Corona annuncia vendetta contro le big tech dopo l’oscuramento Instagram

Chiusura dei profili e impatto sul progetto digitale
La disattivazione dei profili Instagram di Fabrizio Corona, personale e dedicato a Falsissimo, apre un caso emblematico sul rapporto tra creatori controversi, linee guida delle piattaforme e libertà di espressione nel sistema informativo dominato da Meta e Google. L’episodio si inserisce in un contesto già segnato dallo scontro con Alfonso Signorini e dalle indagini della Procura di Milano.
Il blocco dei profili e la strategia di risposta
La chiusura dei profili è arrivata dopo le puntate di Falsissimo con accuse a conduttori Mediaset e l’uso di materiali televisivi contestati. Corona ha scelto di reagire spostando la comunicazione sul canale di un alleato, il creator Rai Gabriele Vagnato, mantenendo alta la visibilità nonostante il blackout su Instagram.
Lo sketch ironico sulla minaccia “vado da Google e distruggo” evidenzia una strategia narrativa aggressiva ma studiata, che punta a trasformare la sanzione di piattaforma in carburante mediatico e in simbolo di presunta persecuzione.
Effetti immediati su reputazione e business
La perdita di due profili strutturati significa crollo immediato della reach organica, difficoltà nel monetizzare contenuti e nel promuovere format come Falsissimo. Il caso trattato dal Tg1 amplifica però la notorietà del brand-Corona, spostando la partita su YouTube, stampa e talk show.
Il riposizionamento forzato obbliga a ripensare funnel pubblicitario, rapporti con sponsor e modalità di distribuzione dei contenuti d’inchiesta, con un crescente peso di newsletter, podcast e piattaforme meno centralizzate rispetto ai social di Meta.
Norme di piattaforma, copyright e rischio di censura
Il provvedimento si colloca all’incrocio tra regole interne di Meta, pressione di grandi broadcaster come Mediaset, tutela del copyright e indagini giudiziarie su revenge e diffamazione aggravata. L’interpretazione di questi elementi definisce il confine pratico tra moderazione e censura.
Standard della community e possibili violazioni
Le piattaforme vietano linguaggio d’odio, minacce, diffusione di contenuti privati e campagne diffamatorie organizzate. In Falsissimo sono comparsi insulti, immagini private anche se sfocate e accuse pesanti a volti televisivi, con toni volutamente brutali.
In presenza di segnalazioni formalizzate, specie da soggetti come Mediaset, gli algoritmi e i team di policy tendono a intervenire più rapidamente, fino all’oscuramento totale degli account per “violazioni multiple e reiterate” degli standard.
Il ruolo di Mediaset e le azioni legali a tutela dei contenuti
Mediaset ha prima diffidato Corona per l’uso non autorizzato di spezzoni e format, ottenendo la rimozione di una puntata di Falsissimo da Meta. Successivamente, il video è stato ripubblicato su YouTube con le parti contestate tagliate, raggiungendo il milione di visualizzazioni.
Questa sequenza dimostra come i colossi televisivi usino strumenti di copyright e diffida per limitare la circolazione di contenuti sgraditi, spingendo le piattaforme a scelte conservative per evitare contenziosi milionari.
Libertà di espressione, opinione pubblica e percezione della censura
La narrazione proposta dal team di Corona punta a trasformare il caso in simbolo di “bavaglio digitale”, facendo leva su un sentimento diffuso di sfiducia verso grandi piattaforme e media tradizionali. L’avvocato Chiesa parla apertamente di “operazione di censura impressionante”.
Le tesi della difesa e il tema della libertà di parola
Secondo l’avvocato Chiesa, la chiusura dei profili andrebbe oltre la normale moderazione, avvicinandosi a pratiche tipiche di Paesi non democratici. L’obiettivo sarebbe “mettere a tacere” un soggetto scomodo al sistema televisivo.
Questa impostazione separa il diritto di critica, anche aspra, dai presunti eccessi formali, sostenendo che l’intervento di Meta sia stato sproporzionato rispetto alle condotte contestate, specie in assenza di una chiara decisione giudiziaria di oscuramento.
Reazioni del pubblico e centralità dei creator controversi
La mobilitazione social attorno a Corona dimostra come i creator polarizzanti restino centrali nella dieta informativa di un segmento di pubblico che rifiuta la mediazione dei grandi media. Gli utenti percepiscono il blocco come conferma della “scomodità” dei contenuti.
Al tempo stesso, il caso evidenzia il rischio di dipendenza strutturale da piattaforme proprietarie: chi costruisce il proprio potere narrativo su Instagram o Facebook accetta che un atto unilaterale possa azzerare anni di lavoro editoriale in poche ore.
FAQ
Perché sono stati disattivati i profili Instagram di Fabrizio Corona?
Secondo un portavoce di Meta, gli account sarebbero stati rimossi per “violazioni multiple degli standard della community”, in un contesto segnato da contenuti offensivi, accuse gravi e uso di materiali televisivi contestati collegati a Falsissimo e al caso con Alfonso Signorini.
Che ruolo ha avuto Mediaset nella rimozione dei contenuti?
Mediaset ha inviato diffide per l’uso non autorizzato di propri contenuti, ottenendo la cancellazione di una puntata di Falsissimo. L’azione legale avrebbe contribuito a spingere Meta a un atteggiamento particolarmente prudente, fino alla chiusura dei profili.
Cosa sostiene l’avvocato Chiesa sulla chiusura degli account?
L’avvocato Chiesa parla di “operazione di censura impressionante”, ritenendo a rischio la libertà di parola. Secondo la difesa, l’oscuramento dei profili di Corona sarebbe una misura sproporzionata e percepita da molti come tentativo di silenziare un voce scomoda.
Come ha reagito Fabrizio Corona al blocco di Instagram?
Corona ha annunciato risposte attraverso il profilo dell’amico Gabriele Vagnato e ha rilanciato contenuti su YouTube, anche tramite uno sketch ironico in cui evoca una reazione “contro Google”. La strategia punta a trasformare la sanzione in nuovo elemento narrativo.
Quali rischi corrono i creator che sfidano le policy delle piattaforme?
I creator che usano toni estremi, diffondono immagini private o contenuti borderline su copyright e diffamazione rischiano demonetizzazione, rimozione di singoli post e, nei casi più gravi, chiusura definitiva degli account da parte di Meta, YouTube e altri servizi.
Qual è la fonte principale per il caso descritto su Fabrizio Corona?
Le informazioni sono ricavate da un’analisi giornalistica basata sul lavoro di Fabiano Minacci e sui contenuti pubblicati dal sito di intrattenimento gestito da Nexilia, inclusi gli articoli dedicati al caso Corona–Signorini e al format Falsissimo.




