Corea del Sud, svolta storica: la Corte Suprema legittima la confisca di Bitcoin sugli exchange, investitori in allerta
Indice dei Contenuti:
Quadro giuridico della decisione
Corea del Sud, la Corte Suprema conferma che i bitcoin detenuti su exchange rientrano tra i beni sequestrabili ai sensi della Legge di Procedura Penale. La decisione chiarisce che il sequestro può riguardare non solo oggetti materiali, ma anche informazioni elettroniche, se dotate di autonomia gestionale e valore economico.
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I giudici qualificano i BTC come “token elettronici” suscettibili di gestione, scambio e controllo indipendente, dunque assimilabili a beni patrimoniali oggetto di misura cautelare. La pronuncia si inserisce nel perimetro dell’Articolo 106, interpretato estensivamente per includere asset digitali in quanto supporti informativi idonei a provare il reato o a essere frutto/strumento dell’illecito.
La Corte ribadisce la piena confiscabilità quando sussistono presupposti probatori e finalità investigative, superando l’argomento della non materialità dell’asset. Ne deriva un principio operativo: il carattere intangibile non esclude la natura di “cosa” giuridica quando l’asset è identificabile, trasferibile e monetizzabile, e quindi sottoponibile a sequestro da parte di autorità e tribunali.
Il caso e le motivazioni della confisca
L’indagine per riciclaggio ha portato al sequestro di 55,6 BTC dal conto exchange intestato al “Signor A”, per un controvalore di circa 600 milioni di won (circa $410.000). Le forze dell’ordine hanno agito su profili investigativi, bloccando gli asset digitali ritenuti collegati all’illecito.
Il titolare ha chiesto la riconsiderazione al Tribunale distrettuale centrale di Seul, sostenendo che i bitcoin non siano un “oggetto fisico” ai sensi dell’Articolo 106 e quindi non sequestrabili. La mozione è stata respinta in primo grado per la natura patrimoniale dei token e la loro funzione probatoria.
In appello, la Corte Suprema ha confermato: i BTC sono “token elettronici” gestibili, scambiabili e controllabili, rientrando tra beni e informazioni elettroniche sequestrabili. L’organo di ultima istanza ha escluso che l’intangibilità osti alla cautela reale, valorizzando identificabilità, trasferibilità e valore economico autonomo.
Implicazioni per exchange e utenti
Per gli exchange centralizzati in Corea del Sud la decisione impone procedure di conservazione e consegna degli asset su ordine dell’autorità giudiziaria, con log di tracciabilità e segregazione degli indirizzi per garantire l’esecuzione dei sequestri. Dovranno rafforzare KYC, monitoraggio on-chain e sistemi di freeze immediato, assicurando catene di custodia verificabili e auditabili.
Sul piano operativo, diventa centrale la gestione tempestiva dei wallet di deposito e l’allineamento dei termini di servizio a misure cautelari su informazioni elettroniche aventi valore economico. L’adeguamento comporta politiche di conservazione dati, SLA con le autorità e protocolli per evitare trasferimenti in uscita dopo la notifica.
Per gli utenti, la pronuncia chiarisce che i bitcoin detenuti su piattaforme possono essere sequestrati quando collegati a ipotesi di reato, al pari di altri beni patrimoniali. Rilevano la provenienza dei fondi, la documentazione delle transazioni e la trasparenza fiscale; l’intangibilità non tutela dall’azione cautelare.
FAQ
D: Cosa cambia per gli exchange?
R: Devono poter eseguire sequestri su richiesta, con procedure di freeze, tracciabilità e cooperazione giudiziaria.
D: I bitcoin su exchange sono sequestrabili?
R: Sì, come beni o informazioni elettroniche con valore economico e controllo indipendente.
D: L’intangibilità dei crypto-asset offre protezione?
R: No, non impedisce il sequestro se l’asset è identificabile, trasferibile e monetizzabile.
D: Quali misure devono adottare gli utenti?
R: Conservare prove di provenienza lecita, documentare transazioni e adempiere agli obblighi fiscali.
D: Quali presidi sono richiesti agli exchange?
R: KYC rafforzato, monitoraggio on-chain, segregazione wallet, log e audit, SLA di cooperazione.
D: Il sequestro riguarda solo il riciclaggio?
R: No, può estendersi ad altri reati quando ricorrono presupposti probatori e finalità investigative.
Inquadramento internazionale e precedenti giurisprudenziali
La posizione della Corea del Sud si allinea a un’evoluzione globale che riconosce i crypto-asset come beni tutelati e aggredibili in sede penale e civile. Nel Regno Unito, una recente riforma ha formalizzato gli asset digitali come proprietà, recependo le raccomandazioni della Law Commission e offrendo base statutaria a principi nati in common law.
L’intervento britannico mira a maggiore certezza nei casi di furto, successioni e insolvenze che coinvolgono criptovalute, armonizzando l’enforcement e le tutele dei creditori. La convergenza con l’impostazione sudcoreana rafforza la possibilità di confische transfrontaliere e cooperazione giudiziaria su exchange centralizzati.
Sul piano interno, la giurisprudenza sudcoreana è coerente: nel 2018 la Corte Suprema qualificò i bitcoin come proprietà immateriale confiscabile se provento di reato; nello stesso anno gli asset digitali furono considerati divisibili nei divorzi; nel 2021 fu ribadito che il BTC è un asset virtuale con valore economico e interesse patrimoniale. Questo tracciato consolidato ha preparato il terreno alla conferma odierna della piena sequestrabilità su exchange.
FAQ
D: Qual è la tendenza internazionale sui crypto-asset?
R: Cresce il riconoscimento legale come proprietà, con possibilità di sequestro e tutela patrimoniale.
D: Cosa ha fatto il Regno Unito?
R: Ha riconosciuto per legge gli asset digitali come proprietà, seguendo la Law Commission.
D: Per quali ambiti vale la riforma UK?
R: Furto, successioni e insolvenza che coinvolgono criptovalute e altri asset digitali.
D: Come si inserisce la Corea del Sud in questo contesto?
R: Conferma la sequestrabilità dei BTC su exchange, in linea con gli standard internazionali.
D: Quali sono i principali precedenti coreani?
R: Sentenze del 2018 e 2021 su natura patrimoniale, divisibilità e valore economico dei bitcoin.
D: Cosa implica per la cooperazione giudiziaria?
R: Maggiori basi per confische e assistenza transfrontaliere su piattaforme centralizzate.




