Commissione UE sotto accusa per grave fuga di dati sensibili del personale

Attacco informatico alla Commissione Europea: cosa è successo davvero
L’infrastruttura mobile della Commissione Europea è stata colpita da un attacco informatico mirato che ha sfruttato vulnerabilità critiche nella piattaforma Ivanti Endpoint Manager Mobile (Ivanti EPMM). L’incidente, rilevato il 30 gennaio, ha potenzialmente esposto dati del personale come nomi e numeri di telefono, ma è stato contenuto in circa nove ore grazie ai protocolli di risposta d’emergenza interni.
La violazione si inserisce in una campagna coordinata che, nello stesso arco temporale, ha interessato altre istituzioni europee, in particolare nei Paesi Bassi. La coincidenza con la recente proposta della Commissione di nuove norme UE sulla cybersicurezza rende il caso particolarmente rilevante per la credibilità delle difese digitali europee e per la percezione di affidabilità delle infrastrutture istituzionali.
Ambito dell’intrusione e dati del personale coinvolti
L’attacco ha preso di mira l’infrastruttura centralizzata che gestisce i dispositivi mobili del personale della Commissione Europea, senza prove, al momento, di compromissione diretta dei singoli smartphone o tablet. Gli aggressori hanno potenzialmente avuto accesso a dati di contatto, in particolare nomi e numeri di telefono, informazioni che possono alimentare attività successive di phishing mirato o social engineering contro funzionari e consulenti.
La Commissione ha confermato che il sistema compromesso è stato isolato e ripulito in circa nove ore dalla scoperta, limitando la finestra operativa degli attaccanti. Restano in corso analisi forensi per quantificare con precisione l’ampiezza della fuga di dati e l’eventuale correlazione con altri eventi recenti nello spazio digitale europeo.
Risposta di sicurezza e implicazioni istituzionali
La velocità di contenimento dell’incidente indica l’esistenza di procedure di monitoraggio e risposta strutturate, ma al tempo stesso evidenzia la criticità dei sistemi di gestione centralizzata dei dispositivi mobili. Per la Commissione Europea, l’episodio rappresenta un test concreto della resilienza interna in un momento in cui l’UE spinge per regole più stringenti sulla cybersicurezza.
La discrepanza tra ambizioni normative e vulnerabilità operative rischia di alimentare interrogativi politici e reputazionali. Il messaggio implicito agli altri enti pubblici e alle grandi organizzazioni è la necessità di verificare non solo la conformità formale alle linee guida europee, ma anche la solidità reale delle dipendenze da fornitori terzi strategici nel perimetro ICT.
Le vulnerabilità Ivanti EPMM al centro della campagna di attacchi
Il vettore tecnico dell’attacco alla Commissione Europea è collegato alle vulnerabilità zero-day nella piattaforma Ivanti EPMM, soluzione ampiamente adottata da governi e grandi aziende per la gestione sicura della mobilità. Il 29 gennaio, Ivanti ha pubblicato un avviso urgente sulle falle CVE-2026-1281 e CVE-2026-1340, entrambe di tipo code injection e sfruttabili da remoto senza autenticazione su sistemi non aggiornati.
Queste debolezze consentono l’esecuzione di codice arbitrario e quindi l’acquisizione di controllo sui server di gestione, trasformandoli in punti di accesso privilegiati all’ecosistema informativo delle organizzazioni che li utilizzano. La finestra temporale tra la divulgazione tecnica e gli attacchi osservati evidenzia un elevato livello di preparazione degli attori ostili.
Dettagli tecnici su CVE-2026-1281 e CVE-2026-1340
Le falle CVE-2026-1281 e CVE-2026-1340 riguardano vulnerabilità di injection in componenti critici di Ivanti EPMM, sfruttabili via richieste HTTP appositamente costruite. Un attore remoto può eseguire codice con privilegi elevati sui server vulnerabili, senza credenziali e senza interazione dell’utente, aggirando controlli applicativi superficiali.
In un contesto enterprise, un compromesso sul server di gestione mobile consente di accedere a metadati dei dispositivi, configurazioni, profili di sicurezza e potenzialmente a credenziali o token legati a servizi interni. Questo rende tali vulnerabilità particolarmente appetibili per gruppi avanzati interessati a spionaggio, sabotaggio o movimenti laterali verso altri sistemi strategici.
Perché le piattaforme MDM sono un obiettivo critico
Le soluzioni di Mobile Device Management come Ivanti EPMM concentrano policy, certificati e canali di comunicazione verso migliaia di endpoint mobili, costituendo un singolo punto di controllo per l’intero parco dispositivi. Un attaccante che ottiene accesso a questi sistemi acquisisce una visione privilegiata sulla struttura organizzativa e sulle modalità di comunicazione interna.
Inoltre, le piattaforme MDM sono spesso esposte in rete per consentire la gestione da remoto, aumentando la superficie d’attacco esterna. L’incidente conferma la necessità di trattare tali sistemi come asset critici, con segmentazione rigorosa, patching prioritario, monitoraggio continuo degli accessi e audit di sicurezza indipendenti, soprattutto nel settore pubblico e nelle infrastrutture essenziali.
