Corea del Sud frena sulle stablecoin: rinvio a sorpresa scuote i mercati cripto e gli investitori
Rinvio della legge e motivazioni ufficiali
Seoul rinvia la presentazione del Digital Asset Basic Act al 2026, confermando uno slittamento che congela l’avvio di un quadro normativo organico per le criptovalute, incluse le stablecoin ancorate al won. Come riportato da Yonhap News, il governo ha motivato la decisione con la necessità di chiarire i profili regolatori degli emittenti e di definire in modo univoco la governance dei controlli preventivi. Il provvedimento, elaborato dal Partito Democratico e presentato inizialmente a giugno, mirava a creare regole chiare per l’emissione e la gestione delle riserve, ma ha incontrato resistenze su chi debba esercitare la supervisione ex ante e con quali poteri.
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La Financial Services Commission sta riesaminando il perimetro della riforma per evitare sovrapposizioni regolamentari e valutare un riequilibrio tra il ruolo delle istituzioni finanziarie e la partecipazione delle aziende tecnologiche. Il rinvio non è puramente procedurale: riflette nodi irrisolti sulla struttura dei controlli, sull’affidamento delle riserve a custodi autorizzati e sull’assetto di responsabilità in caso di malfunzionamenti o perdite. In assenza di convergenza tra i diversi organismi coinvolti, l’esecutivo ha scelto di posticipare la presentazione formale per garantire un impianto normativo più coerente e applicabile, riducendo i rischi di arbitraggio regolatorio e contenziosi successivi.
Impatto su emittenti, custodia e supervisione
Il rinvio incide direttamente sull’operatività degli emittenti di stablecoin, che restano senza un quadro vincolante su requisiti patrimoniali, governance e disclosure. La proposta avanzata prevedeva l’obbligo di segregare le riserve presso custodi autorizzati, in primis banche e intermediari con licenze specifiche, per elevare la trasparenza e ridurre il rischio di commistione degli asset. In assenza di norme definitive, i progetti di emissione ancorati al won restano in fase di attesa o di test limitati, con un rischio di frammentazione degli standard di mercato e di ritardi nell’adozione di prassi uniformi di attestazione delle riserve.
La definizione dell’architettura di supervisione è il principale punto di frizione. Le proposte in esame valutano un modello di controllo ex ante con autorizzazioni e verifiche periodiche sui meccanismi di peg, sulla qualità e liquidità delle riserve e sulla resilienza operativa dei sistemi di emissione e rimborso. La Financial Services Commission sta considerando un riequilibrio del perimetro, inclusa la possibilità di limitare il ruolo delle istituzioni finanziarie tradizionali a favore di una maggiore partecipazione delle aziende tecnologiche nelle fasi di autorizzazione e monitoraggio, pur mantenendo la custodia in capo a soggetti regolati per la tutela degli utenti.
Per gli operatori, l’assenza di indicazioni definitive su reporting, stress test di liquidità e audit indipendenti delle riserve genera incertezza su tempi e costi di conformità. I custodi potenziali, soprattutto le banche, non dispongono ancora di specifiche tecniche su segregazione, tempi di regolamento e responsabilità in caso di perdite o malfunzionamenti, con conseguente prudenza nell’offerta di servizi dedicati. La scelta del governo di rinviare la definizione delle competenze tra autorità e attori di mercato mantiene aperta la questione della responsabilità primaria in caso di rottura del peg o di sospensione dei rimborsi, un’area critica per la fiducia degli investitori e la stabilità del mercato.
Promesse governative e conseguenze per il mercato
La gestione delle stablecoin era tra gli impegni cardine del presidente Lee Jae-myung, che aveva promosso un approccio pro-innovazione includendo l’ipotesi di investimenti del fondo pensione nazionale in asset digitali e l’espansione di strumenti come gli ETF su Bitcoin. Il differimento del Digital Asset Basic Act sposta in avanti l’attuazione di queste linee programmatiche, rinviando l’avvio di un perimetro regolato per l’emissione di token ancorati al won e ritardando la definizione dei requisiti necessari per l’accesso degli investitori istituzionali a strumenti cripto conformi.
Per il mercato domestico, la conseguenza immediata è una fase di attesa: gli operatori rimandano decisioni su lanci e ampliamenti dei prodotti per l’assenza di certezze su autorizzazioni, custodia delle riserve e responsabilità in caso di disallineamento del peg. Gli investitori professionali restano esposti a un quadro di regole frammentato, con un impatto sulla liquidità e sull’ingresso di capitali nazionali nei veicoli regolamentati. Anche l’eventuale coinvolgimento di banche e aziende tecnologiche in ruoli di supervisione e infrastruttura rimane sospeso, frenando le iniziative di integrazione tra circuito finanziario tradizionale e servizi cripto.
Il rinvio incide inoltre sulla competitività di Seoul rispetto ad altri hub asiatici che stanno consolidando regole su stablecoin e mercati digitali. Senza un framework definito, le imprese locali privilegiano progetti pilota o partnership limitate, rinunciando a scalare servizi che richiedono certezza giuridica sul trattamento delle riserve, sugli audit e sui controlli ex ante. Le promesse di impulso alla finanza digitale restano dunque legate alla tempistica legislativa: fino alla presentazione della legge, il mercato procede con cautela, con effetti su tempi di go-to-market, costi di compliance e capacità di attrarre investimenti regolati.
FAQ
- Quando è prevista la presentazione del Digital Asset Basic Act?
Le autorità puntano a presentare il provvedimento nel 2026, come indicato dalle comunicazioni riportate da Yonhap News. - Qual è l’obiettivo principale della legge sulle stablecoin?
Creare un quadro organico per l’emissione di stablecoin ancorate al won, con requisiti su riserve, custodia e controlli ex ante. - Chi potrebbe svolgere la custodia delle riserve delle stablecoin?
Il disegno di legge prevede custodi autorizzati, in particolare banche e intermediari regolamentati. - Quali sono i principali nodi che hanno causato il rinvio?
La definizione degli organismi di supervisione, la governance dei controlli preventivi e l’assetto di responsabilità in caso di rottura del peg. - Come incide il rinvio sugli investitori istituzionali?
Ritarda l’accesso a strumenti conformi, come eventuali veicoli regolati e soluzioni di custodia, aumentando l’incertezza su tempi e requisiti. - Qual è il ruolo delle aziende tecnologiche nel nuovo assetto?
La Financial Services Commission valuta una maggiore partecipazione delle aziende tecnologiche in autorizzazione e monitoraggio, mantenendo la custodia presso soggetti regolati.




