Corona smascherato: il finto figlio pagato 20mila euro, ecco i retroscena esplosivi di Sorge
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Messinscena a Pitti Uomo: il bambino “adottato” per il cachet
Fabrizio Corona ospite all’81ª edizione di Pitti Immagine Uomo nel 2012 avrebbe messo in scena una finta paternità per salvare un ingaggio. Secondo il racconto attribuito a Maurizio Sorge, il posto del figlio Carlos – fermato all’ultimo da Nina Moric – sarebbe stato preso dal bambino dell’autista di Corona, presentato ai media come figlio in via di adozione.
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Per non perdere il cachet promesso per Pitti Uomo e Pitti Bimbo, stimato intorno ai 20.000 euro, l’ex re dei paparazzi avrebbe istruito il piccolo a chiamarlo “papà” in pubblico durante il viaggio da Milano a Firenze. Il padre del bambino, identificato come Joseph, sarebbe stato consapevole e collaborativo con la messinscena.
Davanti alle telecamere, Corona avrebbe avvalorato la storia sostenendo che l’adozione fosse imminente, versione definita da Sorge come totalmente inventata e costruita per “tamponare” l’assenza di Carlos e incassare il compenso. L’episodio viene descritto come surreale ma funzionale allo scopo economico, con un bambino molto piccolo e spaesato esposto ai riflettori per sostenere la narrativa del “finto figlio”.
Il racconto di Sorge: accordi saltati e piano improvvisato
Maurizio Sorge, intervistato da Mow Mag, ricostruisce l’origine della vicenda: un brand aveva contrattualizzato Fabrizio Corona e il figlio Carlos per la doppia presenza a Pitti Uomo e Pitti Bimbo, con intesa condivisa anche da Nina Moric. Alla vigilia, il diniego della modella avrebbe fatto saltare la partecipazione del bambino, mettendo a rischio l’ingaggio.
Per evitare la rottura del contratto, Corona avrebbe optato per un sostituto: il figlio del suo autista, Joseph, un bimbo molto piccolo e spaesato. Durante il tragitto Milano–Firenze gli avrebbe ripetuto di chiamarlo “papà” davanti a stampa e telecamere, mentre il padre biologico, consapevole, avrebbe avallato la finzione.
Di fronte ai media, l’ex re dei paparazzi avrebbe accreditato la versione di una imminente adozione, presentando il minore come “figlio” in via formale. Per Sorge, l’operazione sarebbe stata un escamotage per non rinunciare a un cachet stimato in circa 20.000 euro, una “recita” costruita a freddo e calibrata sull’obiettivo economico.
FAQ
- Qual è il contesto temporale dell’episodio? 2012, durante l’81ª edizione di Pitti Immagine Uomo.
- Chi ha raccontato i retroscena? Il paparazzo Maurizio Sorge in un’intervista a Mow Mag (fonte citata).
- Perché Carlos non partecipò all’evento? Secondo il racconto, per un veto all’ultimo minuto di Nina Moric.
- Chi era il bambino presentato come figlio? Il figlio dell’autista di Corona, identificato come Joseph.
- Qual era il compenso in gioco? Un cachet complessivo indicato attorno ai 20.000 euro per Pitti Uomo e Pitti Bimbo.
- Quale narrazione venne offerta ai media? Che il bambino fosse in via di adozione da parte di Fabrizio Corona.
- Come viene definita la vicenda da Sorge? Una messinscena improvvisata, funzionale a salvare l’ingaggio e il relativo compenso.
Il denaro al centro: il ritratto spietato di Corona
Nel ritratto tracciato da Maurizio Sorge emerge un profilo netto: per Fabrizio Corona il denaro è motore e misura delle azioni. Non un “eroe contro il sistema”, ma un uomo che costruisce narrazioni utili a generare attenzione, engagement e cachet.
Sorge esclude slanci etici dietro le sue operazioni mediatiche: non Robin Hood, né simbolo di una battaglia morale, bensì un professionista dell’esposizione capace di trasformare ogni occasione in ritorno economico. La logica è quella del risultato, con priorità a visibilità e incassi.
Secondo il paparazzo, le crociate pubbliche e i format d’inchiesta sarebbero alimentati da interessi personali, non da un mandato civile. Il racconto sottolinea una coerenza: laddove c’è un pubblico, Corona individua un margine, lo struttura e lo monetizza, anche a costo di forzare la realtà.