La campagna coordinata nei Paesi Bassi e il nodo strategico UE
L’attacco alla Commissione Europea si inserisce in una campagna più ampia che ha colpito anche istituzioni chiave dei Paesi Bassi, sfruttando lo stesso insieme di vulnerabilità Ivanti EPMM. Tra gli enti coinvolti figurano l’Autorità per la Protezione dei Dati olandese e il Consiglio per la Magistratura, che hanno notificato al Parlamento violazioni quasi sovrapponibili per modalità e impatto, con accessi non autorizzati a nomi, indirizzi email aziendali e numeri di telefono del personale.
Il Centro Nazionale per la Sicurezza Informatica olandese è stato informato da Ivanti delle falle il 29 gennaio, segnalando come i dati lavorativi fossero già stati raggiunti da attori esterni. La stretta vicinanza temporale tra disclosure tecnica e compromissioni multiple rafforza l’ipotesi di un’operazione orchestrata.
Coordinamento degli attacchi e lettura geopolitica
La concentrazione degli incidenti in un arco temporale ristretto, con la stessa catena di exploit contro bersagli istituzionali in più Paesi, suggerisce un attore o un cluster di attori con capacità avanzate di intelligence sulle vulnerabilità zero-day e sui sistemi realmente esposti. Il fatto che a essere colpite siano autorità giudiziarie, di protezione dati e la Commissione Europea indica un interesse verso informazioni sensibili su personale, strutture interne e potenziali leve di pressione.
In assenza di attribuzioni ufficiali, l’episodio mostra comunque come l’ecosistema istituzionale europeo sia percepito come superficie d’attacco unica, dove una stessa debolezza tecnologica in un fornitore centrale può generare compromissioni a catena in più Stati membri.
Lezioni operative per istituzioni e grandi organizzazioni
Per le organizzazioni che utilizzano Ivanti EPMM o soluzioni analoghe, la priorità resta l’applicazione immediata delle patch e la verifica puntuale dei log per rilevare eventuali attività anomale nel periodo precedente e successivo alla disclosure delle vulnerabilità. Va rivalutato il modello di rischio legato ai fornitori di gestione centralizzata, includendo scenari di compromesso del provider e non solo del singolo endpoint.
Nel medio periodo, le istituzioni europee sono chiamate ad allineare le ambizioni regolatorie in materia di cybersicurezza con una governance tecnica più rigorosa: inventario completo degli asset esposti, programmi di vulnerability management maturi, test di penetrazione periodici e coordinamento stretto tra CERT nazionali e strutture di sicurezza interne dell’UE.
FAQ
Che cosa è successo alla Commissione Europea
La Commissione Europea ha subìto un attacco informatico contro la piattaforma che gestisce i dispositivi mobili del personale, con possibile esposizione di nomi e numeri di telefono, ma senza prove di compromissione diretta dei singoli dispositivi.
Quali vulnerabilità Ivanti sono state sfruttate
Gli aggressori hanno sfruttato vulnerabilità zero-day in Ivanti EPMM, identificate come CVE-2026-1281 e CVE-2026-1340, che permettono code injection ed esecuzione di codice da remoto senza autenticazione.
Quali dati dei dipendenti possono essere stati esposti
Nel caso della Commissione Europea e delle istituzioni olandesi, le informazioni coinvolte includono principalmente nomi, numeri di telefono e indirizzi email aziendali del personale.
Perché l’episodio è rilevante per la cybersicurezza UE
L’attacco arriva pochi giorni dopo la proposta di nuove norme UE sulla cybersicurezza, evidenziando il divario tra le ambizioni legislative europee e la reale robustezza delle proprie infrastrutture digitali critiche.
Come ha reagito la Commissione Europea all’attacco
La Commissione Europea riferisce di aver contenuto l’incidente e ripulito il sistema in circa nove ore, attivando procedure di risposta rapida e avviando analisi forensi sull’eventuale esposizione di dati.
Quali altre istituzioni sono state colpite nei Paesi Bassi
Sono stati colpiti l’Autorità per la Protezione dei Dati olandese e il Consiglio per la Magistratura, che hanno segnalato al Parlamento violazioni quasi identiche, con accesso non autorizzato a dati lavorativi del personale.
Cosa devono fare le organizzazioni che usano Ivanti EPMM
Devono applicare immediatamente le patch di sicurezza fornite da Ivanti, eseguire controlli approfonditi sui log, rafforzare monitoraggio e segmentazione dei server di gestione mobile considerandoli asset critici.
Qual è la fonte originale delle informazioni analizzate
Le informazioni qui rielaborate e analizzate derivano dal contenuto originariamente pubblicato da Tom’s Hardware Italia sul recente attacco alla Commissione Europea e alle istituzioni dei Paesi Bassi.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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