Corona rilancia la crociata contro il sistema che lo ha consacrato

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Fabrizio Corona vuole smascherare il «sistema», ma ci ha fatto parte fino a ieri
Contraddizioni in prima serata
Il progetto televisivo di Fabrizio Corona, pensato come grande operazione di denuncia, nasce già sotto il segno di una clamorosa ambiguità: chi oggi dice di voler smontare un presunto «sistema» mediatico-giudiziario è la stessa persona che per anni ne ha beneficiato, costruendo la propria notorietà su paparazzate, scandali e strategie di visibilità. Il divieto di messa in onda disposto dal tribunale di Milano su «Falsissimo» ha alimentato l’attesa del pubblico, trasformando un atto giudiziario di cautela in potente strumento promozionale.
Al centro dello speciale ci sono allusioni e indiscrezioni su figure di peso di Mediaset, da Pier Silvio Berlusconi e Marina Berlusconi fino a Maria De Filippi e Gerry Scotti, presentate come tasselli di un mosaico oscuro ma quasi mai sorrette da elementi verificabili. Il racconto mescola frammenti di verità, ricordi personali e suggestioni, scivolando spesso sul terreno del pettegolezzo travestito da rivelazione. In termini di attendibilità, è proprio questa commistione a indebolire l’impianto narrativo.
L’operazione editoriale insiste su un tono da resa dei conti, ma evita di fare davvero i conti con il passato del suo stesso protagonista, che ha incarnato per anni la cultura del gossip militante. Il risultato è un paradosso: la promessa di verità assoluta poggia sulle stesse dinamiche di spettacolarizzazione che si vorrebbero demolire.
Privacy, orientamento sessuale e diritto di cronaca
Una parte rilevante dei contenuti ruota attorno alla sfera più intima dei personaggi citati, in particolare l’orientamento sessuale, usato come leva narrativa per suggerire doppi fondi, ipocrisie e presunti giochi di potere. In assenza di reati o rilievi di interesse pubblico concreto, l’uso di questi dettagli appare difficilmente giustificabile sul piano del diritto di cronaca, che in Italia tutela sì la libertà di informazione ma impone il rispetto di proporzionalità, continenza e rilevanza sociale della notizia.
Richiamare l’orientamento sessuale di figure televisive solo per alimentare curiosità, senza collegarlo a questioni di reale impatto collettivo, sfiora la violazione della dignità personale. L’accostamento retorico all’idea di «sistema» rischia così di diventare un semplice espediente per legittimare quella che, nei fatti, è mera esposizione del privato. Il parallelismo implicito con Paesi come la Russia, dove le minoranze Lgbt+ subiscono pesanti discriminazioni, evidenzia quanto sia pericoloso trattare l’identità sessuale come elemento di sospetto o materiale d’accusa.
L’impostazione complessiva sembra ignorare che oggi la credibilità giornalistica, online e in tv, si misura anche sulla capacità di non confondere l’interesse del pubblico con ciò che è davvero di interesse pubblico. La scelta di costruire audience partendo dalla camera da letto dei protagonisti risulta, per molti osservatori, un passo indietro rispetto agli standard etici consolidati.
Immagine pubblica, fiducia e incoerenza
Uno dei nodi centrali è la frattura tra la narrazione di sé proposta da Fabrizio Corona e la sua storia documentata. La docuserie di Netflix dedicata all’ex «re dei paparazzi» ha mostrato come amici, soci e collaboratori si siano sentiti traditi dopo avergli accordato fiducia, convinti della sua lealtà. Questo bagaglio di rapporti incrinati pesa inevitabilmente sulla credibilità di chi oggi si propone come grande moralizzatore del sistema mediatico.
Nel nuovo racconto televisivo emergono passaggi confusi, salti logici e un uso disinvolto di insinuazioni presentate come rivelazioni necessarie. La tensione tra ciò che si proclama – lotta per la verità, controinformazione, rottura delle omertà – e ciò che si è fatto per anni nel circuito del gossip professionale genera una dissonanza difficilmente ignorabile da un pubblico sempre più abituato a verificare fonti e contesti. La coerenza, in un ecosistema digitale saturo di contenuti, è parte integrante dell’autorevolezza.
La vicenda solleva così una questione più ampia: fino a che punto chi ha contribuito a costruire certi meccanismi di spettacolarizzazione può poi presentarsi come loro principale accusatore, senza un’assunzione chiara di responsabilità e senza fornire prove solide? In assenza di risposte trasparenti, il rischio è che la denuncia del «sistema» diventi solo l’ennesimo format di intrattenimento travestito da inchiesta.
FAQ
D: Chi è il protagonista dello speciale contestato?
R: Il protagonista è Fabrizio Corona, ex fotografo dei vip e personaggio televisivo.
D: Perché il tribunale di Milano è intervenuto su «Falsissimo»?
R: Il tribunale di Milano ha disposto un divieto di messa in onda per valutare i profili di tutela della reputazione e della privacy delle persone coinvolte.
D: Quali figure televisive vengono citate nello speciale?
R: Vengono chiamati in causa, tra gli altri, Pier Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi, Maria De Filippi e Gerry Scotti.
D: Che ruolo ha l’orientamento sessuale nella narrazione?
R: L’orientamento sessuale viene usato come elemento allusivo, senza un reale collegamento con fatti di interesse pubblico.
D: Perché molti parlano di incoerenza?
R: Perché chi oggi denuncia il «sistema» ha partecipato per anni alle stesse logiche di gossip e spettacolarizzazione che ora critica.
D: Qual è il rischio principale per la privacy dei soggetti citati?
R: Il rischio è l’esposizione indebita di aspetti intimi, in assenza di motivi giornalisticamente rilevanti.
D: Come viene percepita la credibilità dell’operazione mediatica?
R: Viene considerata fragile, perché basata più su insinuazioni e pettegolezzi che su prove verificabili.
D: Qual è la fonte giornalistica originale cui l’analisi fa riferimento?
R: L’analisi si ispira a un articolo pubblicato su Il Post che ha approfondito il caso dello speciale con protagonista Fabrizio Corona e il blocco deciso dal tribunale di Milano.




