ampliando il perimetro giudiziario e accendendo i riflettori internazionali sulla condotta degli inquirenti elvetici.
Diritti delle vittime e irregolarità procedurali
All’udienza dell’addetto alla sicurezza, i legali delle parti civili non sono stati ammessi, scelta definita da esperti una violazione di legge. Il giurista Alain Macaluso ha ipotizzato la necessità di ripetere tali udienze, con possibili ricadute sull’intero impianto probatorio.
L’avvocato Romain Jordan, che assiste alcune famiglie, ha ribadito l’obiettivo di estendere le indagini a tutti i responsabili, pubblici e privati. Le famiglie chiedono garanzie effettive affinché simili tragedie non si ripetano, sollecitando trasparenza e partecipazione nel percorso processuale.
Le eccezioni procedurali e l’esclusione delle parti civili alimentano il rischio di annullamenti e contestazioni future, con tempi dell’inchiesta destinati a dilatarsi se non verranno corretti gli atti viziati.
FAQ
- Qual è il principale motivo delle contestazioni alla Procura?
La gestione ritenuta inefficace e gli errori procedurali, inclusa l’assenza di arresti iniziali. - Chi è la procuratrice al centro delle critiche?
Béatrice Pilloud, per la quale sono state chieste anche le dimissioni. - Perché l’apertura di un fascicolo a Roma è rilevante?
Estende il controllo internazionale e aumenta la pressione sull’inchiesta svizzera. - Quale irregolarità è stata segnalata alle udienze?
L’esclusione dei legali delle parti civili dall’udienza dell’addetto alla sicurezza. - Cosa ha sostenuto il giurista Alain Macaluso?
Che le udienze in cui le parti civili sono state escluse potrebbero dover essere rifatte. - Cosa chiedono le famiglie delle vittime?
Indagini su tutti i responsabili e garanzie perché tragedie simili non accadano più.
Diritti delle vittime e irregolarità procedurali
All’udienza dedicata all’addetto alla sicurezza, l’esclusione dei legali delle parti civili è stata qualificata da esperti come una compressione dei diritti di partecipazione e controllo, con impatto sulla validità degli atti. Il giurista Alain Macaluso ha indicato la concreta possibilità che quelle audizioni debbano essere replicate, per sanare vizi che incidono sulla tenuta probatoria.
L’avvocato Romain Jordan ha rimarcato la necessità di indagare ogni profilo di responsabilità, includendo figure private e pubbliche coinvolte nella filiera dei controlli. Le famiglie, assistite dai loro legali, pretendono accesso effettivo alle fasi cruciali e tracciabilità delle decisioni investigative per evitare opacità.
In assenza di correzioni rapide, le eccezioni procedurali possono alimentare istanze di nullità e rallentare l’istruttoria. La mancata ammissione delle parti civili rischia di indebolire il contraddittorio, esponendo il fascicolo a contestazioni e a una ri-calendarizzazione delle prove già raccolte.




